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Perlasca, il Giusto

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Perlasca, il Giusto

 

Giorgio Perlasca è un Giusto, che inganna e mente per fare del bene. Un uomo che strappa dalle camere a gas 5218 ebrei ungheresi. Un uomo che non racconterà mai la sua storia. Un eroe silente, che resta quasi dimenticato, fino alla fine degli anni ottanta, quando delle donne in Israele si incontrano e ricordano quell’italiano, che facendosi credere il console spagnolo, da piccole a Budapest, le aveva salvate dall’olocausto.

Nasce così l’esigenza di ritrovarlo, è a Padova, un pensionato, un uomo apparentemente normale, ma loro conoscono la verità, è un uomo straordinario, così di li a poco raccontano il miracolo di Giorgio Perlasca, e a lui giungono le più grandi onorificenze dello stato d’Israele, la cittadinanza onoraria e come giusto tra le nazioni viene piantato un albero in suo onore al museo Yad Vashem di Gerusalemme, ogni cosa è illuminata dal suo umile stupore.

Jorge Perlasca, il cui vero nome non è Jorge ma Giorgio e che in realtà non è spagnolo ma italiano, era stato un fascista, iscritto al partito e aveva combattuto come volontario nella guerra d’Etiopia e in quella di Spagna ma dopo l’alleanza con la Germania e la mostruosità delle leggi razziali, aveva deciso di tenersi lontano da tutto quello orrore rifiutando di aderire alla repubblica sociale italiana e diventando un commerciante di carni, trasferendosi per questo nella capitale ungherese.

Ma anche l’Ungheria nell’inverno del 1944 è ormai un paese retto da un governo filonazista, le croci frecciate di Szálasi, e occupato dai tedeschi, che malgrado l’atteso arrivo della armata rossa sovietica continuano a perseguire il più vile e inconcepibile degli obbiettivi, deportare e uccidere tutti gli ebrei nei campi di concentramento.
Anche Giorgio Perlasca viene per un periodo internato dai nazisti, che lo privano dei documenti, ma scampato alla prigionia e memore dei suoi trascorsi in Spagna si reca al consolato dove gli danno un nuovo passaporto e lo rendono cittadino spagnolo, offrendogli la possibilità di restare lì ad aiutare.

Quando il console Sanz Briz si mette in fuga verso la Svizzera, Perlasca sente che non può restare a guardare degli esseri umani, marchiati, umiliati, deportati o uccisi sul Danubio e così si presenta al Ministero degli esteri ungherese come: Jorge Perlasca, il nuovo console spagnolo.
Per giorni, con documenti falsi, rende cittadini spagnoli più ebrei ungheresi possibili, sfamandoli e proteggendoli sotto il veto di un paese neutro.
Grazie ai suoi salvacondotti, più di cinquemila esseri umani avranno salva la vita e con un ricatto impedì
anche l’incendio e lo sterminio nel ghetto di Budapest, dove vivevano 60.000 ebrei ungheresi, minacciando al ministro degli interni una fittizia ritorsione legale ed economica spagnola.

Avrebbe potuto andarsene, Giorgio Perlasca, mettersi al sicuro, salvare la propria vita, ma era un uomo troppo umile per pensare solo a se stesso. Era semplicemente un Giusto.

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