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“Che mondo abbiamo costruito ?” E’ una domanda che debbono porsi anche i giornalisti

 

“L’Europa si dia da fare, organizzi lo scambio di informazioni, faccia vedere che esista …” l’opinionista del talk show lancia tuoni e fulmini, ha un copione collaudato (prima della fine della giornata, facendo zapping, Avrò modo di ascoltarlo un altro paio di volte, su canali diversi), Ed alcune delle sue affermazioni sarebbero pure condivisibili …Se non ti ricordassi che lui, ed il suo giornale, da anni scrivono che ci vuole “meno” Europa. Adesso invece invoca – per le istituzioni di Bruxelles – poteri che non possiedono. A meno che gli stati nazionali, anche alla luce dei fatti di Parigi, non rivedano le proprie posizioni.

“Siamo tutti  – piu’ o meno – Charlie” ma per lo spazio di un pomeriggio, In attesa che gli stessi esperti (oggi del terrorismo, Ieri della crisi economica, domani chissà…), nel giro di qualche giorno, tornino ad occupare le stesse seggioline, In un altro studio televisivo, per discutere e dividersi seguendo sempre lo stesso schema (il duro e il compassionevole, l’amico della Fallaci e quello di Terzani,  il privatizzatore ed il difensore del servizio pubblico ..). Qualcuno e’ in giro dall’11 settembre, ha messo i capelli bianchi e qualche chilo in piu’: eppure, dopo tutti questi anni, le casalinghe non hanno ancora capito la differenza fra sciiti e sunniti  (e nemmeno io mi sento tanto sicuro sull’argomento).

Anche ai francesi piacciono i dibattiti in tv, Non hanno rinunciati a farli nemmeno durante l’emergenza, Cercando di trovare una definizione a quanto sta accadendo. Fra le tante che ho sentito – negli ultimi giorni  –  quella piu’ calzante e’ “undici settembre culturale”. Ovvero: quando hanno colpito New York gli integralisti hanno utilizzato gli aerei per abbattere i grattacieli.. Gli americani – per la prima volta – si sono sentiti aggrediti sul proprio territorio. E molti si sono allora arruolati per andare a colpire le radici del male, nascoste in paesi lontani (Afghanistan, Iraq, etc.). A Parigi invece e’ stato colpito un giornale, ed i francesi si sono sentiti – innanzitutto – aggrediti sulla maniera di stare insieme. Sul proprio spazio, Piu’ che fisico, “Culturale” appunto.  Che passa anche da come si fa ironia, perfino nel modo osceno e pesante di “Charlie Hebdo”. Se il nemico e’ annidato – anziche’ nel deserto – nel tuo supermercato di quartiere – come si fa allora a  batterlo? Io lavoro a Bruxelles, di fronte alla commissione europea. C’e’ una moschea duecento metri di distanza. Ci passo davanti quando vado a fare la spesa. Cosa dovrebbe fare l’Europa per proteggermi ?

I francesi non hanno ancora, evidentemente, la risposta. Ma mi convince la maniera in cui la stanno cercando: andando in piazza, a parlarsi (oppure restando silenziosi, ma sempre in compagnia). Anche la’ c’e’ chi passa le ore a riempire i social network di invettive ma intanto nessuna maestra  – a scuola – ha eluso l’argomento. Consapevole che in classe poteva esserci qualche ragazzo ebreo (la Francia ne ospita la piu’ grande comunita’ in Ruropa) o musulmano (idem). E se qualcuno voleva saperne di piu’ e’ stato invitato a leggere, magari un “petit quotidien”, un giornale per ragazzi. (date un’occhiata  a    www.playbacpresse.fr ). “Che mondo abbiamo costruito ?” E’ la domanda di una mamma che, per prendere i figli a scuola, attraversava i marciapiedi insanguinati davanti alla redazione di “Charlie Ebdo”. E’ una domanda che debbono porsi anche i giornalisti, se davvero voglio essere operatori “culturali”.

Quelli del piu’ importante quotidiano del Belgio (bersaglio di un attentato – lo scorso anno – al museo ebraico, con quattro vittime) hanno deciso di dedicare all’argomento un inserto di quattordici (avete letto bene, 14) pagine di analisi e commenti. Nell’introduzione si spiega l’esigenza di interpellare “specialisti, attori sul campo, persone che vivono insieme a noi, di altre generazioni, di altre origini, di differenti estrazioni sociali, di religioni/convinzioni diverse in grado di colmare il divario fra la realta’ e la nostra percezione. Sara’ piu’ utile ragionare che passare all’accusa, alla denigrazione, all’odio ed alla vendetta.”. Una ricerca sofferta e faticosa, come avviene in tutti i momenti di crescita (i nostri figli ne sanno qualcosa…). Mi ha colpito che – lo stesso giorno – il piu’ importante quotidiano italiano abbia scelto invece di ripubblicare un’intervista  di Oriana Fallaci (interessantissima, non c’e’ dubbio) ad un’attentatrice palestinese. Realizzata pero’ nel 1970.  Una decina d’anni  – insomma – prima della nascita degli assassini di Charlie Hebdo, che dicevano di aver agito proprio per difendere gli oppressi, quelli della Palestina in primo luogo. Ed hanno finito, da musulmani, per uccidere (anche) altri musulmani, come succede in tanti  altri paesi – da anni – ma senza la diretta durante i talk show del pomeriggio.

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