Dimissioni Gentile: “ciò che ci ha animato è soltanto un principio a difesa della libertà di stampa”. Intervista al direttore de “l’Ora della Calabria” Luciano Regolo

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Il sottosegretario Antonio Gentile si è dimesso dopo le polemiche. “Torno a fare politica nelle istituzioni – scrive Gentile in una lettera al presidente del Consiglio Matteo Renzi, al segretario Ncd Angelino Alfano e al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – come segretario di Presidenza, e nella mia regione, come coordinatore regionale, aspettando che la magistratura , con i suoi tempi che mi auguro siano più brevi possibile, smentisca definitivamente le illazioni gratuite di cui sono vittima”. Sono passati pochi minuti dai lanci di agenzia con la notizia delle dimissioni del sottosegretario Antonio Gentile. E al telefono raggiungiamo il direttore del  quotidiano L’Ora di Calabria Luciano Regolo (nella foto).

Direttore qual è il tuo primo commento?
“Lo prendo come un motivo di speranza per tutte le persone che ci hanno dato, sul nostro sito, la loro solidarietà e che hanno espresso un bisogno reale di non venire prevaricati o ignorati, a fronte di elementi indizi comunque preoccupanti che avevamo denunciato per un fatto grave.  Al di là delle responsabilità che accerterà la Procura.Ciò che ci ha animato è soltanto un principio a difesa della libertà di stampa, del lavoro di una redazione di 53 persone per mandare in stampa e far leggere le notizie quali esse siano, e non certo un risentimento personale, perché se al posto del Senatore Gentile ci fosse stata un’altra persona, ci saremmo comportati allo stesso modo”.

Ti senti in trincea?
“Sinceramente no, penso  di  fare qualcosa di molto normale. Purtroppo ci sono casi o situazioni dove anche la normalità passa per eroismo. Penso di aver fatto una cosa normalissima quale quella di  difendere i diritti della mia redazione, ma anche quelli dei cittadini  calabresi, facendo tornare il giornale in edicola, per difendere la libertà d’informazione sancita  dall’articolo 21. Noi continueremo la nostra denuncia anche perché suffragati da migliaia di messaggi di adesione alla nostra campagna manda a casa Gentile, in quanto è anche il premio ad una sorta di primavera calabra di tanta gente che ha voglia  di  dire basta ai soprusi e rialzare la testa”.

Le anomalie che riguardano l’informazione e l’editoria calabrese possono rappresentare un problema per il resto dell’Italia?
“Moralmente parlando diciamo  che c’è questa persona che viene nominata sottosegretario in un comparto dove suo fratello è assessore regionale, quindi il potere di questa famiglia viene in qualche modo consolidato. Questo mi fa pensare che la Calabria venga vista solo come un serbatoio di voti. Ora questa logica è nazionale nel senso che porta la  politica sempre più lontana dai veri bisogni della gente. Questo pericolo è fortissimo perché si crea un precedente. Le dichiarazioni ascoltate nella telefonata, quei toni,  ci riportano ad un’Italia  oscurantista, paragonabili solo a quelle dell’Italia fascista. Non riesco a trovare altri precedenti simili in Italia”.

La questione informazione in Calabria deve ricevere un’attenzione particolare da parte dei media nazionali?
“Si, certamente. Prendiamo lo stampatore del giornale, lui è anche Presidente di Fincalabra (la finanziaria della regione n.d.r.) quindi questa situazione si riverbera non solo sull’editoria, ma anche su tutta l’imprenditoria e sui principali gangli  economici di una regione. Questo è il primo livello. Nel secondo livello pare che questa situazione venga ignorata dai vertici, perché la situazione più importante è quella di  mantenere gli equilibri di posti e quant’altro.  In un altro paese non sarebbe ammissibile che un partito  come il nuovo centro destra o il presidente della regione, che è un po’ il  presidente di tutti i calabresi, non prenda le distanze da certi toni da certe situazioni. Perché ripeto gli episodi che ho denunciato trovano riscontro non solo in una registrazione di sedici minuti che ho fatto io con il mio cellulare come arma di difesa, ma anche da messaggi inequivocabili sul cellulare dell’editore. La  situazione è  abbastanza preoccupante perché ciò che è  avvenuto  qui potrebbe accadere altrove. Per questo sono state presentate interrogazioni sia al Parlamento italiano  che a quello europeo”.

Perché il Cdr ha deciso di querelare il senatore Gentile?

“Questo credo sia dovuto al modo  incredibile con il quale il senatore ha inteso rispondere. Da premettere che lo ha fatto  soltanto ieri, nonostante nei miei editoriali ho sempre chiesto al  Senatore di pronunciarsi su questa vicenda. Lui non l’ha mai fatto e per tutta risposta ha gettato fango sul  padre del nostro editore.  Di riflesso ha gettato  fango anche sui giornalisti  che  lavorano nella redazione dell’Ora, quindi  immagino abbiano querelato  per diffamazione”.

Avete ricevuto solidarietà da  tante associazioni Fnsi Ordine un po’ meno dalla politica. Da queste associazioni dalla federazione dall’ordine cosa vi aspettate?
Ho ricevuto tantissima solidarietà da parte del presidente dell’Ordine regionale Giuseppe Soluri, dalla Federazione Nazionale della Stampa, si sono attivati subito con un comunicato, dai direttori degli altri giornali calabresi e dei quotidiani nazionali, perché questa vicenda è un po’ un simbolo per tutti al di là delle responsabilità dei fatti che accerterà la magistratura, però qui è in gioco un simbolo, una libertà  un diritto  che  non è da trascurare. Ma è molto più forte, e lo dimostrano gli sms che abbiamo ricevuto per la nostra campagna, quella che io chiamo la primavera calabra e questa voglia di dire basta.”


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