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C’è molto da fare per il movimento antimafia

 

Qualche considerazione ai margini dell’Assemblea Nazionale di Avviso Pubblico tenutasi ieri al Campidoglio, mentre piombava la notizia clamorosa ma non inaspettata, degli arresti e degli indagati predisposti dalla Procura di Roma contro la presenza della mafia nel (e attorno al) Comune di Roma durante la sindacatura di Alemanno, anche lui indagato.

Avviso Pubblico ha aderito alla petizione al Parlamento Europeo per l’antimafia promossa dal Centro Pio La Torre, da Articolo 21 e Libera Informazione su Change.org che ha già avuto quasi 50.000 firme in Italia. Avviso Pubblico, associazione di enti locali che si pone l’obiettivo di contrastare la presenza delle mafie e della corruzione nella gestione delle amministrazioni, ha annunciato inoltre di avere istituito un Osservatorio parlamentare per sollecitare e monitorare l’attività legislativa antimafia.

È importante rilevare la condivisione degli obiettivi fondamentali della petizione: il Parlamento Europeo istituisca una Commissione speciale antimafia e anticorruzione e una Procura europea; armonizzi la legislazione dei paesi membri per il contrasto alla criminalità organizzata anche di stampo mafioso (dall’introduzione della fattispecie giuridica dell’associazione mafiosa, dalle misure di prevenzione patrimoniale, alla gestione dei beni confiscati).

La questione antimafia e anticorruzione assume rilievo centrale nell’agenda politica italiana, ma anche europea, per tutelare diritti e libertà, sottrarre le enormi risorse del circuito illegale per destinarle alla crescita, per spezzare lo storico intreccio tra affari, politica, mafia, come dimostra l’affaire di Roma. Tutto ciò deve essere potenziato da un analogo impegno a livello europeo. La responsabilità principale oggi ricade nel Governo italiano in quanto presidente di turno dell’Ue e per l’esperienza storica antimafia vissuta nel paese.

L’Italia vanta la più antica legislazione antimafia che rappresenta un modello il quale oggi, dopo l’indebolimento provocato dalle azioni demolitrici dei governi di centrodestra berlusconiani, deve essere rafforzato e adeguato alle evoluzioni delle mafie. Pertanto va superato rapidamente l’ostruzionismo non dichiarato in corso nel Parlamento italiano sulle varie proposte di adeguamento legislativo relative alla prescrizione breve, all’autoriciclaggio, al superamento delle criticità del cosiddetto Codice antimafia già segnalate sin dal 2011 dal Centro La Torre, sulla gestione dei beni confiscati e la governance dell’Agenzia, sul sostegno alle vittime di mafia, racket e usura. Comunque tutto ciò non sarà basterà, è emersa da qualche tempo lì esigenza di rivisitare il 416 bis viste le difficoltà interpretative giurisprudenziali emerse in diversi procedimenti giudiziari soprattutto al centro nord  contro nuove forme di reati finanziari e associativi per i quali la mafiosità è sembrata sfuggente. La rivisitazione dovrà riguardare le leggi antiusura e antiracket e la tutela delle vittime non incoraggiate purtroppo dalle lungaggini burocratiche e difficoltà interpretative. La stessa recente modifica del 416 ter sul voto di scambio alla sua prima applicazione processuale ha mostrato subito la sua debole efficacia attuativa per qualche emendamento introdotto last minute che ha prescritto l’obbligatorietà della prova dell’uso della violenza mafiosa per il voto chiesto dal mafioso per il candidato.

C’è molto da fare per il movimento antimafia, nel rispetto del suo pluralismo e delle sua diversità culturali, e soprattutto per la politica. Il Parlamento vive le contraddizioni di una maggioranza e di un’opposizione non coesa sui temi di fondo.

Reintrodrurre la penalità per il falso in bilancio concordandolo con coloro che l’hanno depenalizzata è un’operazione al limite dell’impossibile. Altrettanto difficile è colpire l’autoriciclaggio discutendolo con coloro che in questi anni non hanno visto l’origine illegale dei capitali, o peggio l’hanno sanata, o addirittura la vogliono premiare come nel caso del godimento personale. Dunque la soluzione finale spetta alla politica,. Infatti, la giustizia grazie alla legislazione antimafia inaugurata dalla legge Rognoni-La Torre, riesce a reprimere gran parte dei fenomeni criminosi, la politica deve semplicemente prevenirla staccando la spina, finalmente, al circuito politico-affaristico mafioso.

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