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L’insostenibile leggerezza del sesso (a mano libera)

 

Per il maschio il turbamento erotico si rivela precocemente attraverso la masturbazione, anzi si  identifica con la masturbazione stessa, possessione astratta di fantasmi eccitanti con cui appagare il desiderio, molto prima che esso assuma consistenza carnale. Uno stadio dello sviluppo in cui la parola orgasmo è ancora priva di peso; e quando lo assumerà sarà associato indissolubilmente all’effetto conturbante che riusciamo a provocare nel corpo femminile. Sarà il compimento del processo sessuale. Ma il percorso è lungo e tortuoso e Marco Missiroli, nel suo “Atti osceni in luogo privato” edito da Feltrinelli (pagg. 249, euro 16) affida l’affascinante metamorfosi a un alter ego che narra in prima persona il resoconto della propria educazione sentimentale. Una narrazione prelibata di nuance, di sapori sensuali, di autentica intelligenza, di spudorata sincerità, di amabile umorismo.

Nel 1975 Libero Messel, si trasferisce dall’Italia a Parigi al seguito dei genitori italo francesi. E’ figlio unico, la madre “donna elegante, religiosa, maggiorata”, lo vezzeggia chiamandolo Ometto di mondo; il padre mite e fantasioso lo plasma nella crescita verso un’ideale di libertà esistenziale in cui ambirebbe specchiarsi.  Per questo gli hanno messo nome Libero, quasi un omen, un destino, il sigillo di un progetto. Che abita già nel carattere dei genitori. La madre indossa tailleur grigi e fascianti, con il terzo bottone del giacchino “che traballa di lussuria, una minuscola gemma sull’orlo del collasso. Un seno in galera vale cento seni liberi. Lo intuii più avanti, se lo avessi saputo quel giorno avrei capito perché molti uomini rischiavano il torcicollo per guardarla”. L’estate del loro arrivo in Francia decidono di trascorrere le vacanze a Deauville insieme a una coppia di amici: Emmanuel e la sua compagna Marie Lafontaine che gli siede accanto nella Citroen, “una trentenne castano chiara con la pelle di luna e le lentiggini”, avvenente  fino allo spasimo. Lei gli si rivolge in un italiano stentato: “Tu devi essere le Grand Liberò”, e così lo chiamerà fino all’ultima pagina del libro. Sarà lei a donargli la folgorazione di un seno “maestoso, che strabordava dai lati e rimaneva inspiegabilmente ritto e compatto”. Maria è il potenziale grande amore mai consumato nonostante le insidiose occasioni e l’inestinguibile sete. Bibliotecaria, sarà la sua Beatrice nel mondo degli adulti e nel groviglio irrisolvibile tra sesso e sentimento.

“Lo straniero” di Albert Camus (l’autore più amato da suo padre) svolgerà un ruolo predominante tra le tante letture che l’amica charmante dissemina sulla sua strada. “Mentre morivo” di Faulkner, si rivelerà risolutivo nell’elaborazione del lutto per la perdita sconvolgente della madre. Emmanuel invece gli risulta meno simpatico, e presto scoprirà perché: un giorno dallo spiraglio della porta vede sua madre in ginocchio e l’amico con i pantaloni alle caviglie. A tavola, Monsieur Marsell una volta aveva definito i pompini “una delle meraviglie del cosmo” ed era stato ripreso dalla moglie. Il romanzo si compone di sei stazioni: Infanzia, Adolescenza, Giovinezza,  Maturità, Adultità, Nascita; cioè le vicende dell’esistenza che finiscono per congiungersi nel doppio mistero del venire al mondo e dello scomparire. Il motore inesausto resta l’eros in tutte le sue declinazioni, l’urgenza che tiene insieme l’universo, insaziabilmente  celebrato da Libero nell’ autoerotismo; anche se ben presto assumerà forme e nomi concreti. A cominciare da Lunette, gambe da ballerina, seni a punta e pelle d’ebano; è la sorella del compagno di liceo Antoine, il quale lo redarguisce: “Non guardare, porco”.

Ci vorrà del tempo prima che egli riesca ad afferrarle le ali fra i tanti pretendenti e la farfalla nera sarà una passione irrefrenabile: “Facevamo l’amore ogni giorno. Nel bagno dell’università, a casa mia, sulla poltrona di Monsieur Marsell o sul letto senza fretta.” Con lei il protagonista scopre le torbide pulsioni della sessualità: prendendola da dietro comincia a schiaffeggiarle il culo, a chiamarla negra: “Dissi così: zitta negra, e la forzai a terra”.  Lunette lo libera dall’ossessione della madre inginocchiata, prendendone il posto. Ma lo porta anche ad affacciarsi sulla voluttà perversa di una gelosia malata e umiliante. Il ragazzo se ne salva trasferendosi dalla Francia a Milano, dove decide di frequentare l’università dopo la morte del padre amatissimo, in cui cerca di identificarsi indossandone gli abiti. E tanti saranno gli incontri femminili, accartocciati e gettati via come lattine vuote, prima dell’entrata in scena di Anna, più abbagliante di Claudia Cardinale. Nella sua aurora ogni dissidio si ricompone, ogni contraddizione si scioglie. Lei è la ragazza del suo migliore amico, diventerà sua sposa e madre di suo figlio. Missiroli possiede una prosa avvolgente che non lascia scampo, ricorda Philip Roth e Saul Bellow; ma senza quel cupo sottofondo di matrice ebraica. Il suo stile è solare, dotato di una inconfondibile originalità.

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