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Politici e magistrati, un contrasto che riemerge

 

E’ di nuovo guerra, tanto per cambiare tra magistrati e politici. I contrasti durano da sempre nel nostro paese tra i governi che si succedono senza sosta e i magistrati  che amministrano la giustizia in Italia. Le misure, decise in questi giorni dal governo Renzi nell’ambito della bozza per l’annunciata riforma della pubblica amministrazione che prevedono anche qualche taglio per gli stipendi annuali superiori ai 240mila euro  e annunciate ieri nella conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri, ha scatenato le reazioni indignate dell’Associazione Nazionale dei Magistrati (meglio nota con l’acronimo ANM) che, a proposito dell’anticipazione del trattato di quiescenza dei membri della Corte Suprema di Cassazione ai settant’anni invece che ai settanta due, peraltro giudicato indispensabile in una sentenza della Corte Costituzionale in cui i giudici della Consulta  hanno scritto:” l’indipendenza degli organi giurisdizionali si realizza anche con l’apprezzamento di garanzie circa lo status dei componenti nelle sue varie articolazioni concernenti, fra l’altro, oltre alla progressione in carriera, anche il trattamento economico.”

Ora la questione che trova di nuovo di fronte i rappresentanti di quelli che, secondo la costituzione  repubblicana, sono due poteri fondamentali della costituzione repubblicana, rischia di provocare discussioni senza fine e apparire a molti costituzionalisti come un attentato all’assetto giudiziario e far diventare ancora più difficile i rapporti tra l’uno e l’altro potere dello Stato. In contraddizione, peraltro, con la forte collaborazione che lo stesso presidente del Consiglio ha realizzato in tempi recenti con il consigliere Raffaele Cantone creato presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione a cui lo stesso Renzi ha appena attribuito poteri speciali e molte decine di funzionari che gli consentano di applicare efficaci controlli per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture (qui l’acronimo relativo è Avcp) Qui Renzi, applicando il suo noto decisionismo, ha scelto di trasferire le funzioni di controllo sui contratti dall’Avcp alla nuova struttura guidata da Cantone. Con particolare attenzione ai lavori legati all’EXPO 2015 di Milano su cui – come si ricorderà – il presidente leghista della Lombardia, Roberto Maroni, ha già più volte richiamato l’attenzione del governo, mostrando molta preoccupazione che, per la tempesta giudiziaria in corso, i lavori possano non finire in tempo per la grande esposizione internazionale.

Insomma, la preoccupazione resta e non è facile prender con chiarezza posizione. Per chi, come chi scrive, la conoscenza del passato può indurre al pessimismo ma occorre questa volta guardare al presente e al futuro e sperare in un poco di saggezza negli attuali duellanti. Per gli obbiettivi più importanti che ha oggi il nostro Paese: non dico di costruire un paese normale, come amava sentenziare molto tempo fa un noto leader del centro-sinistra, ma almeno un paese ligio nella sostanza al dettato costituzionale che ci regge.

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