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La sinistra cerca unità: con Civati, Cuperlo e Vendola ne discutono in migliaia. Non fa notizia

 

Ci domandiamo: ma come si fabbrica un articolo?  Ma come si scelgono le testate per redigere una rassegna stampa? A Livorno si è svolta una “tre giorni”, PolitiCamp promossa da Pippo Civati  che trova spazio sui media quando fa  il Pierino , simpatico, ragazzaccio, dalla battuta facile. Uno dei “ ribelli” così  i grandi giornali definiscono  lui e chi altri osa dissentire da Renzi l’unico.  Da ragazzaccio , sempre secondo  i media, si trasforma in uno che fa sul serio, che si mette in testa di ricostruire la sinistra certo non da solo e fa ancora notizia perché si pensa voglia andarsene dal Pd, che trami con i Cinque stelle. Anche  Grillo non lo vede bene e rimprovera i suoi che vanno a cena con lui. Accade che Civati promuova una “tre giorni”, PolitiCamp, che si svolge a Livorno. Undici dibattiti con una parola chiave, possibile. Si parla di parità, partecipazione,cultura,il partito delle possibilità, legalità, il Sud, l’economia, il sindacato, la sinistra. Annuncia la nascita di una associazione che, ovviamente, si chiamerà “ Possibile “ e di un sito omonimo . A confrontarsi  una settantina di “ ospiti”, da Vannino Chiti a Fabrizio Barca, Gianni Cuperlo, Nichi Vendola, Corradino MIneo,Maurizio Landini,  Stefano Fassina, Filippo Taddei, segreteria Pd, responsabile economia,Walter Tocci, Vincenzo Vita, Pietro Folena,Marco Besostri, Monica Frassoni, e tanti altri e altre esponenti di associazioni, movimenti, persone reali della società civile, come si dice. A conclusione si conteranno nelle tre giornate  con circa sei mila presenze. E Pippo non fa più notizia. A Livorno, nel parco di Villa Corridi, non arrivano editorialisti, inviati,retro scenisti, commentatori all’acqua di rose. Le telecamere non si sprecano. Pensate che noia sentir discutere di ricostruzione della sinistra. Volete mettere Renzi che ne spara qualcuna delle sue, l’ultima quella dei mille giorni che ci porteranno ad una Italia paradiso terrestre. Peggiora il debito pubblico, la povertà tocca sei milioni di italiani, la disoccupazione cresce, ma con un bel job acts si risolve tutto. A conclusione della prima giornata però le notizie girano, qualche giornale ,radio e tv locali, fanno sapere che a seguire i primi dibattiti c’erano un migliaio di persone e forse più, che erano stati  prenotati 350 vassoi per la cena ma si era dovuto in gran fretta ordinare un centinaio di pizze, che in tanti avevano cercato bar e pizzerie nei pressi per poi tornare in Villa e fare le ore tardi.  Non solo, i partecipanti erano in gran parte giovani e donne che non si perdevano neppure una virgola delle discussioni in corso, ponevano domande, insomma partecipavano.

Accadeva così che nella giornata di sabato qualche giornalista delle testate che contano si faceva vivo tanto per prendere contatto e qualche notizia usciva, pagine molto interne, in basso. Intanto prendeva contatto e e te che aveva seguito tutti i dibattiti chiedevano se Vendola entrava nel Pd schierandosi con Civati o se Civati con Vendola facevano un nuovo partito, se Migliore che aveva lasciato Vendola era o no della partita, se Cuperlo  era della partita, se Chiti, Corradino MIneo, Tocci, lasciavano il Pd. Domenica avevano a “disposizione” Civati, Cuperlo, Vendola. Interviste a raffica,telecamere e microfoni. Deludevano le loro speranze: si trattava solo ( sic) di ripensare e ricostruire una sinistra , nel Pd e fuori. E loro insistevano su scissioni, nuovo partito. Dal palco li deludevano ancora.   Nichi Vendola parla di una agenda a partire dalle guerre che stannno sconvolgendo, devastando, portando morte di civili, donne e bambini, in tanti Paesi con una Europa  incapace di giocare un ruolo, Stefano Fassina parla di una fase straordinaria della vicenda economica, della necessità di un passaggio di fase. L’economia, dice, è un terreno su cui si misurano le scelte di sinistra e di destra.

Democrazia, partecipazione, riforma del senato su cui dare battaglia, rapporto con le forze sociali, altri temi di iniziativa messi in luce da Vannino Chiti,   Corradino MIneo, Felice Besostri, Maurizio Landini,  Fabrizio Barca, rilanciati da Civati nelle conclusioni. Gianni Cuperlo  parla di “unità fra di noi, pensare il mondo, alzando lo sguardo, il nostro cuore sta a Gaza . Lancia l’idea di promuovere un evento in autunno  con obiettivi comuni, da condividere, ritrovando la passione della sinistra. Il tempo delle divisioni è finito, sta alle nostra spalle. E’ la risposta a quel “ Pippo e Gianni, vorrei far qualcosa insieme a voi, un’agenda  di lotte, il “nostro “ semestre europeo. E Walter Tocci ha parlato di  un  progetto di sinistra che vada oltre il renzismo. Dove sta la novità della “tre giorni”? Che  un “programma “ di sinistra nasce da tante voci che  hanno partecipato al dibattito. Non a titolo  personale ma in rappresentanza di associazioni, movimenti, che operano nel sociale, parlamentari europei,consiglieri comunali, regionali.  Civati ha ripreso tanti argomenti dal dibattito. Il primo affondo: cambiare la politica estera del nostro  Paese. “ Mettete le rose sui balconi, tirate fuori le bandiere della pace “. E poi la sinistra che deve riprende il gusto della critica, non siamo una minoranza, dice,  se passiamo  dall’io al noi”. Ancora “ c on Sel  ci si

Parla di una “ idea repubblicana della sinistra”, di una domanda di unità che deve organizzarsi. Non c’è alternativa ,conclude.  Trovate qualcosa di tutto questo nei media ? Quasi niente Di tutte le intervista fatte trovate qualcosa? Quasi niente. In compenso si trovano frasi come Civati vuol mangiarsi i rimasugli di Sel, Oppure  riferendosi ai presenti “  ci mancava Felipe  Scolari”, Per chi non lo sapesse l’allenatore del Brasile, un perdente  che di più non si  può immaginare. La cosa non meriterebbe neppure una citazione, gli idioti e i mascalzoni ci sono anche fra i giornalisti. Il bello è , anzi il brutto, è che qualche rassegna stampa, vedi Radio Radicale non ha trovati di meglio che citare queste frasi. Ridacchiando. Cosa che non fa onore a  Massimo Bordin.

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