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Cannes: dal film di Sorrentino si esce immersi in un sogno

 

Sorrentino ha bisogno di un limbo per sprigionare le sue storie. Un attico ne La grande bellezza; una beauty farm svizzera in Youth. Isola i personaggi e li purifica da ogni scoria di quotidianità immergendoli nell’acqua. Di piscine, vasche, terme. Solo quando sono sterilizzati dalla realtà, possono iniziare a raccontare nei loro accappatoi bianchi o in sale dal nitore accecante le loro storie, chiusi come in un moderno Decamerone.

Il musicista in pensione (Michael Caine)   e lo sceneggiatore (Hervey Keitel) diventano amici durante il soggiorno nella spa per mitigare l’usura della loro vecchiaia. Ma mentre quest’ultimo lavora a un film, il musicista non vuole più dirigere, nemmeno se gli  chiedono di farlo per la regina d’Inghilterra.
Tutti sono anime leggere lievitate dal loro passato pesante. Vorrebbero aver fatto cose migliori, da cui trarre un senso ai loro anni senili, ma i ricordi si scolorano di banalità e tutto quel che rimane sono conversazioni sulla prostata o piccoli pettegolezzi su altri ospiti, spiati nella grande sala da pranzo durante i pasti.
La figlia del musicista irrompe in questa quiete dorata e sedata con la sua separazione . Contamina così il limbo latteo   iniziando a scuotere il padre con accuse per come ha trattato la madre in vita, così da  non essere l’unica a soffrire in quella quiete neutra.
Gli aneddoti e le sorprese s’intrecciano con la leggerezza onirica sorrentiniana. Forse troppo, per stupire come nel precedente film oscar. Il filo rosso – anzi bianco – che attraversa .il film è nella ricerca di senso nella vita, che una vecchiaia dorata e rilassanti massaggi non liberano dai vuoti del passato.
Allora c’è da scegliere.
Tra rischiose emozioni non più compatibili con la fragilità del copro e della mente; o un’apatia ancora più letale, che uccide con il suo torpore ipotermico.
Sorrentino inventa un buon finale, ma talmente inaspettato che si ha il sospetto di un guasto tecnico che abbia interrotto la visione. Buono il risultato complessivo, ma sconta alcune lentezze, ampiamente compensate da scene memorabili. Si esce immersi in un sogno, infastiditi dal risveglio del rumore quotidiano della strada, implacabile come una sveglia dopo una notte di sbronze.

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