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Tunisia, torna la pena di morte per i terroristi

 

174 a favore, zero contrari, 10 astenuti. Dopo tre giorni di dibattito, sabato 25 luglio il parlamento tunisino ha approvato una legge che prevede la pena di morte per i reati di terrorismo. Secondo il presidente del parlamento Mohamed Ennaceur, il provvedimento renderà il paese “un luogo più sicuro”.

Che la Tunisia sia “un luogo più sicuro”, dopo le stragi del Bardo e di Sousse, è ciò che sperano tutti. Sul fatto che la pena di morte possa servire allo scopo, è lecito avere molti dubbi. Decenni di ricerche sull’uso della pena di morte hanno dimostrato che, soprattutto in contesti di forte polarizzazione politica e in situazioni in cui i gruppi armati che attentano alla sicurezza dello stato si servono dei loro stessi corpi, il ricorso alle esecuzioni peggiora le cose, rischia di produrre ulteriori “martiri”. Con la pena di morte, è come se lo stato scegliesse di giocare una partita con la stessa arma del suo avversario.

C’è poi la preoccupazione, espressa dalle organizzazioni per i diritti umani, che la pena di morte si accompagni a processi iniqui e sommari. Nel pacchetto di recenti misure antiterrorismo adottate dalla Tunisia, vi sono anche norme che potrebbero limitare il diritto alla libertà d’espressione, d’informazione e di manifestazione.

La Tunisia ha il diritto di difendersi, sia chiaro. Ciò che è discussione è la scelta degli strumenti. Un’opzione è rispettare lo stato di diritto. Un’altra è avviarsi sulla strada che ha intrapreso l’Egitto.

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