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Ilva: Se l’Italia riparte da Taranto… Taranto da dove riparte?

 

Taranto riparte da dove non è mai partita, da uno slittamento di tutto ciò che da tempo avrebbe dovuto aver vita. Un risanamento ambientale che mai vede luce. In questi giorni si stanno svolgendo  audizioni  informali per l’esame   del decreto legge sull’llva , per gli aspetti legati anche allo sviluppo della città di Taranto. Per le  commissioni Industria e Ambiente del Senato sono stati, dunque, ascoltati  il commissario Pietro Gnudi e la custode giudiziario Barbara Valenzano. Quest’ultima ha fatto una panoramica della situazione, partendo da  luglio 2012, quando tutto ebbe inizio, sulle attività continue di monitoraggio all’interno dello stabilimento da parte dei custodi giudiziari, sugli sviluppi  che riguardano le norme ed i decreti in questi ultimi anni per giungere a definre i contorni di questa vicenda nello stato attuale e trovare soluzioni o possibilità di inserimento nella  nuova norma  del Governo.

Dalle parole del custode giudiziario, subito si comprende che, a causa dei diversi decreti, “ vengono ulteriormente prorogati i tempi di attuazione delle prescrizioni Aia” e  “si conferma la protrazione della tempistica per l’attuazione degli interventi”.  Si prevede  che entro il 31 luglio 2015 vengano  rispettate almeno l’80% delle prescrizioni previste entro la medesima  data, ma  “non si specifica però a che interventi ci si riferisca per il 20% delle prescrizioni escluse”, quindi nella area percentuale  “potrebbero rientrare gli interventi più onerosi e quelli che coincidono con le attività più importanti per la tutela della salute dei cittadini”. A questo punto emerge che ciò che viene posticipato riguarda gli interventi più cospicui, più rilevanti per il territorio tarantino, come la copertura dei parchi minerali. Andrebbe, dunque, codificato quel 20%, andrebbero indicati risorse economiche,  tempistica,  si dovrebbe , insomma, come indica il custode stesso in audizione, tener conto dei punti critici del siderurgico, quali nastri trasportatori, i fog cannon che non sono in grado di contenere le emissioni  di polveri.

Valenzano continua nel suo percorso di esame della situazione,  aggiungendo che, in riferimento  all’area  Gestione Rottami Ferrosi,   la copertura  prevista all’inizio della discarica paiole, è stata realizzata poi  con un sistema a cappe mobile e  fog cannon ,  installate per l’estrazione, ma   non risulta una soluzione  adeguata. Si auspica, dunque, che si possa sanare questo problema, perché tecnicamente questi sarebbero  palliativi.   Ma l’analisi dei punti critici continua, indicandone una grave, individuata nelle  gallerie dell’Ilva, usate  per l’approvvigionamento d’acqua per il raffreddamento degli impianti dell’area a caldo, attualmente “ in uno stato di collasso hanno seri problemi strutturali”.  Valenzano aggiunge che “che non sono previsti interventi per la copertura dei suoli né sono previsti interventi di bonifica per le pavimentazioni delle aree interne allo stabilimento “ e che “continuano a registrarsi, con una certa frequenza, fenomeni di slopping, con evidenti effetti sulla città”.
Sono stati ascoltati il procuratore capo di Taranto, Sebastio, il procuratore di Milano,  Greco,  il sostituto procuratore di Milano, Civardi e saranno sentiti    a giorni gli interventi  di   Vendola,    Stefàno e  Prete, rispettivamente, Presidente Regione Puglia, Sindaco di Taranto e   presidente dell’Autorità Portuale di Taranto.

Che sarà di tutto questo legiferare, decretare, scrivere, analizzare, senza che qualcuno venga qui, si metta con una sediolina sotto i camini, si affacci per un giorno intero ai balconi del rione Tamburi, a ridosso dello stabilimento, e stenda le proprie lenzuola, respirando aria e diossina, mentre i minerali brillano tra i capelli?

Che sarà di tutte le voci e le parole spese nei nostri cortei? E dei giovani che chiedono futuro che dire? Nella norma c’è un posticino per loro? Se la Costituzione Italiana sancisce il sacrosanto diritto alla salute, al lavoro, perché a Taranto questi diritti non vengono rispettati? E’ lavoro ciò che inquina? E’ lavoro ciò che porta malattie? E’ giusto ripartire da qui? Sempre da qui…senza che un solo euro venga realmente ancora speso in favore della prevenzione? Taranto non ha bisogno di nuovi ospedali per curarsi, mentre qualcuno produce inquinando ancora. Taranto ha bisogno di non ammalarsi.

E se qualcuno ancora crede nella favola che dai quei camini esca aria pura, venga qui a depurarsi.

Se l’Italia riparte da Taranto… Taranto da dove riparte?
Tutto spostato in avanti, per ora, tutto posticipato…e di questo continuo ripartire da qui e dal nostro acciaio la città intera s’è stancata.

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