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I morti del Mediterraneo e i barbari contabili del dolore

 

Ha ragione Romano Prodi quando afferma in un’intervista, rilasciata di recente a “il manifesto”, che “il progressivo prevalere degli interessi nazionali sugli interessi collettivi” e “un’involuzione totale che si esprime anche nei capitoli dell’economia”, “figuriamoci quindi in politica estera e immigrazione”, sono le ragioni alla base dell’assenza dell’Europa di fronte alla strage senza fine dei migranti che muoiono nel Mediterraneo, mentre cercano in ogni modo di sfuggire a un destino di morte certa nei loro paesi. E ha ragione anche quando afferma di essere deluso ma non sorpreso da quest’atteggiamento perché ormai c’è poco da aspettarsi da un’Unione Europea in cui, al netto delle parole di Juncker (“È stato un grave errore mettere fine a Mare Nostrum. Questo è costato delle vite umane”) e del sì all’equa ripartizione dei profughi fra i vari paesi votato dall’Europarlamento, prevalgono sempre più populismi e chiusure nazionaliste di ogni sorta. Aggiungiamo noi che quest’Europa disumana e cinica è, purtroppo, diventata anche assassina, nel momento in cui ha deciso di pattugliare le proprie coste e arroccarsi in una difesa senza speranza, e senza alcuna possibilità di successo, anziché tendere la mano a dei disperati che non si faranno fermare da nulla. Se i politicanti da due soldi che dominano da anni i vertici internazionali avessero un minimo di coscienza e di lungimiranza saprebbero, infatti, che possono erigere barriere, innalzare muri, porre fili spinati e persino decidere di cannoneggiare i barconi, possono fare ciò che vogliono ma chi nel proprio paese va incontro a un destino di fame, miseria e disperazione partirà comunque.

Se questi barbari contabili del dolore, questi tecnoburocrati che si divertono a giocare con la vita altrui, che si tratti dei greci o dei nord-africani, dei poveri di casa nostra o di chi fugge da una nazione, la Siria, dove la gente è arrivata a mangiare l’erba per tentare di sfamarsi, se questi signori avessero mai avuto un briciolo di umanità, saprebbero bene che la loro azione è destinata a naufragare e ad esaurirsi in un clamoroso fallimento, come già è avvenuto in passato su altre materie dirimenti e come continuerà ad avvenire fino a quando a comandare saranno i fautori di un’Europa intergovernativa, nemica di quella comunitaria cui i veri europeisti aspirano da sempre.

E con loro falliranno anche quei governi che propongono un rafforzamento della missione “Triton”, già ampiamente rivelatasi inutile e dannosa, anziché l’introduzione di un “Mare Nostrum” europeo, finanziato dall’Europa e basato su salvataggi, corridoi umanitari e centri d’accoglienza gestiti appositamente dall’Unione Europea (richiesta, peraltro, rilanciata dal Parlamento europeo che ha chiesto espressamente che “sia messa a punto un’operazione umanitaria  europea di ricerca, solida e permanente, che, come Mare Nostrum, sia operativa in alto mare e alla quale contribuiscano tutti gli stati membri sia con risorse finanziarie che con attrezzature e mezzi”, il tutto cofinanziato dalla UE). E fallirà chi propone di affondare i barconi, scambiando la drammatica realtà delle coste libiche per una partita a battaglia navale; per non parlare poi dei vari cialtroni xenofobi che continuano a proporre soluzioni che ricordano tanto la “soluzione finale” ideata dai nazisti nei confronti del popolo ebraico.

Tutta questa gente, pur avendo responsabilità diverse, pur utilizzando toni diversi, pur ricoprendo incarichi diversi e pur possedendo un grado di disumanità neanche lontanamente comparabile, è destinata a perdersi nel mare della propria pochezza, della propria mancanza di visione, della propria idea retoricamente difensiva, come se bastasse davvero qualche proclama o qualche stucchevole provvedimento legislativo, tipo i respingimenti in mare di maroniana memoria, a fermare chi ha venduto tutto, subito violenze e angherie d’ogni genere, rischiato la vita più volte e affidato le proprie residue speranze a criminali senza scrupoli nel disperato quanto ammirevole tentativo di garantire ai propri figli un avvenire migliore.

A tal proposito, per quanto giusti sul piano etico, sono fuori luogo anche i riferimenti ai migranti italiani del secolo scorso: perché noi fuggivamo dalla miseria e dalla fame delle nostre campagne, è vero, ma nessuno ci sparava addosso, nessuno ci aveva sterminato l’intera famiglia, nessuno ci caricava su gusci di noce che potrebbero portare al massimo qualche centinaio di persone e invece vengono stipati all’inverosimile, nessuno ci picchiava o ci gettava in mare al minimo atto di insubordinazione, nessuno ci rinchiudeva nella stiva costringendoci a inalare i fumi tossici che escono dal motore, nessuno faceva nulla di tutto ciò, eppure partivamo lo stesso.

Perché, dunque, quest’Europa, così attenta al salvataggio delle banche e così prona agli interessi delle multinazionali, non si pone qualcuna di queste domande? Perché non si vara una missione umanitaria congiunta insieme all’ONU, al fine di impedire che ogni traversata si trasformi in una strage? Perché l’indignazione dura sempre pochi giorni, per poi tornare a occuparsi d’altro dato che, in fondo, della maggior parte di quei poveri cristi non si conoscono né i volti né i nomi né le storie, pertanto è come se non esistessero? Al termine di questa serie di domande volutamente retoriche, non si può che giungere alla conclusione che all’Europa, a quest’Europa ormai trasformata in fortezza e priva dei suoi valori originari, di tutto ciò importi poco o nulla.

E pazienza se insieme a quei barconi affondi, sistematicamente, la nostra dignità; pazienza, tanto si sa che la dignità non porta voti, a differenza delle urla, delle malvagità gratuite e dei rigurgiti fascisti che si estendono ormai da Lampedusa ai ghiacci dell’Artide.

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