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Chi ci vuole schiavi, ci vuole anche indifferenti

 

Forse schiavi lo siamo anche noi. Schiavi delle cose che rincorriamo tutti i giorni. Schiavi di una vita frenetica che ci lascia sempre insoddisfatti. Schiavi dei soldi che non ci bastano mai. Schiavi di un lavoro che non abbiamo o che ci rende la vita impossibile. E ancora, schiavi delle nostre ansie e delle nostre paure, dei luoghi comuni e dei pregiudizi. In occasione della giornata mondiale della pace, Papa Francesco ci chiede di mobilitarci contro la schiavitù che si va diffondendo nel mondo. Ma per cogliere il senso profondo di questo appello dobbiamo partire da noi. Ci sono tante forme di schiavitù, alcune più estreme e violente di altre, alcune più manifeste altre più occulte, alcune più vicine altre più lontane. Ma tutte interrogano la nostra vita e il nostro rapporto con gli altri.

La schiavitù è anche un problema nostro. La vita che conduciamo è libera solo in apparenza perché tutti i giorni ci muoviamo entro uno spazio fortemente limitato da mille fattori che forse non abbiamo scelto “liberamente” ma che abbiamo sicuramente accettato. Pensiamo alle condizioni di sottomissione e sfruttamento in cui ci hanno ridotto il predominio del denaro e la divinizzazione dei mercati, “la dittatura di un’economia senza volto”, la legge della competizione selvaggia e della corruzione, della speculazione finanziaria e dell’individualismo. Pensiamo a ciò che impedisce la nostra piena realizzazione e condiziona pesantemente le nostre relazioni con gli altri.

Chi ci vuole schiavi, ci vuole anche soldati, individualisti, insensibili e indifferenti. Non è per caso che siamo sempre sul piede di guerra e ci curiamo sempre meno delle sorti di chi sta peggio, che vive lontano o che verrà dopo di noi.
Noi non reggiamo più questa vita così come il mondo non può più reggersi sulla legge del più forte, dello sfruttamento della vita e della persona umana, dell’uomo sull’uomo, dell’uomo sulla donna, dell’uomo sulla natura e sull’ambiente. Così ci stiamo autodistruggendo. Prenderne coscienza è importante. Costa fatica, mette paura ma induce all’azione e apre la strada al cambiamento.

La lotta contro la schiavitù moderna è la lotta per il futuro, perché noi tutti possiamo goderne uno, libero e dignitoso. A partire da tutti quei bambini e quelle bambine, quelle donne e quegli uomini che continuano ad essere violentati, venduti, sfruttati senza pietà.

La lotta contro la schiavitù comincia da noi e dall’impegno che metteremo per liberarci dalle catene invisibili che ci portiamo addosso. Riscoprire la nostra umanità, rinnovare i rapporti interpersonali e trasformare le relazioni sociali: questo è il compito che ci attende se non vogliamo più essere vittime e complici del sistema che ci rende schiavi. E’ il passaggio dall’età del consumismo, dell’individualismo e dell’indifferenza all’età della fraternità che dobbiamo forzare. Il 2015 sarà un anno importante. Dovremo prendere molte decisioni difficili e imparare ad “agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. Facciamo in modo che sia un passaggio di libertà.

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