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L’Africa di Renzi, da problema a opportunità

 

Di Antonella Sinopoli

Se un Capo di Stato si reca in Africa allora di sicuro ha degli obiettivi, che non sono esclusivamente quelli di collaborare con i Paesi del continente per risolvere crisi ataviche e nuove per nulla in cambio. È quanto osserva chi guarda con occhio critico gli ultimi viaggi all’estero di Matteo Renzi, unico presidente del Consiglio ad aver dimostrato un interesse specifico per il continente, tanto che in soli due anni è già stato in visita ufficiale in 8 Paesi africani. Mozambico, Congo e Angola nel 2014; Etiopia e Kenya nel 2015 e – ora – Nigeria, Ghana e Senegal. Visite lampo, certo, e sempre accompagnato da delegazioni di imprese, imprenditori, aziende e multinazionali che in Africa hanno, o vogliono allargare, i loro investimenti. È il caso dell’ENI, per esempio, che proprio nei giorni della visita di Renzi in Ghana ha stretto accordi con il Paese fino al 2036.

Eppure dalla parte di Renzi sta la sincerità di non nascondere l’importanza, anzi la necessità, di “fare tesoro” della ricchezza del continente. Renzi è un “visionario pragmatico” che non si preoccupa di nascondere l’opportunità di investire in Africa. A beneficio dei Paesi africani, ma – ovviamente – anche dell’Italia, o meglio dei suoi imprenditori. Del resto quel suo “La vostra ricchezza sarà la nostra ricchezza” detto durante il suo discorso al Parlamento ghanese ha provocato più di qualche imbarazzo anche se ha aggiunto: “le vostre sfide saranno condivise con i nostri sforzi di trovare soluzioni tra i rispettivi Paesi in uno spirito di collaborazione“.

Si vocifera che gli incontri con le istituzioni africane siano anche il preludio di accordi di rimpatrio di immigrati nei territori d’origine. Quel che è certo è che il primo ministro italiano ha deciso di giocare la difficile sfida dell’immigrazione dettando le regole all’Europa. Posizione che ha ribadito proprio nel corso della sua visita in Ghana: “l’Italia non prende lezioni da altri Paesi europei, è ormai finito il tempo in cui Bruxelles diceva cosa dovevamo fare e cosa no”.

Renzi, il caos rifugiati e immigrazione – ma anche l’apporto alla lotta al terrorismo – ha deciso di risolverli così: creando relazioni commerciali e bilaterali con alcuni Paesi africani, guarda caso quelli da cui proviene il maggior numero di immigrati in Italia: Nigeria, Senegal ed Etiopia in testa. “Chi dice aiutiamoli a casa loro – è ormai il refrain di Renzi – sono gli stessi che hanno tagliato sulla cooperazione internazionale e non hanno mai considerato l’Africa una priorità”. Con lui sarà esattamente il contrario. “Vogliamo risolvere il problema dell’immigrazione alla radice e questo vuol dire investimenti e lavoro, lavoro e investimenti”.

Renzi insiste sulla parola “vision”, una nuova prospettiva per “cambiare il mondo”.  Con lui l’Africa si trasforma e “da problema diventa opportunità“. Opportunità per chi? Anche la cooperazione internazionale torna a sorridere, grazie a un primo ministro che la considera essenziale per creare futuro in questo continente. Dimenticando, forse, l’eco ancora lunga degli scandali che portano periodicamente a galla il senso che spesso burocrati e mezze figure danno alle missioni all’estero. O il legittimo timore che la normativa che riguarda la Cooperazione internazionale sia troppo aperta al vantaggio economico dell’imprenditoria in cerca di facili profitti all’estero.

Ma Renzi – va detto e lo ripetiamo – è un pragmatico. Vestito da idealista, ma pragmatico. Mentre si affranca dalla supremazia di certi Paesi dell’Unione Europea richiamando il ruolo fondamentale dell’Italia nelle politiche sull’immigrazione, cerca partner strategici in luoghi vergini come i Paesi africani dove raramente i leader europei hanno parlato a tu per tu, chiamando affari quelli che sono affari e politica quella che è politica.

In Ghana il premier ha anche toccato un tema caro al panafricanismo, l’Africa unita. “Ho letto ‘Africa must unite’ di Kwame Nkrumah – ha detto – e il messaggio del vostro leader vale anche oggi. Per secoli l’Europa è stata divisa, ma oggi che politica ed economia sono interconnessi, solo uniti possiamo cambiare il mondo”. Chissà però se un’Africa unita piacerebbe davvero ai governi occidentali. E chissà se piacerebbe a imprese e multinazionali.

Su vociglobali l’intervista rilasciata da Renzi ad alcuni giornalisti italiani dopo il suo intervento al Parlamento del Ghana

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