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Perché ha senso sottrarsi al terrorismo mediatico

 

Mentre scrivo, sono gia’ quasi due milioni  le persone che hanno visto l’editoriale di Monica Maggioni, con il quale ha annunciato la decisione del nostro canale di non trasmettere più i raccapriccianti filmati prodotti dall’organizzazione terroristica che si fa chiamare Stato Islamico.
Quello che mi  ha colpito non è tanto il traffico sul sito e sui social che è stato straordinario e superiore alle nostre aspettative – chi come noi è appassionato di politica estera è conscio di avere ben poco appeal sui social rispetto al successo  di chi si esprime su trasmissioni che offrono gare tra cuochi o  commenta partite di calcio.  La vera sorpresa è stata la notevole quantita’ di persone che ha scelto di condividere il video (38.000) e di commentarlo (2.200)

Su Facebook e su Twitter i commenti sono per la maggioranza positivi : “BENISSIMO”- scrive  su Facebook  un telespettatore, Aldo Monaco- “basta con sti pazzi sanguinari”… “Saggia decisione” commenta l’attore Beppe Fiorello “ripuliamo i TG da notizie che mitizzano il male e creano emulazione”.
“Well done Monica Maggioni! Cut oxygen to Isis” ci esorta su Twitter l’Ambasciatore Britannico Christopher Prentice, mentre dall’altro lato dell’Atlantico, un altro diplomatico, l’Ambasciatore Bisogniero da Washington commenta: “A brave decision: Director Monica Maggioni announces that Rainews will no longer show Isis videos”.

Altri, come ad esempio, Federico Finocchiaro, vogliono spiegare il perché della loro approvazione: ” Più si trasmettono questi video- scrive Finocchiaro-” più gli si da’ un pretesto per continuare a farli. Che senso avrebbe continuare a giustiziare davanti alle telecamere centinaia di persone se poi questi video non venissero visti da nessuno? Ma già da principio -sottolinea- doveva essere così” . “Saggia decisione” commenta l’attore Beppe Fiorello “ripuliamo i TG da notizie che mitizzano il male e creano emulazione”.

Poi ci sono quelli che come Marsia Uva vorrebbero  che la nostra scelta fosse condivisa anche dagli altri telegiornali : “BRAVI. BRAVI.BRAVI. -scrive- ” L’isis si nutre anche della propaganda dei media. Spero che tutte le altre testate facciano altrettanto!”  ….

Molti  scrivono che avremmo dovuto prendere prima questa decisione,   altri sembrano sollevati, come ad esempio Emanuele Cefali :  ” comunque, meglio tardi che mai” . Emanuele vorrebbe anche – è non è il solo –  che su Rainews non si vedesse dell’Is neppure un fermo immagine….
Ci sono, ma è la minoranza, anche pareri contrari.  Wainer Zaccarelli dice: “Non sono d’accordo. Voi non avete il diritto di dire e fare quello ke vi pare. Voi dovete far vedere e dire quello ke succede nel mondo, anke gli orrori, così sappiamo con ki abbiamo a ke fare! ” .

Anche la stampa nazionale ha riportato la notizia.  Su IO donna , Marina Terragni nel suo articolo intitolatoMonica Maggioni, RaiNews24: basta filmati di Isis. Ma è la scelta giusta?” analizza con grande attenzione l’editoriale e la scelta del nostro canale che però non condivide. E in particolare scrive:

il blocco da parte della tua testata sarà solo una volonterosa goccia nel mare: via tv o online, i filmati troveranno mille altri mezzi di diffusione. Non sarebbe più utile, anziché censurare, una lettura critica di quei video, capace di smontarli nel loro impianto comunicativo?

Come Rai e quindi come servizio pubblico, le nostre preoccupazioni sono diverse da quei canali e quei siti che hanno obiettivi squisitamente commerciali.

Ed e’ vero come scrive Marina Terragni  chequei video horror hanno avuto quanto meno il merito di elevare la consapevolezza: un anno fa pochi sapevano di Isis, oggi siamo tutti informati.

Ma proprio per questo, perché siamo tutti informati, non c’è più bisogno di trasmettere questi filmati e  possiamo dire : BASTA, noi non saremo più una piattaforma per la propaganda di questa organizzazione terroristica.

Marina Terragni però ha ragione quando scrive : “ la non-trasmissione dei filmati può assecondare l’umanissima e autodifensiva volontà -molto diffusa- di non saperne niente. Occhio non vede, cuore non duole.

E’ proprio così.  Sappiamo bene che tra quanti hanno commentato positivamente la nostra scelta editoriale sono davvero tanti quelli che vorrebbero sfuggire all’angoscia che procura veder affiorare dallo schermo televisivo quasi ogni giorno,  una spaventosa minaccia, un problema apparentemente senza soluzione. E’ naturale, è umano.
Ma sottrarsi  al perverso disegno dell’IS non vuol dire che non faremo più il nostro lavoro di giornalisti. Certamente continueremo a raccontare quello che succede.

Lo dobbiamo ai prigionieri in attesa del boia, alle donne delle minoranze ,che il Califfato sottopone ad indicibili torture, lo dobbiamo ai bambini con lo sguardo triste che i miliziani fotografano con le armi in pugno nelle loro scuole di formazione per terroristi.  Lo dobbiamo alle guerrigliere curde che affrontano con armi diseguali e straordinario coraggio gli uomini dell’organizzazione terroristica più ricca del mondo.

Lo faremo in un modo diverso. Lo faremo  ad esempio privando i loro filmati di tutti quegli elementi tecnici e narrativi che ne fanno un formidabile strumento di propaganda. Uno strumento gestito  su internet e sui social da un vero e proprio ufficio stampa che conosce perfettamente come conquistare il prime-time.

Perché i filmati dell’IS sono stati prodotti per un pubblico occidentale: le riprese, il montaggio, la musica ci sono familiari perché   simboli ed elementi sono rubati al cinema, ai video musicali, alla pubblicità occidentali.

Il loro scopo è terrorizzare, catalizzare l’attenzione, recrutare nuovi militanti.Ieri il media-department del Califfato ha diffuso la sua ultima produzione. Lo scempio compiuto nel Museo di Mosul. Nel video i miliziani non infierivano contro ostaggi inermi, ma si accanivano con martelli contro capolavori di pietra, remote divinità mesopotamiche, patrimonio dell’umanità in una delle più antiche città del mondo.

Lo abbiamo raccontato. Ma non lo abbiamo fatto mostrando il video così come è stato prodotto. Lo abbiamo smontato. Privato di quelle tecniche e di quegli artifici che ne fanno un perfetto strumento di violenza strategica. Perché anche questa è violenza strategica. Anche se non scorre il sangue, se nessuno viene arso vivo o lanciato da un tetto.

Per noi è violenza strategica anche il video in cui l’ostaggio John Cantlie viene costretto a diventare portavoce del Califfato. O il reportage concesso ad una testata occidentale, il magazine Vice grazie al quale  il quale i terroristi comunicano al mondo, in modo patinato, la loro ideologia. Anche questa è violenza strategica, terrorismo mediatico.

In queste ore sentiamo che siamo in tanti a pensarla così.

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