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Se due eletti M5S associano la libera informazione alla mafia

 

Da una parte la libertà di stampa. Dall’altro le prerogative parlamentari. Capita sovente che tra informazione e legislatore lo scontro sia frontale. Altre volte la vita dei media e quella del Parlamento si intersecano. Come quando inchieste giornalistiche danno il la a discussioni parlamentari e in taluni casi costituiscono addirittura il fondamento di progetti di legge.

Mai avremmo però potuto immaginare che l’esercizio di prerogative parlamentari, come la presentazione di interrogazioni, potesse essere piegato all’obiettivo di mettere in scena un processo sommario verso chi fa libera informazione. Finanche accusato di fatto di essere al soldo della mafia.
Eppure questo è accaduto, negli scorsi giorni, nell’aula del Senato. Perché due eletti del Movimento5Stelle, tali Marton e Catalfo, hanno formalizzato l’ennesima interrogazione sull’affaire Promuovitalia, la società-veicolo del Mibact messa in liquidazione e da tempo al centro di una guerra interna su cui anche la magistratura ha acceso i riflettori.

Ebbene i due rappresentanti del popolo, nell’invitare il ministro Franceschini a riferire del groviglio politico-giudiziario venutosi a creare attorno a Promuovitalia, si lanciano all’attacco delle notizie date dai media sul tema. Parlando innanzitutto, con specifico riferimento a due miei pezzi scritti per Wired, di informazione omissiva: “[…] negli stessi articoli risultano omesse […] informazioni utili per rendere completa e veritiera la ricostruzione dei fatti, tali che i servizi giornalistici (in cui spicca principalmente un unico autore) assumono connotati di parte […]” scrivono i due interroganti.
Il loro giudizio si fa poi decisamente più tagliente, quando il ministro viene interrogato rispetto al fatto “se ritenga che notizie non corrette, parziali o false possano creare pregiudizio nell’andamento della società”, “[…] che una rappresentazione artata della realtà dei fatti possa indurre le amministrazioni pubbliche committenti a bloccare i pagamenti e sottrarre all’azienda attività in corso”, “[…] che gli articoli citati servano a tentare di restituire la “verginità” ai manager licenziati e/o a realizzare una cortina fumogena che faccia perdere di vista le gravi responsabilità dell’ex direttore di Promuovitalia e dei suoi sodali”; “[…] che il perdurante clima, che si è determinato attraverso compiacenti articoli di stampa, possa lasciare presagire un disinteresse dell’amministrazione pubblica a fare completa chiarezza”.

Accuse molto gravi, quelle formulate dai due grillini. Che in poche parole imputano a chi si è occupato della materia di dare notizie false, paziali, non corrette. E di rappresentare una realtà fantasiosa, nientemeno per compiacenza verso taluni dei protagonisti dei veleni che hanno finito per mettere in ginocchio Promuovitalia.
Ma il “salto di qualità” i due pentastellati lo compiono chiedendo a Franceschini se “ravvisi delle analogie tra le spregiudicate modalità emerse nelle vicende rappresentate in premessa e la rete di complicità accertata dalle indagini riguardanti l’inchiesta “Mafia capitale”, che proprio nei mesi scorsi hanno rivelato l’esistenza di stabili rapporti tra alcuni giornalisti e il gruppo degli inquisiti, mirato ad orientare i comportamenti dell’amministrazione e della politica”.
Catalfo e Marton lasciano insomma intendere che nella trattazione del caso-Promuovitalia ci siano stati giornalisti, a partire dal sottoscritto, complici di un disegno criminale, asserviti a poteri mafiosi. Un capo di imputazione, questo, che non solo indigna, ma alimenta dubbi seri sul modo in cui viene interpretato da certuni senatori il cosiddetto potere ispettivo.
In questi giorni mi sono chiesto se il fatto riveli solo mancata conoscenza dei fatti o sia anche frutto di malafede. Forse la risposta è in questa frase, estrapolata dal dialogo poco chiarificatore avuto pochi giorni fa con Marton: “Tu sai come funziona, no…una delle parti o personaggi vicini ad una delle parti ti mandano delle notizie, ovviamente di parte…dopodichè su quella costruisci l’interrogazione”. Interrogazione che non è solo una brutta pagina per il Movimento5Stelle, ma sopratttutto per il Senato, dove evidentemente siedono nominati che ignorano i fondamenti repubblicani.
Dunque una proposta al presidente Grasso: organizzi con sollecitudine lezioni di ripetizione sulla prima parte della Carta Costituzionale. Chissà che per il futuro simili e gravi “incidenti di percorso” possano essere evitati.

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