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A Ettore Scola bisogna solo dire “grazie”

 

La scelta è personale, naturalmente, ma io penso che nessuna pellicola – di tantissime davvero meravigliose – racconti in modo così emblematico la tragicommedia del popolo italiano come “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola. Da quel film sono passati 40 anni, fu girato prima degli anni peggiori del terrorismo, prima delle riforme di centrosinistra, prima dell’assassinio di Aldo Moro…girato con molto bianco e nero, come se Scola volesse indicare in partenza che stava raccontando un cambio di stagione, un periodo di cui sarebbero stati netti il “prima” e il “dopo”. Ma Antonio, Gianni e Nicola sono tre italiani eterni e si potrebbero scrivere lunghissimi saggi per descrivere l’assoluta attualità dell’arrivismo raffazzonato di Antonio-Vittorio Gassman, l’essere “una persona per bene” di Gianni-Nino Manfredi, e l’intero dramma che ha poi vissuto la sinistra italiana di cui Nicola-Stefano Satta Flores è l’icona perfetta, insuperabile. E’ un film disincantato e raccontato con una ironia triste, il tratto prevalente del carattere di Scola, soprattutto nei suoi ultimi anni.

Era l’ultimo grande maestro del nostro cinema, lo sappiamo, il mondo lo aveva scoperto e ammirato soprattutto per “Brutti sporchi e cattivi”, palma d’oro a Cannes, “Una giornata particolare” e “La famiglia”, entrambi candidati all’Oscar, dei capolavori assoluti. Ma tutto il suo lavoro è stato straordinario, ogni film un pezzo d’Italia raccontato con l’occhio di chi, non prendendosi troppo sul serio, realizza opere irripetibili. I suoi film sono uno dei rari casi in cui il suo essere romano, pur dicendo qualcosa “di più” ai suoi concittadini (mi viene in mente la casa del quartiere Prati dove scorrono i decenni de “la famiglia”), era trasformato in una metafora universale, comunque certamente universalmente italiana, un cinema mai in dialetto, ma mai lontano da una capitale che, ieri come oggi, è molto più rappresentativa di tutti gli italiani di quanto si tenda a far credere.

Scola era anche un artista generoso, che, sotto la maschera di un apparente cinismo e con la reale amarezza per molte disillusioni, si è dedicato, negli ultimi anni, ai giovani di tutto il mondo del cinema. Il suo impegno nel Bif&st, il festival del cinema di Bari, è stato notevole e importante per i tanti ragazzi, soprattutto del sud, che hanno potuto partecipare ai suoi seminari, alle sue conferenze, ai laboratori che, come presidente del festival, ha sempre voluto seguire personalmente. A Bari abbiamo raccontato insieme tanti documentari, un altro dei suoi “mestieri” che amava molto, soprattutto se poteva usare gli archivi, anche quelli televisivi, che ha sempre valorizzato.

Insomma, sono tanti i motivi per cui Scola oggi ci manca molto e per cui credo che tutti debbano dirgli soltanto “grazie”.

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