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“Fare la guerra rischia di legittimare l’Isis”. Intervista a Moni Ovadia

 

“Per fermare l’Isis non servono altre bombe né una guerra globale ma un’azione diplomatica seria. Altrimenti si rischia di fare proprio il loro gioco”. Ad affermarlo è Moni Ovadia, “ebreo agnostico di professione saltimbanco” come lui stesso si è definito in una lettera recente al papa. Ovadia è un grande conoscitore e protagonista della Cultura Ebraica, dal Mediterraneo all’Est Europa. “I criminali tagliagole dell’Isis – sottolinea al nostro giornale – si fanno esplodere perché non hanno aeroplani, bombardieri, F35… Per cui non c’è da stupirsi più di tanto se utilizzano il proprio corpo come bombe. Quello hanno, quello usano”.

La Francia ha subito reagito con bombardamenti in Siria. E gli altri paesi dell’Europa si stanno organizzando rapidamente per le missioni militari. E’ questa la strada giusta?
L’opzione militare secondo me è la peggiore che si possa intraprendere. L’Isis non lo combatti con gli aerei. Anche perché, per un terrorista che fai fuori ammazzi nove civili innocenti. Fare la guerra all’Isis significa legittimarlo. E’ esattamente quello che cercano. Quindi è a mio parere un errore madornale. Dall’appoggio dato dagli americani ai Mujaheddin e ad Al Qaeda contro i sovietici, in avanti, queste guerre hanno provocato solo catastrofi, morti e più terrorismo.

Se non è l’opzione militare quale altra strada bisogna intraprendere?
La prima cosa da chiarire è se si vuole combattere effettivamente l’Isis. Perché se questa è la vera volontà allora si dovrebbe chiedere al potente alleato turco di utilizzare i Peshmerga curdi (le forze armate del Kurdistan, ndr) che sono dei grandissimi combattenti. Ma la Turchia non lo fa perché non vuole che i curdi abbiano un loro stato. E poi gli americani devono decidere cosa fare con l’Arabia saudita che è il loro migliore alleato e che è stato il massimo finanziatore dell’estremismo islamico. L’occidente deve decidere, al di là delle chiacchiere e della retorica se è più interessato alla strada della democrazia o a quella del business e dell’egemonia. Se sceglie la seconda il terrorismo durerà ancora a lungo.

Come si evita una guerra globale?
Togliendo acqua nello stagno dove nuotano i terroristi, togliendo benzina al loro fuoco, e questo si fa costruendo accordi e inglobando tutti i paesi di quell’area in un dialogo diverso. E l’occidente deve smetterla di considerare il sangue in modo diverso. Le guerre occidentali nel medio oriente e in nord Africa hanno fatto negli anni milioni di morti. Questo sangue non è diverso da quello dei morti di Parigi.

L’ex premier britannico ha chiesto scusa per la guerra del Golfo ammettendo che quell’azione militare ha praticamente creato le basi per una nascita dell’Isis
Blair è un ipocrita, dopo aver fatto questa dichiarazione dovrebbe andare a seppellirsi in un convento per la vergogna. Lui e l’ex presidente Bush hanno scatenano una guerra sulla base di un cumulo di menzogne. Il loro è un crimine di guerra. Non basta chiedere scusa. E poi perché non c’è nessuno che voglia finalmente aprire gli occhi sul martirio del popolo palestinese?

L’Europa che politica deve attuare?
L’Europa deve innanzitutto diventare “politica”. E oggi non lo è e peraltro ha una classe dirigente antropologicamente di una mediocrità senza fine. E’ un’istituzione che si occupa di sostenere gli interessi dei potenti in Europa e del cosiddetto libero mercato che poi non è affatto libero. L’Europa deve decidere cosa vuole fare da grande. E’ indispensabile  un’Europa politica unita e con una sola difesa centrata sulla pace. L’Europa può diventare il continente di equilibrio che media tra gli uni e gli altri ma è difficile con questi “omuncoli” che la dirigono. Il tanto vituperato Prodi era l’uomo che voleva veramente questo processo di unità e gli hanno messo i bastoni tra le ruote in tutti i modi. E lo sapete chi è stato il vero avversario di Prodi? Proprio Tony Blair.

Fonte: “Il Radiocorriere Tv”

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