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Come ricordare e onorare Giulio Regeni

 

Bandiere a mezz’asta nei Comuni del Friuli Venezia Giulia, per i funerali di Giulio Regeni, venerdì a Fiumicello, in provincia di Udine. Dove gli amici che arriveranno da mezzo mondo per l’ultimo saluto al ventottenne ricercatore ucciso in Egitto non avranno bisogno di cercare una stanza d’albergo: tantissime famiglie del paese hanno infatti aperto spontaneamente le porte delle loro case per ospitarli. Un significativo gesto di solidarietà e di vicinanza alla famiglia così duramente colpita.

Si è detto Giulio come Valeria Solesin: due ragazzi della nostra “meglio gioventù”, intelligenti, aperti, curiosi del mondo e del domani, uccisi nel fiore della loro giovinezza in contesti diversi ma tutto sommato uguali. E allora possiamo aggiungere che anche i genitori dello studioso friulano sembrano aver drammaticamente ma serenamente raccolto il testimone che appena tre mesi fa era stato impugnato dalla mamma e dal papà della ricercatrice veneziana. Lo stesso dolore, lo stesso strazio, ma anche l’identica composta dignità nel non pronunciare mai parole di odio o di vendetta. Una lezione a tutto il Paese, forse non solo al nostro Paese. “Quello che è stato nostro figlio – hanno detto Paola e Claudio Regeni -, quello che ha rappresentato, quello che ci ha insegnato con le sue azioni, le sue scelte, i suoi studi, il suo impegno, saranno il faro che illuminerà il nostro futuro”.

Con parole solo apparentemente diverse, a dicembre i genitori di Valeria avevano ricordato così la figlia: “La nostra dignità è dovuta e dedicata a tutte le Valerie che lavorano, studiano, soffrono e non si arrendono. Ripensando a Valeria non vogliamo isolare la sua immagine dal contesto in cui lei viveva a Parigi. L’università, l’Istituto nazionale di studi demografici, i bistrot, le birrerie dove amavano incontrarsi tante ragazze e ragazzi come Valeria. Gioiosi, operosamente rivolti a un futuro che tutti, mi pare, assieme a lei vogliono migliore”.

Davvero quasi un passaggio di testimone. “Nostro figlio – dicono oggi mamma e papà Regeni – aveva una visione del mondo molto bella, che vogliamo ricordare e onorare. La condivisione, per esempio. O l’idea di libertà. Ci credeva davvero, era convinto che tutti si accolgono e che gli scontri per opinioni differenti non abbiano alcun senso. I suoi studi sociali ed economici erano tutti rivolti in questa direzione. Credeva in un mondo libero. È un grande esempio e noi vogliamo onorarlo”.

Anche noi giornalisti e operatori dell’informazione del Friuli Venezia Giulia stiamo pensando, in umiltà e con il coinvolgimento della famiglia, come ricordare e onorare Giulio Regeni.

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