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Facciamo sì che Greta e Vanessa, ma anche Paolo, Gianluca, Marco e Giovanni tornino presto nelle loro case

 

Greta Ramelli e Vanessa Marzullo si trovavano in Siria per portare aiuti alla popolazione colpita da una guerra che dura da più di tre anni, nella notte fra il 31 luglio e il I agosto sono state caricate su un furgone da una decina di guerriglieri armati, da quella notte delle due ragazze non si hanno più notizie. Ieri la Farnesina ha confermato il loro rapimento che al momento non è stato rivendicato da alcun gruppo. Sul web le reazioni alla notizia non si sono fatte attendere, qualcuno ha detto che forse adesso i giornali torneranno a parlare della Siria. Molte persone hanno argomentato con parole che feriscono non solo i familiari di queste due giovani donne, ma le tante persone vicine al dramma siriano. Come già è avvenuto in passato riguardo altri rapimenti, da quello di Enzo Baldoni a quello di Vittorio Arrigoni, fino a quello di Rossella Urru, i commenti sono più o meno gli stessi: “Ma cosa ci sono andate a fare laggiù?” “Quanto ci costerà il loro rilascio?” “Basta con questo buonismo!” “Ma se avevano voglia di aiutare qualcuno perché non se ne stavano in Italia che c’è gente qua che non ha di che mangiare”. Io la realtà della guerra, per quanto possa osservarla e ascoltare le testimonianze delle persone coinvolte, non posso conoscerla, conosco il mio paese e so che qua, per quanto si viva in una crisi profonda, non stiamo sotto attacco costante di bombe o di altre armi, non moriamo di fame. Il lavoro di chi, pur conoscendo i rischi, va nei luoghi della disperazione è prezioso, penso ai volontari, ai cooperanti e ai testimoni come i giornalisti e i fotoreporter che, pur rischiando la loro vita, cercano di fare informazione. Essere dimenticati dalla comunità internazionale è una ferita che si aggiunge alle altre, in Siria si muore da troppo tempo, ci sono cifre che se ci pensiamo razionalmente ci sembrano incredibili: 170.000 morti di cui, secondo l’Unicef, 11.400 sono bambini, milioni di profughi. Non è stato possibile aprire nessun canale umanitario, in molte zone non è possibile reperire cure mediche, farmaci, cibo e acqua. In Siria ci vivono persone come noi, famiglie, bambini che dovrebbero andare a scuola e giocare, chi pensa a loro? Greta e Vanessa non sono le uniche italiane rapite in terre straniere di cui non si più hanno notizie, in Siria da oltre un anno non sappiamo che ne è stato di Padre “Abuna” Paolo Dall’Oglio, il religioso che si adoperava per il dialogo fra cristiani e musulmani. Nel marzo scorso in Libia è stato rapito Gianluca Salviato, impiegato in una società che opera nel settore delle costruzioni e sempre in Libia è stato rapito il tecnico Marco Vallisa. Dal Gennaio del 2012 non si hanno più notizie del cooperante Giovanni Lo Porto, sequestrato in Pakistan dove lavorava per una ong tedesca. Greta e Vanessa hanno avvertito l’importanza di recarsi sul posto, portare aiuto e testimoniare le atrocità che la popolazione siriana sta vivendo, sono ragazze giovanissime, hanno 20 e 21 anni, sono mosse dallo stesso spirito che anima moltissimi volontari come quelli di Emergency o quelli di Medici Senza Frontiere che al momento stanno cercando di far fronte alla più grande emergenza dovuta al virus ebola in Africa. Cosa sarebbe di molte persone senza il contributo dei volontari, cosa ne sarebbe stato di noi italiani 70 anni fa senza l’aiuto di persone provenienti da altri paesi? La solidarietà e la cooperazione fra i popoli non è solo altruismo è un modo per conoscere davvero quello che vivono altre persone e stringere importanti relazioni umane. Chi cerca di lavorare per la pace, per la salute di altre popolazioni sta lavorando anche per tutti noi che viviamo in luoghi sicuri, perché il dilagare di guerre e di malattie mette in pericolo proprio tutti, non è buonismo questo è solo banale buon senso. Ci auguriamo che Greta e Vanessa come Paolo, Gianluca, Marco e Giovanni, riescano a tornare presto nelle loro case, ci auguriamo che un domani non ci sia il bisogno di mettere a rischio la propria vita per cercare di aiutare gli altri o per motivi di lavoro.

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