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“Dimenticati negli obitori: quelle migliaia di salme che nessuno vuole”. La denuncia di Redattore Sociale

 

Sono migliaia in tutta Italia le salme che rimangono per mesi o anni negli obitori in attesa di essere sepolte. Non esistono dati aggregati, ma la proiezione nell’ordine di migliaia è relativamente semplice, considerando che in una ricerca di Redattore sociale su sole cinque grandi città – Torino, Genova, Roma, Napoli, Palermo – e relativa al 2012, ne abbiamo contate oltre 800.
I corpi erano di senzatetto, anziani, migranti, invisibili dimenticati da tutti. Eppure, ogni giorno erano lì, davanti alle stazioni, nei supermercati, seduti sulle panchine. Quando muoiono il loro destino non cambia: aspettano anche anni per un funerale.

La polizia ha il compito di rintracciare i parenti che spesso o non ci sono o semplicemente non vogliono farsi carico delle spese. Nei casi di morte violenta, si attende invece il nullaosta del magistrato. Per gli stranieri che muoiono in Italia l’attesa è ancora più lunga: le ambasciate hanno il compito di mettersi in contatto con i familiari e solo quando si ha la certezza che nessuno vuole occuparsi di loro, il corpo viene affidato al comune della città dove sono morti. Vengono, così, sepolti senza un funerale, né civile, né religioso.

A prendersi cura di loro a Roma è l’Ama, l’azienda municipale per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Nel 2012 sono state 260 le persone sepolte nel “campo degli invisibili” nel cimitero di Prima Porta. Il 57% era italiano e aveva un’età media di 69 anni. Tra di loro c’erano anche 99 bambini nati morti dopo la 28esima settimana, figli di mamme che non volevano o non potevano permettersi di pagare la sepoltura. Il 63,6% di loro era italiano. Nei primi sette mesi del 2013 erano già 231 gli invisibili seppelliti dall’Ama. Lo stesso avviene a Napoli: nel cosiddetto “cimitero della pietà” di Poggio Reale nel 2012 il Comune ha sepolto 70 persone, due di loro non sono state identificate. I bimbi nati morti sono stati dieci. Accanto a questo campo, c’è l’area dei “fetolini”, il “limbo” come lo chiamano gli addetti ai lavori nel cimitero: dentro delle piccole cassette vengono custoditi i feti dalla 20esima alla 28esima settimana.

A Palermo, invece, i corpi non reclamati sono stati 58, due senza un nome e 12 bambini; a Torino sono stati 284 le salme inumate, tra cui 17 bimbi. Il Comune di Genova neha sepolti 241, di cui 11 bambini.
Ma prima di essere sepolti rimangono negli obitori di tutta Italia. Solo in quello del Verano di Roma sono trenta i corpi in attesa di sepoltura, alcuni stanno lì dal 2009. Fino a dicembre tra di loro c’era anche Andrea, la trans colombiana di 30 anni massacrata di botte il 29 luglio 2013 alla stazione Termini.

Massimo Signoracci, tecnico di anatomia patologica dell’università La Sapienza di Roma, da 36 anni lavora all’obitorio del Verano e di invisibili ne ha visti tanti: “Alcuni non vengono identificati: nessuno sa chi sono. Così, sono sepolti senza nome”, racconta Signoracci. Non sempre, infatti, la polizia riesce a dare un’identità a queste persone, a ricomporre i tasselli delle loro vite. A volte rintracciano un parente, un conoscente, un compagno di viaggio e frammenti delle loro esistenze riaffiorano dall’oblio in cui sono precipitate. Oppure sono gli operatori sociali e i volontari, quelli che ogni giorno fanno il giro nelle stazioni e nelle aree più disagiate delle città, a raccontare chi sono.

È grazie alla Caritas e alla Comunità di Sant’Egidio che alcuni invisibili a volte riescono ad avere un funerale: a Roma hanno stipulato una convenzione con l’Ama per offrire alle persone che abitualmente frequentavano le loro strutture almeno una cerimonia funebre. Come racconta Carlo Santoro della comunità di Sant’Egidio: “Ultimamente abbiamo ricevuto molte richieste di aiuto da parte di famiglie che non possono offrire una sepoltura ai loro cari. Gli anziani che vivono solo con la pensione sociale e che faticano a mettere insieme due pasti completi al giorno, non risparmiano certo i soldi per il loro funerale”, afferma Santoro. “Nell’ultimo anno ne abbiamo celebrati cinquanta. Erano persone che conoscevamo, che venivano alla nostra mensa”. Tutti gli altri, invece, restano invisibili per sempre. (Maria Gabriella Lanza)

Fonte: redattoresociale.it

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