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Mafia e ambiente. Napoli e la Terra dei fuochi

 

Come ora la soap più popolare nell’Italia contemporanea, quella che i telespettatori conoscono come Un posto al sole, tende a rappresentare sera dopo sera, la figura scenica del pentito è diventato essenziale sulla scena ed è di oggi la notizia di cronaca che il boss camorrista Nunzio Perrella che trent’anni fa, con notevole intuizione, aveva portato l’associazione camorristica nell’affare destinato negli anni successivi  a grande sviluppo dei “rifiuti tossici”, ora è pronto a raccontare (dopo esser stato collaboratore di giustizia nel 1992 ed esser uscito dai programmi di protezione) ai magistrati gli ultimi segreti sui versamenti illeciti dal Sud al Nord essendo noto che  la concentrazione dell’interramento criminale è avvenuta proprio in quella ormai nota come la “terra dei fuochi” e che si trova tra la provincia di Caserta e quella di Napoli.

La zona include 33 comuni in quella dell’ex capitale e 24 in quella che ospita la sede principale del clan dei casalesi nel comune di Casal di Principe.   L’ex boss  napoletano è preoccupato di fronte all’enorme fatturato che la cosiddetta ecomafia, soprattutto in Campania ha realizzato negli anni scorsi e ancora continua a procurare alla camorra e dunque del pericolo che incombe di fronte alle sue nuove rivelazioni e spera che i colpevoli “non restino impuniti” come avvenne allora. ” C’è un terreno mai sequestrato – dice Perrella – che è una vera e propria discarica abusiva dove sono stati smaltiti i liquidi dell’Italsider e altri rifiuti tossico-nocivi. Si trova, vicino a  centinaia di appartamenti per vacanze in cui vivono tuttavia durante tutto l’anno decine di migliaia di persone, a Licola, in provincia di Napoli. E’ pronto a raccontare tutto ai magistrati ma “temo per la mia vita” e chiede “il cambio delle generalità ” e gli strumenti per una nuova vita perché 20 anni fa, quando raccontai per primo il sistema criminale ,molti tra i colpevoli sono rimasti impuniti. Quello che dice Pennella va attentamente meditato in tempi come questi in cui, come ha scritto alcuni anni fa Castells, senza poter essere contraddetto ,”l’economia criminale si presenta come un fattore fondamentale del ventunesimo secolo”.

Perrella racconta anche che “Quando ho interrato rifiuti tossici io li portavo tra Pianura e Agnano. Io i camion li scaricavo in un canalone che abbiamo riempito di pattume ma nessuno ha mai controllato e verificato. Quelli che interrogano questo tipo di rifiuti sono ancora attivi e questo non è accettabile.”  Secondo gli ultimi dati disponibili, che si collocano nel 2012 e nel  2013, la Campania si colloca al secondo posto tra le regioni del Mezzogiorno per la presenza e attività della sua principale associazione mafiosa cioè la camorra e sopporta costi che superano i tre miliardi di euro all’anno.  Da questo punto di vista non c’è dubbio sul fatto che quello che potrà dire l’ex boss avrà un’importanza notevole per la lotta contro l’illegalità che, in questo momento, segna il passo di fronte ad altri problemi privilegiati dalle classi dirigenti al potere.  C’è da sperare che il governo se ne renda conto almeno prima delle prossime elezioni in calendario.

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