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147 studenti uccisi e molti feriti, il tragico bilancio dell’assalto islamista in Kenia. Amnesty International accusa il governo keniota

 

Il ministro dell’Interno del Kenia, Joseph Nkaissery, ha annunciato alla stampa nel pomeriggio di giovedì che almeno 147 persone sono rimaste uccise in un attacco degli estremisti islamici somali in un’università nel nord est del Kenia. Nkaissery ha affermato che 79 persone sono state ferite nell’attacco e quattro assalitori uccisi, mentre un quinto è stato arrestato. Ha detto alla stampa che il numero totale degli assalitori non è ancora noto e che le forze di sicurezza keniote stanno ancora combattendo all’interno della struttura del Garissa University College. Il ministro ha ordinato il coprifuoco dal tramonto all’alba a Garissa e nelle contee vicine di Wajir, Tana River e Mandera.

Responsabile dell’assalto è il gruppo denominato Al-Shabab, militanti islamisti somali legati ad Al-Qaeda, che hanno rivendicato l’azione militare. Il portavoce del gruppo ha dichiarato al telefono: “il commando ha liberato i mussulmani e ha trattenuto in ostaggio i cristiani. I nostri sono all’interno dell’università e combattono, perché la loro missione è quella di uccidere tutti coloro che sono contro Shabab”. Ed ha concluso che “il Kenia è in guerra con la Somalia”. Dal 2011, Nairobi invia truppe per contrastare l’avanzata dei militanti di Al-Shabab lungo il confine somalo, a nord del Kenia. Da allora, il gruppo estremista non ha cessato di minacciare e di realizzare rappresaglie in molte occasioni. In una di queste, erano state uccise, nel 2013, ben 67 persone a Nairobi.

L’assalto al campus universitario ha avuto inizio alle 5.30 ora locale (2.30 della notte italiana). Gli assalitori sono entrati sparando all’impazzata contro chiunque, soprattutto studenti, molti dei quali sono rimasti uccisi e feriti gravemente. Garissa è situata nel nordest del Kenia, ed è la regione più povera del paese, nota per le comunità nomadiche e di pastori.

John Ongamo, uno degli studenti che miracolosamente è riuscito a mettersi in salvo, ha reso questa testimonianza all’Agenzia AP: “quando ho sentito i colpi, mi sono alzato dal letto e mi sono nascosto nell’armadio. Gli assalitori fluivano nell’ostello e dicevano che volevano sapere dove fossero i miscredenti. Le ragazze nella struttura accanto alla nostra hanno cominciato a gridare e a scappare via, e nella confusione ho deciso di scappare a mia volta fuori. È stato orribile. Mai in vita mia ho provato tanta paura. Sparavano e sparavano. Centinaia di proiettili ovunque”.

Accanto alle dichiarazioni internazionali di costernazione e di partecipazione al lutto, dal segretario generale dell’Onu a molti capi di stato, segnaliamo la dura presa di posizione di Amnesty International contro il governo keniota, responsabile della sicurezza delle popolazioni che vivono al confine con la Somalia e da sempre attaccate dai commando di Al-Shabab. “I cittadini hanno ripetutamente espresso il timore sulla loro vulnerabilità agli attacchi di Shabab, che il governo keniota non ha mai contrastato. Le istituzioni scolastiche devono essere posti sicuri per gli studenti e i loro docenti. La loro protezione va garantita. È responsabilità del governo garantire la sicurezza di tutti I cittadini, compresi quelli del nord, e di fare quanto è in suo potere per prevenire questi attacchi. Chiediamo che il governo del Kenia agisca tempestivamente e nei confini della Costituzione e del diritto per garantire la protezione di tutti coloro che sono a rischio di attacchi a Garissa e nelle altre aree del nord”.

Da jobsnews.it

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