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Taranto–Ilva: nuovo allarme diossina nel colpevole silenzio di chi deve informare

 

A  Taranto si gioca ancora e sempre sulla pelle dei cittadini, di una popolazione che andrebbe informata  su tutti i dati, soprattutto se sono allarmanti e parlano di nuovo allarme diossina. Ma chi doveva informare non l’ha fatto, ha omesso? Involontariamente?

Ma veniamo ai fatti.Tra agosto 2013 e  febbraio 2015, i  laboratori  che hanno svolto il lavoro per Ilva hanno riscontrato picchi sino a 791 picogrammi al metro quadro e questi valori sono stati inseriti in una relazione  del Politecnico di Torino, conclusasi nel dicembre scorso, inviata  al Ministero dell’Ambiente e che qualcuno non ha divulgato.

Perché? Perché questo colpevole silenzio? Per Giorgio Assennato, direttore generale Arpa Puglia, siamo di fronte ad un ritardo preoccupante circa la presa d’atto dei valori rilevati.  Arpa stessa vuole vederci chiaro  su come siano  stati campionati i dati e ha provveduto a informare Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia,  il quale ha definito i numeri della diossina di ordini di grandezza pericolosamente superiori ai limiti, decidendosi  ad avviare una indagine al quartiere Tamburi di Taranto e all’ASL per verificare le condizioni di igiene e sicurezza  in ambienti di lavoro e accertare eventuale presenza di aziende produttrici  di generi alimentari e, nel caso, di procedere al campionamento e successive analisi presso i laboratori.

Ha scritto, dunque a Matteo Renzi e alla Procura di Taranto,  e afferma che  nei mesi di novembre 2014 e febbraio 2015 sono stati registrati a Taranto  livelli preoccupanti di presenza di diossina, oltre che  di furani e pcb ( policlorobifenili), sia all’interno che nell’adiacente quartiere Tamburi.

Perché una città interessata dai 10 decreti, la maggior parte dei quali emanati  in piena notte, con carattere d’urgenza,  di cui il Governo si interessa solo quando si prefigura il rischio chiusura con annessi ricatti occupazionali, deve subire tutto questo? Perché non può accadere anche da noi che qualcuno alla fine della fiera dica  adesso basta…se non si rispettano le leggi sulla tutela della salutte e dell’ambiente si deve chiudere?

Chi doveva informare, chi deve tutelare, chi deve salvaguardare che una popolazione non corra pericolo di vita che cosa fa?  Ilva è un immenso stabilimento riconoscibile dall’odore che in piena notte aggredisce la gola se ci passi accanto, aggredisce polmoni e bronchi se ci respiri accanto, avvelena l’anima se ci vivi dentro. Possono i cittadini e i lavoratori continuare a rischiare la propria salute nel silenzio colpevoilissimo di chi è pagato per monitorare e divulgare dati?

Questo è un appello prima che tutto precipiti. E quando un popolo è stanco… tuttto precipita in un attimo. La diossina è veleno e di questo veleno Taranto sta morendo.

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