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Milano, imputato di bancarotta spara in tribunale e fa una strage. Tre morti

 

Che in Italia si sia diffuso, nel ventennio del populismo trionfante e tutt’altro che concluso, un clima di ostilità e diffidenza verso i magistrati (complici il decennio di “mani pulite” tutt’altro che concluso per chi non si accontenta di fermarsi alle apparenze) è un fatto indubbio e di cui non si può dubitare ma ce lo ha ricordato in una breve intervista televisiva Gherardo Colombo che fu uno dei protagonisti di quella drammatica stagione.

Ma non succede ogni giorno che in un tribunale importante e frequentato ogni giorno da molte migliaia di persone un imputato di bancarotta, Claudio Giardiello,  verosimilmente impazzito per i guai a cui è destinato ad andare incontro, entri, superando i pur esistenti dispositivi di sicurezza come i  metal detector, e arrivi ad uccidere un giudice, il suo ex avvocato e due coimputati che erano entrati con lui.

Qui non siamo soltanto di fronte a uno scoppio di disperazione di un individuo che impazzisce di fronte alle conseguenze della sua disperata condizione finanziaria (debiti con le banche e il Fisco, impossibilità di far fronte alle scadenze molte volte negli ultimi vent’anni) ma al cattivo funzionamento della sicurezza necessaria in un edificio destinato all’amministrazione civile e penale e al pericolo che episodi del genere possano alla fine ripetersi o diventare frequenti con le conseguenze prevedibili.
Sarebbe un capitolo aggiuntivo e molto negativo destinato ad aggiungersi a tutti i mali di fondo che osservatori stranieri e italiani sono portati ad attribuire al nostro una volta indicato alle masse come il Bel Paese.

Ma come se ne può parlare ancora così se ai mali ormai noti – come il livello molto grave della corruzione pubblica e privata – debbano aggiungersi anche episodi come quelli registrati oggi a Milano e di fronte al quale la reazione delle istituzioni è stata a dir poco debole e in sordina? E’ un interrogativo questo a cui i responsabili ultimi come il ministro della Giustizia e lo stesso capo del governo dovrebbero sentire il bisogno di rispondere nella maniera più ampia e rassicurante.    

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