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L’Irlanda ha detto sì e l’Italia?

 

Il 62,1%  dei votanti irlandesi, sulla consultazione popolare riguardo il matrimonio fra persone dello stesso sesso, ha detto sì. L’Irlanda è il 22° paese in cui è possibile il matrimonio fra gay, questo è l’ennesimo passo verso il riconoscimento di uguaglianza fra tutte le persone che si amano e che desiderano sposarsi indipendentemente dalla loro sessualità. E in Italia? Appresa la notizia della vittoria dei sì il premier Renzi ha dichiarato che non è più possibile rinviare la legge sulle unioni civili, Vendola ha parlato di: «fatto straordinario, lezione di civiltà dall’Irlanda», la presidente della camera  Boldrini ha ribadito che è tempo che l’Italia abbia una  legge a proposito e il ministro della giustizia Alfano ha parlato di riconoscere le unioni, ma di non equipararle ai matrimoni.

La politica italiana ancora stenta a riconoscere gli stessi diritti fra coppie eterosessuali conviventi e quelle sposate, parlare di diritti della comunità LGBT appare ancora come un tabù. La paura è quella di inimicarsi la chiesa, eppure nella cattolicissima Irlanda la  decisione è stata presa dai cittadini che, con una schiacciante maggioranza, hanno deciso che il riconoscimento del matrimonio fra gay è un diritto sacrosanto. Che succederebbe se anche in Italia approvassimo queste unioni attraverso un referendum popolare? Abbiamo due regioni amministrate da presidenti dichiaratamente gay, abbiamo diversi sindaci gay, tutte queste persone sono state votate da cittadini che non hanno considerato la sessualità dei canditati, ma quello che potevano fare per i loro paesi, per le loro città e per le loro regioni. Le persone dotate di un minimo di saggezza sanno benissimo che la vita sentimentale o sessuale altrui non  interferisce con la vita di altri, eppure assistiamo ad un crescente movimento che, oltre a condannare le unioni fra omosessuali, si batte contro la legge sull’aborto e il cambiamento di sesso.  Ma queste persone, in un confronto nazionale sul tema, quanto influenzerebbero una consultazione come quella irlandese? I nostri politici avranno mai il coraggio di affrontare questo tema portando il nostro paese ad una svolta davvero civile?

Sono anni che sentiamo rimandi e nessun passo avanti è stato fatto se non quello di alcuni sindaci che hanno trascritto nei registri delle loro città le unioni fra coppie gay, il tutto ostacolato però proprio dal ministro di giustizia Angelino Alfano. La legge dovrebbe essere uguale per tutti, eppure ancora troppi cittadini italiani transessuali faticano a trovare qualsiasi tipo di lavoro e gli omosessuali che desiderano sposarsi non possono farlo. Benché le Manif Pour Tous, le Sentinelle in piedi, Mario Adinolfi, Costanza Miriano e molti ecclesiastici protestino, gridando che le unioni gay minacciano la famiglia, i bambini e il futuro del pianeta, in Irlanda splende il sole e oggi moltissime famiglie sono più felici. Nei paesi, dove già da tempo il matrimonio fra omosessuali è legalmente riconosciuto, i bambini e gli eterosessuali continuano a vivere la loro vita senza essere influenzati da questo o dal cambiamento di sesso altrui. L’umanità e il desiderio degli stessi diritti per tutti e in continuo divenire, in Svizzera il voto alle donne fu concesso solo nel 1971, nel 2005 invece fu riconosciuta, grazie ad un referendum, una legge sulle unioni domestiche di coppie omosessuali la quale, pur non essendo equiparabile al 100% al matrimonio, di fatto migliora notevolmente la  posizione giuridica fra persone dello stesso sesso.

Sono convinta che anche nel nostro paese, sebbene la strada sembri ancora lunga, il diritto al matrimonio o all’unione civile (a seconda di cosa desideri la coppia) verrà realizzato nonostante le proteste dei vari movimenti che contrastano questo elementare diritto.

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