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Quali sono, oggi, le funzioni del giornalista? Quali caratteristiche devono avere le attività che svolge? (appunti per il Forum sul Giornalismo)

 

Stanno per concludersi, in uno spazio online creato appositamente, gli Stati Generali dell’Informazione Precaria del Friuli Venezia Giulia : un’occasione di confronto sui principali problemi dei giornalisti non contrattualizzati e sulle possibili e migliori soluzioni da adottare. In quest’ambito è stato rilanciato il contributo di Maurizio Bekar, coordinatore della Commissione nazionale lavoro autonomo Fnsi, all’ultimo rapporto Lsdi sulla professione giornalistica in Italia . Un testo che ha stimolato varie riflessioni, anche nella sottoscritta.

Tra i vari aspetti trattati, concordo pienamente con l’autore sulla necessità di far corrispondere “a uguale lavoro, uguale paga” «e che pertanto il lavoro autonomo non può costare meno di quello dipendente». Penso anche che «l’Ordine dovrebbe rappresentare tutti quelli che esercitano effettivamente la professione», ma con l’espressione “esercitare effettivamente la professione” intendo coloro che rispettano il Giornalismo in quanto tale, che hanno a cuore la qualità del servizio informativo, così come l’etica e la deontologia.

Selezionare queste persone sulla base dei loro contributi all’Inpgi, come propone Maurizio Bekar, lo trovo tuttavia fuorviante. Tra coloro, per esempio, che dichiarano di non avere redditi di natura giornalistica, potrebbero esserci colleghi rimasti disoccupati proprio perché non disposti ad accettare condizioni “lavorative” indecenti o che hanno lavorato da dipendenti in una testata all’estero. Viceversa, tra chi dichiara, magari, fior fiore di contributi, potrebbero esserci colleghi inseriti in contesti lavorativi deontologicamente discutibili, se non incompatibili con l’appartenenza all’Ordine. Nella comunicazione dei redditi per attività autonoma, poi, fa fede la dichiarazione del giornalista sull’effettiva natura giornalistica dei compensi indicati: chi garantisce che qualcuno non sarebbe disposto a “bluffare” in tal senso pur di continuare a essere iscritto all’Albo?

Come giustamente fa presente Bekar, «andrebbe perseguito con rigore chi esercita attività giornalistica senza essere iscritto all’Ordine» (l’esercizio abusivo della professione è un reato, come ben sappiamo). Proprio per questo ritengo fondamentale e urgente che chi di dovere espliciti, per quanto possibile, le caratteristiche che un’attività, al giorno d’oggi, dovrebbe avere per essere riconosciuta come giornalistica (in particolare nella Rete). E che intervenga, appunto, con coerenza, autorevolezza e tempestività per tutelarla e promuoverne il rispetto da parte di tutti gli attori coinvolti: giornalisti, editori, lettori, ecc. Ciò non vuol dire, ovviamente, escludere o penalizzare la preziosissima partecipazione attiva dei cittadini, ma trovare il modo di incanalare strumenti e opportunità informative integrando adeguatamente ruoli e competenze. Queste eventuali precisazioni avrebbero chiaramente degli effetti sulle iscrizioni all’Albo e sulla formazione degli iscritti, per i quali vi sono (giustamente) il sorgere di diritti e doveri e l’assoggettamento a particolari poteri disciplinari. Non ci sarebbe, inoltre, questa dilagante confusione di ruoli, che fa comodo a tanti, eccetto che a noi giornalisti (ancor più se non contrattualizzati).

