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E se padre Paolo Dall’Oglio fosse morto? Diteci la verità

 

Quando abbiamo costituito la nostra piccola associazione dei Giornalisti amici di padre Dall’Oglio sapevamo che come nei mesi, o purtroppo negli anni, trascorsi, così anche nei mesi a venire saremmo stati accompagnati, come eravamo stati accompagnati, da voci e ricostruzioni sul destino di Paolo. Lo avevamo messo dolorosamente nel conto. Voci in passato strumentali, oggi invece frutto di un serio lavoro giornalistico, come quelle riferite in queste ore da uno dei migliori colleghi che operano su questo disperato fronte informativo, il fronte siriano.

La drammatica testimonianza da lui raccolta, di enorme valore per quanto riguarda la nascita dell’ISIS, per quanto attiene al destino di Paolo riporta voci dolorose riferite al suo interlocutore. Questo importante articolo può indurre a ritenere che sia l’ora  di fare chiarezza? Forse quell’ora è arrivata da tempo, da tanto tempo. Forse quest’auspicata chiarezza non è possibile e, come è noto, “ad impossibilia nemo tenetur”? Forse.

Fare chiarezza su Paolo, che papa Francesco nell’appello per la sua liberazione ha definito “uno stimato religioso”,  è anche altro: è partire dal suo messaggio, dal suo impegno di verità e servizio per la Siria, per il popolo siriano, e per tutti noi. Quell’ appello accorato, lungo anni,  anni tremendi, anni di espulsione dal suo paese d’azione, anni di ferma denuncia in ogni angolo del mondo, anni di denigrazione in alcuni casi, quell’appello  evangelico e profetico per aprirci gli occhi sul  baratro siriano e le sue conseguenze, che forse per pigrizia non tutti siamo riusciti a cogliere nella pienezza della sua valenza, richiede in primis a noi  “chiarezza”. Il coraggio della “chiarezza”, cioè di rileggerlo davvero, rileggerlo in tutta la sua sofferenza e attualità, perché purtroppo molto spesso capire il passato è il modo migliore per vedere il futuro.

Il valore  della testimonianza di padre Paolo non è solo religioso, non è solo un messaggio per l’amicizia tra i figli di Abramo, è un messaggio per tutti noi, qui e oggi. Rileggerlo e capirlo è il vero contributo che ciascuno di noi può dare alla “verità”. Fatto questo potremo, con più fermezza e  qualche emozione,  chiedere al mondo: “ dopo due anni e mezzo di dolore abbiamo il diritto di sapere che ne è di lui”. Del nostro concittadino ,per tutti noi cittadini italiani, del nostro carissimo Paolo, per chi scrive.  (Associazione dei Giornalisti amici di padre Dall’Oglio)

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Riportiamo la testimonianza raccolta da Lorenzo Cremonesi giornalista del Corriere della Sera a colloquio con Tarek Khaldi, noto esponente del campo jihadista siriano, incontrato alcuni giorni fa nel centro islamico di un paesino della Germania meridionale. “Tarek Khaldi torna nella sua casa natale a Homs. Si unisce alla guerriglia. Nel 2013 è impegnato nei colloqui con l’esercito di Assad che garantiranno alla guerriglia islamica di abbandonare quartieri della città con le armi in mano. E tra le vicende di cui viene a conoscenza c’è la storia di Paolo Dall’Oglio, il gesuita italiano sparito a Raqqa nel luglio 2013. Racconta: «Padre Paolo, che io conoscevo bene, fece l’errore di voler parlare con l’Isis. Quello che so è che venne ucciso in modo cruento quasi subito, al suo arrivo. Eliminato perché cristiano. Se non ricordo male, il suo assassino si chiama Abu Walid al Ezza. I suoi vestiti insanguinati per mesi rimasero nelle mani di un certo Abu Owaled, che poi morì per una faida interna. Il governo di Damasco offrì un milione di dollari per averli. Ma la trattativa non è mai andata in porto».

Fonte: Redazione Rivista San Francesco 

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