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Dai vagoni piombati ai camion frigo

 

La strada, se ci pensate bene, non è poi così lunga. In fondo stiamo parlando di due tappe fatte d’orrore tra le quali, noi europei, siamo riusciti a far stare anche altre nefandezze ma prima di tutte ci abbiamo seduta davanti, comoda, comoda, una bella dose di indifferenza. L’indifferenza, il guardare altrove, il “non vedere” o la vecchia è sempre efficace strategia del rilancio, come a dire “il problema è più ampio, servono rimedi strutturali”, hanno imbarcato, e imbarcano, illusioni da macello a ritmo impressionante.

Ieri l’altro salivano sui vagoni piombati illusioni molto più modeste, come la speranza di un campo di prigionia o di lavoro, non certo un campo di sterminio. Oggi salgono su gommoni rattoppati le illusioni di una vita degna di essere vissuta, con magari anche la speranza di poter aiutare chi si è lasciato indietro, chi per età o perché non poteva pagarsi quel “passaggio” è costretto a restare a casa, tra le bombe di una guerra o tra gli stenti di tutta una vita. Chissà cosa faremmo noi, abbronzati del dopo agosto, idratati dai dopo sole, angosciati di tornare in ufficio, a scuola, a casa, in quegli stessi panni. Chissà se avremmo il coraggio, nelle stesse condizioni, di scegliere anche noi il rischio, le botte e le umiliazioni certe di un viaggio dal destino incerto. Il vero grande motore di ricerca di questi viaggi che chiudono in una morsa più di settant’anni è la poca inclinazione degli europei a vedere le cose per quel che sono. Non che gli americani siano tanto diversi, se non fosse stato per Pearl Harbour avrebbero assistito alla seconda guerra senza farla diventare mondiale.

Comunque sia, i rimedi di questi mesi, davanti a tanto orrore, restano un puzzle mai composto, un’incompiuta, una mezza strada che di strada ne fa davvero poca. Ricordate i fenomeni nostrani che volevano colpire gli scafisti bucando le chiglie agli scafi? Siamo passati ai gommoni, più facili da trasportare, se sgonfi, più fragili in mare e praticamente dal naufragio assicurato. Così certo da non riuscire nemmeno a superare le acque libiche, con tutti i problemi di soccorso di una marina (libica) titolata all’intervento e solida come chi ha in casa l’Isis con i suoi macellai. È un’Europa Morfea quella che rimbalza tra Bruxelles e Strasburgo, un continente che a malapena si agita nel sonno con alcuni Stati seriamente determinati a prendere una bella distanza di sicurezza dal problema, fino a minacciare la fuga dall’Unione pur di non dover condividere quote di immigrati. Altri Stati erigono muri (ma non erano caduti?) a difesa della loro povertà, non vogliono mescolare indigenze diverse, forse un riguardo alla purezza della fame. Intanto un piccolo camion frigorifero accosta su un’autostrada di un paese lindo e perfetto.

Quello che ha mandato, 70 anni e passa fa, migliaia di propri figli nei campi di sterminio, di lavoro, di concentramento, naturalmente loro facevano i guardiani. Il camion accosta perché ha un grosso guaio a bordo: il carico è morto, 71 persone, tra cui bambini, donne, un neonato, sono asfissiati, inutile correre il rischio di portarli ancora a zonzo rischiando una pattuglia della stradale. “Non c’è solo la via del mare”, ribattono in questo modo farabutti vomitati da guerre balcaniche, malavita organizzata e balordi d’Europa, “c’è anche la via di terra, più sicura, mai un naufragio”. Noi europei in tutto questo contiamo poco, nel doppio senso, come decisione e come capacità contabile davanti a tutta questa morte. Le prime agenzie balbettavano sul numero delle vittime, non potevamo credere che si potessero stipare più di 70 di persone in un lindo camioncino per salsicce. Invece no! Si poteva eccome… Restiamo ancora a guardare, restiamo nel silenzio delle nostre angosce e nell’umido delle nostre commozioni, spaventati come siamo da un intervento che potrebbe anche portare qualche vittima tra i nostri, restiamo a goderci lo spettacolo di un fine estate come tanti. “Dove sei stato?” “Al mare, a proposito hai visto quei poveretti sulle navi, quelli asfissiati, quelli annegati o quelli soffocati nei camion?” “Sì, ho visto. Sai che il prossimo anno mi faccio anch’io la barca?”

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