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Il mio manifesto è differente

 

“Se non ora quando?” di Firenze con la collaborazione delle Commissioni per la pari opportunità della Regione Toscana e del Comune di Firenze ha indetto per il II anno consecutivo il concorso: “Un linguaggio diverso per una diversa pubblicità” rivolto agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado della provincia di Firenze. L’obbiettivo del concorso è quello di sviluppare consapevolezza e un atteggiamento critico verso ogni tipo di rappresentazione lesiva della dignità delle donne, degli uomini, delle bambine e dei bambini. Questa iniziativa si propone di sensibilizzare le giovani generazioni al riconoscimento degli stereotipi negativi di genere prodotti da un uso distorto dei corpi e delle immagini nei media e ha come oggetto la realizzazione di un manifesto pubblicitario che sia in grado di raffigurare il corpo delle donne, degli uomini, delle bambine e dei bambini, utilizzando uno sguardo creativo, ironico e fantasioso, lontano dai cliché imposti dalla pubblicità e dalla cultura diffusamente sessista che i media propongono.
“L’iniziativa (ci spiega Lea Fiorentini di SNOQ Firenze) è nata all’interno di SNOQ Napoli ed è quella di far riflettere studenti e studentesse senza fare ‘prediche’, mettendoli alla prova su qualcosa di pratico, ovvero le immagini. La scorsa edizione in un solo mese sono arrivati 200 lavori, hanno partecipato 26 scuole per un totale di 45 classi. La nostra volontà è quella che idee simili prendano campo indipendentemente da chi le promuove e che le aziende inizino ad interessarsene anche finanziandole (al momento SNOQ Firenze gestisce tutto il lavoro gratuitamente con un minimo di rimborso spese e contributi di spazi e di lavori di stampa da parte della Regione Toscana). Vorremmo che il concorso fosse accompagnato da almeno 4 ore di formazione in classe, non lezioni, ma giochi di ruolo o lavori di gruppo sull’individuazione degli stereotipi e la loro decostruzione, questo perché spesso nei lavori che arrivano purtroppo vengono riproposti, nonostante venga inviato molto materiale informativo. In futuro sarebbe importante poter unire a queste ore anche una parte di formazione grafica.
Attraverso iniziative di questo tipo i ragazzi possono far riflettere e responsabilizzare gli adulti sull’uso delle immagini. Non è colpa dei pubblicitari se ci sono gli stereotipi, ma questa continua riproposizione nelle immagini sedimenta il modello e costruisce nel caso degli stereotipi delle gabbie, sia per le ragazze che per i ragazzi.”

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