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Limitazioni internet, audizione alla camera di J. Barata Mir

 

Juan Barata Mir, consigliere Osce in sostituzione di Duniya Mijatović, rappresentante per la libertà dei mezzi d’informazione, è intervenuto nella seduta di lunedì 9 marzo alla Camera dei Deputati nel corso dei lavori della Commissione per i diritti e i doveri relativi a Internet, presieduta da Laura Boldrini. «Avete già spiegato che questo è un documento politico programmatico, istituzionale. Ritengo chiaramente che questa è una decisione politica che appartiene a questa Istituzione, bisogna comunque tener conto della questione giuridica e costituzionale e quindi credo, che nonostante il fatto che questo sia un documento istituzionale, si debba sottolineare che le Istituzioni pubbliche regolano i cittadini e quindi devono vederlo come qualcosa che forse non è giuridicamente vincolante ma ha una certa importanza in tal senso. Bisogna tenerne conto quando organi regolamentari prendono decisioni come ad esempio la neutralità di internet. Una seconda cosa che abbiamo notato nel documento è l’assenza di riferimenti alle norme internazionali. C’è solo un riferimento all’articolo 8 della Carta dei Diritti Fondamentali ma noi riteniamo che quando si parla internet e della libertà dei media è molto importante riferirsi ai Provvedimenti internazionali che dovranno essere applicati in Internet a livello globale. 
Un diretto riferimento alla libertà d’espressione dovrebbe essere inserito in modo chiaro nel documento. Perché l’informazione è l’ossigeno di internet, senza la libera circolazione dell’informazione internet soffoca. Internet fa parte della vita reale, è una piattaforma dove essa si svolge, è un luogo dove dobbiamo applicare le regole e i principi che applichiamo al resto del mondo. Internet ha ampliato la nozione di media e di giornalismo, che va al di là del giornalismo professionistico e questi nuovi sviluppi nella sfera pubblica richiedono una nuova forma di protezione e bisogna riconoscerne il ruolo. Siamo passati da un mondo in cui c’era un controllo redazionale su tutte le forme di media, c’erano delle grosse aziende… mentre adesso abbiamo dei blogger, persone su twitter che hanno anche un maggiore impatto dei media convenzionali e il loro ruolo deve essere riconosciuto e protetto, al di là dei professionisti del giornalismo».

Juan Barata Mir continua il suo intervento parlando del ‘diritto all’oblio’ ma anche della necessità della totale trasparenza dei dati relativi a personalità e questioni di interesse pubblico che dovrebbero sempre essere accessibili e non dovrebbero mai essere posti dei limiti su piattaforme o enti intermediari, come i motori di ricerca. Sottolineando il fatto che la privacy deve essere rispettata sempre ma esponendo i suoi timori su una possibile errata interpretazione del verdetto della Corte di Giustizia Europea inerente il caso Google Spain contro la Agencia Española de Protección de Datos. In quell’occasione la rappresentante Osce per la libertà dei mezzi di informazione ha rilasciato un comunicato stampa nel quale esprimeva la sua preoccupazione per «le conseguenze di questa decisione riguardo l’accesso alle informazioni e la possibilità che questa decisione potesse frammentare internet e danneggiare l’universalità dello stesso».

Nel caso specifico il soggetto, con la decisione della Corte di Giustizia Europea, ha visto riconosciuta la richiesta di non far comparire nei risultati del motore di ricerca le pagine web che ospitano contenuti che lo riguardano nel momento in cui queste possono arrecare pregiudizio e sia trascorso un lasso di tempo dalla notizia tale da non giustificare più la permanenza nel pubblico dominio. Questo anche qualora la notizia non venga rimossa dalla pagina-fonte, rendendola così solamente meno raggiungibile per gli utenti. Nella sentenza tuttavia la Corte precisa che «questo intervento del motore di ricerca resta sempre subordinato a una preventiva disposizione di una autorità giudiziaria o amministrativa di controllo, che nel caso in oggetto era la Agencia Española de Protección de Datos».

Mir ha sottolineato come debba ovviamente essere riconosciuto il ‘diritto all’oblio’ ma quando questo è collegato a personalità pubbliche «la circolazione di informazioni accurate e di idee riguardo queste persone pubbliche è un elemento fondamentale della Democrazia, quindi i diritti alla privacy devono essere limitati per quanto riguarda l’applicazione di questo principio. Noi riteniamo che questo è conforme alla giurisprudenza della Corte dei Diritti umani e che non c’è necessità di bilanciare privacy e informazione nel caso di personalità pubbliche, è questione di interesse pubblico e in quei casi prevale la libertà di informazione. Il ‘diritto all’oblio’ non deve essere utilizzato per proteggere tutti gli individui da comunicazioni negative su internet, solo qualora le informazioni possano ledere ma persona, ma in generale noi riteniamo che i media debbano poter scavare nella vita dei politici per sapere quello che hanno fatto in maniera che possano informare l’opinione pubblica, ovviamente rispettando al contempo il diritto alla privacy».

L’intervento ha abbracciato anche il tema molto sentito della ‘neutralità della rete’ e delle iniziative volte a creare delle ‘corsie preferenziali’ per la diffusione di immagini, informazioni, contenuti che si stanno diffondendo soprattutto negli Stati Uniti e verso cui sembra opporsi invece il Parlamento europeo che lo scorso aprile approvò un emendamento al Progetto di Regolamento europeo sulle Telecomunicazioni che salvaguardia proprio la net neutrality.

«Solo dei Regolamenti molto forti possono impedire la discriminazione e anche impedire la possibilità di censura del contenuto internet da parte di operatori privati, per poter garantire e proteggere la neutralità della rete.»

La net neutrality è costantemente oggetto di studio e monitoraggio da parte di Agcom con lo scopo di «analizzare il rapporto tra crescente diffusione delle forme di gestione del traffico (traffic management), introduzione di nuove modalità di fissazione dei prezzi (pricing) e pari trattamento dei dati veicolati in rete (net neutrality) e contribuire al dibattito internazionale concernente il principio della neutralità della rete». Con lo scopo precipuo di «conservare una rete ‘aperta’ e ‘neutrale’» nel 2009 la Commissione europea ha promosso una riforma della legislazione sulle telecomunicazioni e sottolineato la necessità di monitorare l’impatto degli sviluppi tecnologici e del mercato sulle ‘libertà della rete’.

Mir ritorna anche sul ruolo degli intermediari o piattaforme online e sul carico di responsabilità che alcuni Stati hanno scelto di far gravare su di loro asserendo che per l’Osce non è una soluzione ottimale, in quanto sarebbe comunque preferibile non delegare troppo le responsabilità verso singoli operatori e mantenerle invece accentrate nelle mani dello Stato. Anche perché delegare gli intermediari nella selezione dei contenuti potrebbe realmente essere un’operazione rischiosa sempre in riferimento alla neutralità delle rete.

Laura Boldrini saluta la conclusione dell’intervento di Juan Barata Mir ringraziandolo per gli input forniti e per i preziosi consigli relativi agli «inserimenti da operare nella Dichiarazione» e si dichiara d’accordo «a proposito della mancanza di rispetto dei diritti umani in giro per il mondo, dobbiamo aumentare il nostro impegno internazionale e il nostro impegno mira a raggiungere questi obiettivi e all’opportunità di riferirci agli strumenti internazionali già esistenti».

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