Nella Rete, ma non solo, pullulano offerte di lavoro per “profili ibridi”, per posizioni che permettono anche ai non iscritti all’Ordine di offrire, nella sostanza, un vero e proprio servizio informativo. Ci si imbatte in concorsi pubblici in cui si ricercano blogger o esperti di comunicazione, piuttosto che giornalisti veri e propri, nonostante la prevalenza dei compiti richiesti sia, appunto, di tipo informativo. Oppure in realtà editoriali come “The Blasting News” (), che propone a chi lo desidera di «diventare parte dell’informazione globale» e guadagni «fino a 130€ ad articolo». Capita anche di leggere l’annuncio di una «casa editrice europea» che «per magazine online italiano cerca redattori per la creazione di guide online, ricette e recensioni». «Non si cercano tanto giornalisti, – si fa presente tuttavia nell’offerta di lavoro – piuttosto amanti della scrittura»…

Insomma, finché non sarà comunicato con chiarezza che cosa si intende oggi per “funzioni di un giornalista” e finché l’esercizio della professione non sarà tutelato di conseguenza (e con fermezza), continueranno a esistere (e a moltiplicarsi) queste “zone grigie” in cui avere il tesserino non solo non è considerato un valore aggiunto, ma è pure penalizzante. A tal proposito, desidero spendere due parole anche sulla trasmissione televisiva “Donnavventura” (in onda su Rete4, la domenica), che da più di vent’anni propone le spedizioni effettuate da un gruppo di ragazze rigorosamente selezionate. La candidata ideale, si legge nel sito del programma (ww.donnavventura.com), «deve essere consapevole che non si tratta di una vacanza bensì di un’esperienza “lavorativa” assai particolare: quella di vivere in prima persona i retroscena di una produzione televisiva, partecipando direttamente ed attivamente a quello che sarà il prodotto finale. Per questo […] deve saper trasmettere le ricchezze acquisite durante il viaggio ad altri, tramite articoli, immagini e filmati». «L’evento è finalizzato alla realizzazione di immagini video […] e immagini fotografiche, che verranno utilizzate […] per programmi televisivi, reportage giornalistici ed altre iniziative connesse al format. Ogni DA sarà la reporter di riferimento di più testate giornalistiche e/o radiofoniche». «Quale “inviata speciale”, […] dovrà possedere discrete doti giornalistiche ed essere quindi in grado di redigere un reportage». Nonostante i compiti richiesti, però, la partecipazione al programma, come si legge nel regolamento, «è riservata in ogni caso a chi non possiede il titolo di giornalista professionista o pubblicista. Pertanto sin dalla fase di selezione finale la candidata dovrà dichiarare all’organizzatore se sia in possesso di tale qualifica. Il titolo di giornalista pubblicista professionista anche se ottenuto o scoperto nel corso della spedizione comporta l’immediata espulsione dall’evento».

Ecco. Fintantoché non si metteranno a posto le cose su questo fronte, in tanti continueranno a non comprendere quale sia il valore aggiunto, oggi, dell’appartenere a un Ordine che appare rigido, obsoleto e incapace di fronteggiare concretamente – con umiltà e determinazione – queste problematiche, attraverso un rinnovamento che deve essere prima di tutto culturale. Quali sono, oggi, le funzioni del giornalista? Quali caratteristiche devono avere le attività che svolge? Credo che si debba (ri)partire da qui per poter affrontare efficacemente parte dei problemi, anche di natura economica, malgrado le enormi difficoltà che comporta una simile operazione concettuale. Un blogger o un web content editor, almeno in determinati contesti, potrebbero avere compiti di natura sostanzialmente giornalistica? Se sì, dovrebbero, quindi, far parte dell’Ordine? Gli iscritti non contrattualizzati del sindacato potrebbero, inoltre, diventare più numerosi attingendo a questi “bacini lavorativi”?

Come ha fatto presente in una lettera al “Corriere della Sera” Vittorio Roidi – docente di Etica e deontologia del giornalismo, in passato presidente della Fnsi e segretario del Consiglio Nazionale dell’Ordine – abbiamo bisogno di ristabilire delle regole: «Se al sistema democratico sono utili professionisti veri, chiariamo cosa devono sapere e fare. Come per un medico o un avvocato. Un giornalista professionista non può essere considerato – come avviene nei contenitori televisivi pomeridiani – alla pari di una starlette e neanche di un famoso accademico. Perché lui deve avere l’obbligo di cercare la verità, deve essere visto dal pubblico come un garante, un notaio. […] se la professione ha ragione di esistere deve essere accompagnata da un’etica, da una preparazione, da comportamenti adeguati».

* giornalista autonoma, Udine

 

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