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Grillo, i sogni e la scrittura che si asciuga

 

Viviamo in un’ poca di comunicazione sintetica, più di titoli che di testi. E Più ancora che di titoli di sms, di messaggini elettronici. L’enorme quantità, la facilità di raggiungere l’ altro con un messaggio obbliga a paletti, a regole automatiche. Conta più il numero delle battute che il contenuto. La sintesi, in un momento in cui siamo inondati di messaggi è una gran cosa ma questa scrittura asciugata cui tutti ricorriamo si presta anche a molti equivoci. Ce ne accorgiamo tutti i giorni. Invii una battuta con un sms a un amico e quello non ti risponde perché non capisce che è una battuta, oppure perché ha paura che uno scambio scherzoso tra amici, quello che una volta in francese veniva definito un pour parler, venga intercettato e, ri-versato nella parola scritta, diventi una montatura o una prova a suo carico di aver commesso un fatto inesistente.
Il problema è che la comunicazione tra persone (un professionista direbbe face to face), quando le persone che si parlano sono presenti, la comunicazione avviene a più livelli. C’ è un contenuto (ciao) e una guida alla lettura (dico ciao e digrigno i denti, faccio la faccia seria o, peggio, minacciosa. Oppure, all’opposto, dico ciao e accompagno il mio ciao con un sorriso bello, aperto, cordiale; un invito a fermarsi, a stare insieme, a iniziare una serata piacevole). Il contenuto è lo stesso (ciao), del tutto diverso il senso, la qualificazione del messaggio. Nella scrittura asciugata per quanto si cerchi di sopperire con ricorso a faccine ed altri modesti espedienti, manca una guida alla lettura (il mio volto, la mia postura, il contesto in cui dico questo ciao).
Il caso di Grillo, la sua affermazione di questi giorni (“sono stanchino”) può essere letta in molti modi, avere significati e conseguenze molto diverse. La prima lettura che molti media ne hanno dato è stata quella di stanchezza. Di fronte a tante contestazioni, a tanti errori, o giudicati tali, un momento di debolezza, quasi una resa, quantomeno la necessitò di fare un passo indietro. Solo nei giorni successivi alcuni media si sono accorti che quella affermazione aveva un riferimento a un film famoso, Forrest Gump, superlativamente interpretato da Thom Hanks (a proposito chissà perché la Mostra del cinema organizzata da la Biennale, non ha mai dato un leone alla carriera a questo splendido attore?).
Il protagonista del film, quando viene lasciato dalla donna che amava, si mette a correre, non ha nessuna meta, nessuna determinazione, sente solo la necessità di scaricare quell’energia vitale che in tutta la vita ha accumulato senza mai riuscire ad esprimerla, a darle una forma compiuta. E corre, corre senza mai fermarsi. Un po’ alla volta quest’uomo che corre attraverso l’America, che non ha mai enunciato un programma, spiegato un disegno, il significato di questa corsa che lo porterà ad attraversare il suo paese e a ripercorrerlo poi all’indietro da Oceano a Oceano, incuriosisce sempre più persone. Molti, e sempre in numero maggiore, si uniscono a lui. Forrest Gump non dice mai una parola, non incita nessuno, il suo silenzio diventa un contenitore per moltissime persone. Ognuno lo segue mettendo in quella corsa, in quell’impegno fisico, i propri sogni, le proprie speranze ciò che desidera si realizzi.
Raggiunto l’Oceano, Forrest Gump si volta, vede la lunga coda dei fans che lo seguivano e dice: sono un po’ stanchino. In quel momento pone fine alla propria corsa. Chi l’ha seguito si trova solo con se stesso. Ora ognuno deve fare i conti con se stesso, con i propri problemi. Deve riprendere su di sé ciò che aveva proiettato su qualcos’altro. L’illusione che correre dietro a qualcuno risolva i problemi è finita. Chissà se Grillo ha voluto dire questo? Consapevole o meno che ne fosse. Ha cominciato a correre quando si è convinto che la sua donna (la democrazia, il governo, alcuni diritti), l’avevano abbandonato. Ha corso a lungo. Molti l’hanno seguito: Ora si è voltato e ha detto “sono un po’ stanchino”. Ora siete soli con i vostri problemi. Li avevate posti fuori di voi, ora dovete riprenderli dentro di voi. Siete voi che dovete risolverli, dare un senso alla corsa che avete fatto.

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