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La condizione delle donne non cambia

8 MARZO: violenze, discriminazioni,
diritti negati, stereotipi dei media…
La condizione delle donne non cambia

 

La Giornata internazionale della donna viene celebrata ogni anno l’8 marzo per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne e quanto ancora ci sia da fare contro le discriminazioni e le violenze di genere nei vari paesi del mondo.
In questi ultimi giorni, riguardo la situazione delle donne in Italia, sono emersi dati che fanno capire quanto lavoro ci sia da fare affinché la parità sia veramente effettiva anche nel nostro paese.
Occupazione: secondo l’Eurostat (Ufficio Statistico dell’Unione Europea) la percentuale delle donne in Italia che ha un lavoro è del 49,9% di fronte a quella del 69,8% degli uomini. Questo squilibrio ci porta direttamente agli ultimi posti nei paesi europei.

Per quanto riguarda il reddito le donne in Europa sono pagate in media il 16,4% in meno degli uomini che svolgono le stesse funzioni. Nel nostro paese, dove fino a pochi anni fa la differenza salariale fra uomini e donne non era fra le peggiori del continente, si sta verificando un differenziazione di redditi sempre più elevata.
La piena autonomia di ogni essere umano si realizza quando si ha un lavoro che dà una totale indipendenza economica. La mancanza di questa indipendenza è spesso una delle cause che portano a convivenze forzate nelle famiglie dove i ricatti morali e le vessazioni fisiche e psicologiche sono all’ordine del giorno. Nonostante la recente legge sul Femminicidio in Italia assistiamo ad un aumento dei maltrattamenti nelle famiglie dove le vittime in maggioranza sono donne e bambine. La recente statistica del Ministero dell’Interno, oltre questi dati, parla anche di un aumento del reato di sfruttamento della prostituzione e della pornografia infantile. La legge sul Femminicidio, secondo quanto ha dichiarato Isabella Rauti presidente H.O.W., una onlus impegnata nel risolvere il dramma della violenza sulle donne, ha portato comunque ad un aumento del numero degli ammonimenti e degli arresti in flagranza di reato. Isabella Rauti, su repubblica.it, ha spiegato che: “Le sole leggi non sono sufficienti se contestualmente non parte una rivoluzione culturale” .

Sono aumentate le denunce, gli ammonimenti e gli allontanamenti verso gli uomini violenti. Questa attività repressiva sembra aver portato ad un calo di minacce, di atti persecutori, di percosse e di violenze sessuali verso le donne. Ma, come ha spiegato Lorenza La Spina, segretario nazionale dei funzionari di polizia, il problema continua a mantenere proporzioni preoccupanti a dimostrazione che questa legge non può fronteggiare da sola un fenomeno che ha una profonda radice sociale e culturale.
La questione del problema culturale in questi anni è stata più volte sollevata, ma quali iniziative vengono prese dallo stato affinché venga finalmente intrapreso questo tipo di rivoluzione? Qualsiasi fenomeno ha i suoi effetti e per poterlo comprendere è assolutamente necessario lavorare sulle cause. In Italia ogni qual volta vengono proposte iniziative di educazione sessuale e affettiva nelle scuole, varie organizzazioni spesso vicine al nostro cattolico integralismo, insorgono gridando allo scandalo, se poi questi percorsi parlano anche di rispetto delle persone appartenenti alle comunità LGBT vengono attuati tutti i mezzi possibili per far in modo d’impedire queste iniziative. L’assistenza a donne in difficoltà è affidata perlopiù ad associazioni, enti e onlus privati che necessitano di sostegni economici da parte dello stato e nel nostro paese via via i fondi riservati a queste iniziative vengono sempre più tagliati. Le iniziative private non possono da sole, senza sovvenzioni, far fronte al dramma della violenza sulle donne. Se da una parte occorre proteggere le vittime, ancor prima bisogna lavorare su cosa fa di una persona una persona violenta. Maria Grazia Ruggerini, una delle autrici del libro «Il lato oscuro degli uomini.

La violenza maschile contro le donne: modelli culturali di intervento» ha affermato: «Bisogna lavorare sulle culture maschili per vedere quali sono i meccanismi che determinano comportamenti di possesso, di arroganza e di negazione della volontà delle donne». Ogni giorno nel nostro paese possiamo osservare quanto sia scarso il livello culturale nei riguardi delle donne. Il Presidente della Camera Laura Boldrini è vittima di un quotidiano linciaggio mediatico che è ben lontano dalle critiche, che sono lecite, al suo operato. L’astronauta Samantha Cristoforetti in quanto donna è stata oggetto di illazioni di ogni tipo perché molti non riescono semplicemente ad accettare che una donna preparata possa arrivare ad esse coinvolta in prima persona in una delle più grandi missioni internazionali spaziali. Ogni giorno vediamo nelle nostre televisioni e nelle pubblicità sui cartelloni stradali la mercificazione del corpo femminile. I media in Italia propongono ancora modelli di donne che sono o la femmina iperarrapante o la brava donna anni 50 tanto cara a Mario Adinolfi e a Costanza Miriano che proprio su una finta diversità fra uomini e donne vorrebbero riportarci indietro di secoli. Il lavoro da fare per prevenire la violenza sulle donne, per prevenire ogni tipo di violenza su qualsiasi persona, parte dalla libertà di poter agire e vivere indipendentemente e di poter essere quelli che si è, non modelli stereotipati, ma persone.

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