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Viaggio in Expo Milano 2015: in cerca di segni e di senso

 

Milano, luglio 2015 e forse 40 gradi. Una giornata che inizia con la visita alla mostra d’arte alla Triennale di Milano, Arts & Foods. Rituali dal 1851, in omaggio con l’ acquisto del biglietto di ingresso all’Expo, incontrando un cantiere aperto, e poi un altro e molti altri “lavori in corso”.
Ore 12.50: inizia, quindi, il viaggio nella cattedrale nel deserto, Expo Milano 2015, al costo di 39 euro, dove per entrare bastava scegliere uno dei gates liberi, praticamente tutti, forse per il caldo? Per il Prezzo? Per l’infinito cammino da compiere per raggiungere gli stands? E ti aspetti di trovare parole, immagini, musica e arte, cultura del cibo perché si possa educare diversamente nella direzione dell’innovazione.
11749492_10205139233656622_1112773343_nE si arriva dopo un cammino infinito, improbabile da affrontare per un diversamente abile, perché già difficile per una persona senza apparenti difficoltà motorie, agli stands. Una serie infinita di padiglioni che si snodano nel Decumano Expo, all’interno dei quali, ad eccezione di qualcuno, come Israele ed Angola, si vende, in realtà, solo un pacchetto promozionale e turistico del paese che rappresentano, e poco si legge o si ascolta su terre da coltivare, strumenti per lavorare, agricoltura e produzione alimentare, raccogliere, trasportare, conservare, trasformare il cibo.

Poi spunta il villaggio di Save the Children ed incontriamo Debora, responsabile del padiglione.
“Siamo una organizzazione No Profit Internazionale, indipendente, ciò significa che le nostre risorse provengono da privati o da aziende che decidono di sostenerci. Save the Children nasce nel 1919 in Inghilterra e ad oggi lavoriamo in 119 paesi del mondo. Abbiamo sia progetti a livello nazionale, quindi in Italia, sia a livello internazionale. Ci occupiamo dell’organizzazione per salvare i bambini, quindi difendiamo i loro diritti in generale e ci occupiamo di progetti che hanno a che fare con la salute e la nutrizione”… …forse il senso di Expo è qui?

11756590_10205139020131284_123706620_nDebora continua nella sua spiegazione del perché essere li: “Ci troviamo in Expo con un padiglione che chiamiamo villaggio perché richiama la struttura di un villaggio vero e proprio. Vogliamo che il visitatore si trovi a riflettere su come sarebbe stata la sua vita se fosse nato in un altro paese del mondo”.
Inizia il percorso nel villaggio con un piccolo braccialetto di carta ed un nome, Mary, una bimba e la sua storia, ed i pensieri si affollano su come realmente sia differente il destino, indissolubilmente legato al paese in cui si nasce, e Save the Children dice “Be the change”…sii il cambiamento…
E forse il senso di questa presenza in EXPO 2015 è il segno che questa ragazza e le sue parole, ed il suo accompagnarci all’interno di un piccolo percorso ci mostra, un camino dai toni ed immagini forti perché racconti di fame, malnutrizione, emergenze sanitarie, pericoli nella vita di bambini nati in luoghi in cui vivere è sopravvivere, di kit di sopravvivenza, di cappellini , di rifugi, e Expo diventa occasione di riflettere su cosa si può fare per cambiare la vita di questi bambini.

(Foto di Vincenzo Aiello)

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