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La resilienza: un’arma vincente in tempi difficili

 

La parola resilienza oggi sta diventando sempre più oggetto di interesse pubblico. Ma cosa significa essere resilienti? Il termine, come tanti altri concetti in psicologia, deriva dalle scienze, in particolare si tratta della capacità di un materiale di mantenere la forma originaria, in seguito a urti, pressioni o deformazioni. E così, metaforicamente parlando, la resilienza è la capacità delle persone di rialzarsi in seguito agli urti della vita, di far fronte agli eventi traumatici e stressanti. Come lo fa? Una persona resiliente ha una grande consapevolezza di sè stessa (chi sono, quali sono le mie competenze, le mie risorse, i miei limiti e i miei punti di forza, i miei obiettivi) ed osserva attentamente l’ambiente esterno, per cui utilizza le proprie risorse interne e esterne per far fronte alle difficoltà.

Questo meccanismo può essere paragonato al funzionamento del sistema immunitario, la capacità del nostro organismo di fronteggiare le aggressioni che ne minano l’equilibrio fisiologico. Davanti agli stress della vita, che hanno una particolare caratteristica, l’inevitabilità, le persone resilienti rispondono in maniera flessibile, adattando la risposta in modo che sia funzionale alle diverse circostanze ed esigenze del momento. “Si piega ma non si spezza”

Viktor Frankl (1974), uno studioso austriaco, offre un esempio di resilienza facendo riferimento alla propria esperienza: “[…] Sono sopravvissuto a quattro campi di concentramento nazisti e come tale porto la testimonianza di un insospettato grado di resistenza nell’affrontare le peggiori condizioni possibili dell’uomo. Perfino la vittima più indifesa in una situazione senza speranza, fronteggiando un destino che egli non può cambiare, può innalzarsi sopra di lui, può crescere al di là di lui e così farlo cambiare. Può trasformare una tragedia in un trionfo”.

Pensiamo ad esempio ad un lutto, una malattia o ad una separazione, questo genere di esperienze anche se dolorose, sono normali ostacoli della vita ma possono turbare l’equilibrio personale. E davanti ad eventi come quelli appena citati, ci sono persone che reagiscono prontamente, riuscendo ad elaborare in tempi fisiologici lo stress che ne deriva. Queste persone incontrano la sofferenza, la accettano e trovano forme di elaborazione funzionali, flessibili ed efficaci. Non solo proseguono la loro vita ma ritrovano la forza di andare avanti in maniera più decisa e fortificata, ricostruendo il proprio percorso di vita e traendo apprendimento dall’esperienza vissuta.

«La resilienza non è una caratteristica che è presente o assente in un individuo; essa presuppone invece comportamenti, pensieri ed azioni che possono essere appresi da chiunque. Avere un alto livello di resilienza non significa non sperimentare affatto le difficoltà o gli stress della vita, né significa essere infallibili ma disposti al cambiamento quando necessario, disposti a pensare di poter sbagliare, ma anche di poter correggere la rotta.»

Diventare resilienti vuol dire, quindi, “cambiare occhiali” con i quali si osserva la vita e i suoi eventi naturali, cercando di trovare “i colori della vita”, le alternative ai problemi e la forza di andare avanti. La resilienza è dunque una competenza che si può apprendere, con il tempo e con la perseveranza, sviluppando alcune caratteristiche:

Valutare e gestire le situazione stressanti con il pensiero positivo:

Il pensiero positivo rappresenta la tendenza a considerare la realtà sempre dal suo lato migliore. La persona resiliente è in grado di interpretare gli eventi critici in modo costruttivo: l’evento stressante viene considerato come una sfida e utilizzato come strumento di conoscenza di se stessi, dei propri limiti e delle proprie capacità di “rialzarsi in piedi”. Chi è resiliente non teme il cambiamento, anzi lo considera come un’occasione importante per crescere e migliorarsi, per riorganizzare in termini positivi la propria esistenza. Le crisi vengono considerate come momenti difficili facenti parte di ciascun percorso di vita, ma anche momenti importanti che stimolano una riflessione sul proprio modo di vivere.

Percezione di controllo (Locus of control):

Il locus of control è il grado di controllo che una persona pensa di avere sugli eventi della propria vita. Una persona resiliente utilizza prevalentemente un locus of control interno, cioè reputa di poter fare qualcosa in prima persona per migliorare e cambiare la propria situazione di vita. Ciò che accade viene interpretato alla luce del proprio contributo personale: si considerano e valorizzano l’impegno profuso, il grado di motivazione e le proprie capacità/competenze. La persona resiliente tende a valutare come un successo personale qualsiasi evento per il quale si è impegnata, per il quale ha fatto del proprio meglio, anche se ha commesso errori.

Autostima e Auto-efficacia:

L’autostima rappresenta la valutazione che una persona fa di sé e il grado di soddisfazione personale e di fiducia nel proprio essere. Il concetto di auto-efficacia indica la fiducia nelle proprie capacità/competenze. La persona resiliente confida in se stessa e nelle proprie potenzialità: ha una buona autostima, è soddisfatta di com’è, accetta anche i propri lati meno positivi, non si confronta con gli altri, fa confronti con se stessa per valutare i propri miglioramenti. Nei momenti di difficoltà fa affidamento all’immagine positiva che ha di se stessa, gusta i propri miglioramenti anche se piccoli e mostra comprensione verso se stessa per eventuali fallimenti.

Stile di coping:

Lo stile di coping fa riferimento alla modalità utilizzata nel far fronte alle difficoltà. La persona resiliente utilizza principalmente uno stile di coping orientato al problema e, quindi, alla gestione dell’evento stressante. Di fronte all’evento stressante si adopera attivamente con ottimismo e fiducia per modificare la situazione riducendo la fonte di stress. Analizza la situazione sotto punti di vista diversi, adottando uno stile orientato ad affrontare i problemi piuttosto che evitarli.

La persona resiliente, secondo numerosi studi presenti in letteratura, è, dunque,  in grado di gestire con abilità i propri vissuti interni: domina la negatività indotta dagli eventi critici facendo leva sulle proprie qualità personali.

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