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Tutto il mondo a Parigi. Perché oggi e sempre: “Nous sommes tous Charlie”

 

Oggi il mondo libero, persone di qualsiasi credo religioso, di qualsiasi colore politico, di lingue, storie e culture diversissime tra loro, si ritrovano a Parigi per dimostrare contro la barbarie fondamentalista, contro l’oscurantismo, il “negazionismo” e contro coloro che, uccidendo i vignettisti di Charlie Hebdo, avevano creduto che così si potesse fermare la forza delle idee, la forza disarmante della satira senza confini né rispetto per ogni tipo di autorità e censura. Già migliaia di persone sono convenute a Place de la Repubblique, luogo storico delle manifestazioni parigine, per prtecipare alla “Marche Republicaine” che arriverà fino all’altr grande piazza della Gare de Nation. 

Tre cortei sfileranno per ore, con oltre un milione di Cittadini Europei, per una “Mache Republicaine”, che vede per la prima riuniti il capo del governo israeliano Netanyahu e il presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen, insieme ad altri 47 capi di stato e di governo dei paesi occidentali, africani e mediorientali: cristiani, ebrei ed islamici uniti nel dolore e nel cordoglio per 17 vittime. A vigilare sulla sicurezza dei partecipanti ci saranno non meno di 5.500 addetti, tra forze dell’ordine e militari, oltre agli agenti dei servizi segreti di mezzo mondo.

Saremo proprio noi, oggi tutti francesi e “cittadini del mondo”, con le armi della pacifica convivenza, della solidarietà, della libertà di espressione a combattere la barbarie armata di un fondamentalismo religioso che uccide per primi proprio chi crede nell’Islam pacifico e si riconosce nei valori della tolleranza e della pace.

Questa mattina, il Presidente della Repubblica francese, Hollande, ha ricevuto una delegazione di rappresentanti della comunità ebraica, colpita ancora duramente in questi giorni. “L’antisemitismo, il negazionismo non sono delle opinioni, sono dei delitti”, ha stigmatizzato il primo ministro francese, Valls, anche perché “senza gli ebrei, la Francia non sarebbe più la stessa”. In effetti, la Francia è l’avamposto della convivenza tra i 600 mila ebrei (la metà di quanti risiedono in Europa) e i 5 milioni di musulmani (la più grande comunità d’Europa). Non a caso, oggi i media francesi riservano ampio spazio agli “eroi musulmani” che hanno difeso le vittime di Charlie Hebdo e gli ostaggi dell’Yper Marchè Cacher.

Hollande ha invitato alla Marcia repubblicana i tre ex-presidenti della Repubblica (Sarkozy, Chirac e Giscard D’Estaing, questi ultimi, molto anziani, non parteciperanno per motivi di salute), oltre a tutti gli ex-primi ministri e ai rappresentanti dei partiti e dei sindacati. Unica eccezione al coro unanime di partecipazione, il fondatore del Front National, Jean Marie Le Pen, e sua figlia, Marine Le Pen, che hanno ribadito di non sentirsi “Charlie” e hanno strumentalmente cavalcato l’emotività irrazionale di quanti si sentono minacciati dal fondamentalismo islamico, riproponendo la pena di morte per gli attentatori.

Sarà per la destra oltranzista un autogoal, dopo l’ondata montante delle ultime elezioni locali ed europee, che avevano visto il Front National trionfare. Proprio nelle città delle regioni, dove più forte è la presenza dei “lepenisti”, nel Sud della Francia, si sono tenute manifestazioni imponenti in solidarietà alle vittime di questi giorni, con due slogan inequivocabili: “Noi siamo tutti Charlie” e “Resistenza”.

Ancora nella notte appena passata, un altro atto di violenza si è consumato contro la stampa libera: ad Amburgo è stata data alle fiamme la redazione del Morgenpost, che aveva pubblicato alcune vignette di Charlie Hebdo. Segno che l’Internazionale fondamentalista è viva e gode di appoggi impensabili in tutto il continente.

Quella di oggi sarà, dunque, la prima e nuova forma di Resistenza di tutta l’Europa contro l’oscurantismo, la barbarie, la violenza, il negazionismo, che mai si sia vista dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Oggi più che mai ci sentiamo “Tutti Charlie”!

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