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Premi come “Articolo21” ti danno forza

 

Eleonora sgrana gli occhi. Non ci crede che davvero il 15 gennaio, in occasione de “La notte bianca dei Licei”, lei e gli altri ragazzi e ragazze del Liceo di Casarano (Classico, linguistico e delle scienze umane) faranno i reporters. “Ma non è troppo presto”? Mi chiede. Ha sedici anni anni. “E perché? S’impara facendo –rispondo. Bisogna buttarsi”.

E’ a loro, ai “miei” studenti del corso di Giornalismo, che ho dedicato il premio “Articolo 21” e a tutti i giornalisti minacciati e precari, che nonostante tutto, pagando in prima persona, vanno avanti, ho dedicato questo premio. L’ho dedicato ai futuri (forse) giornalisti e giornaliste di quel Liceo, del paese dove sono nata. Ai loro occhi pieni di fiducia dedico questo premio. Perché il nostro obiettivo è già raggiunto: c’è già chi è pronto a fare meglio di noi.

Premi come “Articolo21” ti danno forza. Rompono l’isolamento, danno la spinta a creare una rete. Perché uno solo possono metterlo a tacere, tutti no. E se siamo insieme, nessuno sarà mai azzittito. Essere lì, a un mese di distanza dal premio “Paolo Borsellino”, assegnato a “Io non taccio”, scritto con altri 7 giornalisti minacciati, Paolo Borrometi (sotto scorta), Federica Angeli (sotto scorta), Ester Castano, David Oddone, Peppe Baldessarro, Arnaldo Capezzuto, m’ha profondamente scosso.

A quelle ragazze e ragazzi del Liceo di Casarano ho raccontato che fare un giornale d’inchiesta, senza finanziamenti statali né di partiti, ma solo contando sui lettori, sulle vendite e sugli inserzionisti, in Italia, è da pazzi. Se non hai una strategia, che non sia solo quella del seguire il fiuto giornalistico e fare le inchieste che secondo te è necessario fare per il territorio, se non ti accodi a quel movimento, a quel partito, a quel politico, a quel grosso imprenditore, se sei per definizione infedele a tutti, tranne alla tua coscienza che ti viene dal senso profondo dei valori della deontologia professionale, che deriva dalla Costituzione, da quell’Articolo 21, sei un pazzo.

E a un certo punto ho pensato di esserlo: pazza e visionaria. Anche se io, quando ho fondato il Tacco d’Italia, pensavo di fare giornalismo, e basta. Niente di speciale, giornalismo, e basta, e lo penso tutt’ora.

Questo ho detto, alla serata di premiazione e ai “miei” ragazzi. Luca m’ha chiesto: “Ma come si fa a fondare un giornale”? “Eh – ho detto. Posso dirti come ho fatto io. Perché io ho scelto la strada più impervia: diventare professionista da free lance, facendo le inchieste, al Sud, e inchieste sulla mafia salentina, la sacra corona unita”. “E ti hanno minacciato parecchio, vero”? M’ha chiesto Antonella. “Umh…si, ma ve lo racconterò poi. Ora non voglio spaventarvi. Pensiamo a quando farete i reporters alla “Notte bianca dei Licei”. Francesco non smette di parlare, Daniela e Selene non dicono una parola ma danno l’idea di registrare mentalmente ogni virgola, perché non distolgono lo sguardo neanche un attimo da me.

E dunque? A che cosa serve un premio come Articolo21? Serve a darti la forza che ti arriva dalla consapevolezza che sei nel giusto. Serve a crearti una rete di protezione fatta di colleghi che riprendono le tue inchieste e le firmano con te. Questo è fondamentale: se segui una pista e pubblichi le notizie altrimenti oscurate ma nessuno riprende il tuo lavoro, se nessuno lo rilancia, firmandolo con te sulle grandi testate nazionali, questo silenzio equivale ad una condanna da parte dei colleghi. E dunque, un’autorizzazione, perché da una parte la criminalità organizzata spinga con le minacce, dall’altra perché il potente di turno a cui stai rompendo le scatole con le tue inchieste ti blocchi con le querele temerarie e le richieste di risarcimento danni.

Invece la “rete” dei colleghi serve a rompere l’isolamento, non solo di altri colleghi, ma soprattutto da parte delle Istituzioni. E’ l’isolamento che sto affrontando ora io, in questo momento, dopo l’uscita del libro inchiesta “Xylella report”, soprattutto dopo che la procura di Lecce ha sequestrato gli ulivi che si sarebbero dovuti sradicare  e ha indagato i teorici del “batterio killer degli ulivi”, la cui patogenicità sugli alberi, al contrario (e come ho dimostrato nel libro), non è provata. Isolamento da parte dei politici e del commissario Silletti, che non rispondono da mesi alle mie domande, fango e offese sui social, sms minacciosi del tipo “la pagherai”.

Ecco perché il premio “Articolo 21” serve anche per far capire che non sei sola e non sei pazza. Perché se sei pazza tu, allora sono pazzi tutti quelli che sono lì davanti a te, ad applaudirti. E allora grazie a quei pazzi di Beppe Giulietti, Stefano Corradino, Raffaele Lorusso, rispettivamente neo presidente di FNSI, direttore di Articolo 21 e segretario di FNSI; Paolo Borrometi, Nello Trocchia, Stefania Battistini, Ivan Grozny Compasso, come me premiati.

Grazie a Giulia giornaliste, che m’ha sempre fatto da scudo, così come Ossigeno per l’informazione e Alberto Spampinato. Il mio impegno è continuare a non tacere e a non far tacere il Tacco d’Italia, che spero ritorni presto nel 2016.

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