Sei qui:  / Articoli / Interni / La morte di un giusto

La morte di un giusto

 

Di lui Goffredo Bettini, attuale  europarlamentare del Partito democratico, ha detto oggi: “La morte di Giovanni Berlinguer è una grande perdita per la cultura e per la politica italiana. Ho avuto l’onore di collaborare con lui in diverse fasi della vita e ne ho potuto apprezzare l’umanità, la trasparenza, la schiettezza delle  opinioni e la straordinaria capacità di produrre idee.” E il sindaco di Roma che accoglierà la sua salma in Campi doglio lo definisce “un uomo di grande valore, profondo conoscitore del mondo della sanità, delle riforme sociali e del welfare. Un punto di riferimento per il mondo politico che sapeva unire serietà e rigore a una grande sensibilità.”   La sua scomparsa, anche per chi scrive  e lo aveva conosciuto anni fa all’interno del Partito democratico, è una perdita grave per la sua attività politica ma anche per quella scientifica e per i suoi libri fondamentali per diffondere la cultura scientifica, così trascurata e derelitta nel nostro Paese e a favorire l’analisi critica del nostro sistema sanitario.

Grasso, presidente del Senato, ha sottolineato come Berlinguer abbia “portato in politica e nelle aule parlamentari il rigore etico dell’uomo di scienza in quanto seppe coniugare una lunga carriera politica a una importante vita accademica che gli fruttò molti riconoscimenti italiani e internazionali tanto da ricevere nel 2001 la medaglia d’oro destinata ai benemeriti della Cultura e dell’Arte. “Un uomo di grande dignità-ha detto di lui il presidente del Senato- lascia in chi lo ha conosciuto un sentimento di profonda ammirazione soprattutto per l’impegno mai venuto meno nel mondo degli studi.”

Aveva sentito quasi come un destino l’impegno in  politica come il fratello Enrico che sarebbe diventato in seguito l’ultimo grande leader del Partito comunista italiano:” Mio nonno Enrico-amava ricordare- era un esponente politico in Sardegna. Poi c’è stato mio padre. E mio fratello. E i miei cugini, Luigi e Sergio. Tutte persone impegnate in politica. Che cosa avrei dovuto fare? Stare tappato in casa? Ho fatto le mie scelte pur subendo molte influenze, a cominciare da quella positiva di Enrico.” Dal 1965 al 1969 Giovanni fu consigliere provinciale di Roma e lo stesso anno divenne membro-sino allo scioglimento-del comitato centrale del PCI nelle cui liste è stato eletto deputato alla Camera nel 1972, nel 1976 e nel 1979. Nel 1983 ottiene un seggio al Senato ad Iglesias e viene confermato nel 1987 a Livorno. Sempre nel 1983 diventa consigliere del Comune di Roma, carica che ricopre fino al 1985. Nel 2001 è il candidato della sinistra interna alla segreteria dei Democratici di sinistra, sconfitto da Piero Fassino.

Ho avuto occasione di frequentarlo negli anni ottanta e novanta e ne ricordo ancora la profonda umanità, i comuni interessi per la ricerca, pur in campi così differenti, e una concezione politica comune attenta molto più ai problemi della strategia nell’età della globalizzazione che ai problemi immediati di tattica del nuovo partito nato con la svolta di Achille Occhetto tra l’89 e il ’91.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE