“Sul volto di mio figlio ho visto il male del mondo”. L’appello di Paola e Claudio Regeni: verità e giustizia per Giulio

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“Non accetteremo null’altro che una verità credibile. Basta con le menzogne. Nostro figlio merita rispetto e giustizia”. Questo in sintesi il messaggio, forte e chiaro, che Paola e Claudio, genitori di Giulio Regeni, hanno lanciato oggi in conferenza stampa al Senato insieme al presidente della Commissione Diritti Umani Luigi Manconi. “Sul viso di Giulio ho visto il male del mondo – è stata la toccante testimonianza della madre del ricercatore italiano ucciso al Cairo – E’ dall’antifascismo che noi in Italia non ci troviamo di fronte alla tortura, ma Giulio non era in guerra, era andato a fare ricerca”. “Se il 5 aprile, data in cui a Roma si incontreranno le magistrature dei due Paesi, sarà una giornata vuota confidiamo in una risposta forte del nostro Governo. Forte… ma molto forte. E’ dal 25 gennaio che attendiamo una risposta su Giulio” è stato l’appello di Claudio e Paola prima di lasciare il Senato. E noi di Articolo 21 lo rilanciamo e il 2 maggio, insieme alla Federazione nazionale della stampa italiana, nella giornata dedicata alla libertà dell’informazione continueremo a chiedere verità e giustizia per Giulio con un sit-in davanti all’ambasciata egiziana.

Durante la conferenza Paola e Claudio Regeni, come il senatore Manconi, hanno espresso univocamente la convinzione che l’ultima versione arrivata dall’Egitto, quella che spacciano come la ricostruzione dell’omicidio del giovane, sia una vera e propria sceneggiata che non ha nessun’altra finalità se non quella di depistare e infangarne la memoria. E’ stato il presidente della Commissione Diritti umani a rilevare come, alcuni ‘dettagli’ forniti dai magistrati del Cairo dopo l’uccisione dei cinque presunti sequestratori e responsabili della fine del nostroconnazionale, mirino a discreditare la sua figura parlando di sostanze stupefacenti e di effetti personali ‘femminili’ ritrovati nel covo dei malviventi.

I timori che i familiari di Giulio e i loro legali, Alessandra Ballerini e Gianluca Vitale, avevano manifestato pochi giorni fa durante un precedente incontro con i senatori delle Commissioni Esteri e dei Diritti umani, si sono dunque manifestati in tutta la loro incredibile inconsistenza: l’attribuzione del delitto alla criminalità organizzata, nel maldestro tentativo di ridurre la vicenda a una ‘questione privata’.
“E’ inaccettabile che per cercare di negare responsabilità di Stato, per nascondere i conflitti politico-sociali nel Paese, le pesanti e torbide relazioni tra regime dispotico, apparati statali e attività criminali a opera di settori delle forze di polizia e le quotidiane violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime di Al- Sisi attraverso strutture ufficiali e strutture parallele e strutture illegali, si voglia derubricare l’uccisione di Regeni a delitto di criminalità” è la ferma accusa di Manconi il quale ha affermato che bisogna considerare una revisione delle relazioni diplomatico-consolari tra il nostro Paese e l’Egitto e richiamare il nostro ambasciatore per consultazioni “considerando l’urgenza e l’ineludibilità di atti concreti come quello che porterebbe l’Unità di crisi della Farnesina a dichiarare l’Egitto paese non sicuro sulla scorta di quanto accaduto a Giulio Regeni e sul numero di persone scomparse: un tale provvedimento avrebbe effetti non insignificante sui flussi turistici verso quel Paese”.

Manconi ha anche ricordato le 88 persone che, secondo Amnesty International, sono scomparse nei primi mesi del 2016 e di cui non si sa più nulla, tranne per quelle 8 che sono state ritrovate cadaveri. Siamo in tanti, non solo i genitori di Giulio, a chiedere un movente credibile e una ricostruzione attendibile di quanto accaduto al Cairo. Per Giulio e tutti gli altri desaparecidos d’Egitto di cui ci racconta l’ultimo rapporto diffuso da Human right watch che già da fine 2015 segnalava centinaia di episodi. L’organizzazione americana ha documentato decine e decine di  casi di persone scomparse dopo essere state arrestate dalle forze di sicurezza. In più occasioni i funzionari statali hanno negato di avere trattenuto individui o si sono rifiutati di rivelare la reale sorte di molti di loro. Proprio come è accaduto al nostro connazionale. Per questo oggi, come il 2 maggio davanti all’ambasciata egiziana a Roma, bisogna ribadire che null’altro accetteremo se non verità e piena giustizia per Giulio.