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La “middle class” sviluppa e accentua il dinamismo sociale

 

Una delle pagine più mosse di Franco Ferrarotti descrive le lunghe passeggiate attraverso le Langhe, assieme a Cesare Pavese, discutendo animatamente di come tradurre, quali termini scegliere, per tradurre le opere, e le scoperte, dei sociologi americani. Di questa scienza che veniva affermandosi con forza negli Stati Uniti. Uno dei termini che più li intrigava era quello di middle class, incerti se tradurre con “ceto medio” o “classe agiata”.

middle class, non è solo un bel termine è una realtà sociale, per l’ appunto, molto importante per la vita di una società, per il suo sviluppo. In anni passati il Brasile, pur ricco di risorse, è stato a lungo un paese statico, una società che non cresceva. Un paese drammaticamente diviso in due: i poveri-poveri/ i ricchi-ricchi.

I poveri vivevano alla giornata, la sopravvivenza come unico scopo; i ricchi-ricchi non si interessavano all’ innovazione, allo sviluppo, al progresso del paese: avevano già tutto quel che volevano e anche molto di più perché darsi da fare, innovare e cambiare il paese? Un paese bloccato, sfruttato dall’ esterno, depredato delle sue immense risorse naturali, ma fermo. E’ cominciato a muoversi quando negli ultimi anni si sono creati le condizioni, lo spazio per una classe intermedia che facesse da ponte e da ascensore sociale.

La middle class non è solo un ponte, uno stadio intermedio, per uno stato è molto di più. E’ necessaria allo sviluppo di una società. Relativamente agiata, dà lavoro a tutta una serie di attività che sottraggono alla povertà una realtà sociale che altrimenti sarebbe arida. Dà lavoro a piccoli artigiani, utilizza i prodotti di piccole industrie (fa tinteggiare la casa, cambia il bagno, rinnova i vestiti, scende al bar, va al ristorante, fa qualche gita, consuma oggetti, cambia qualche mobile, un divano, la cucina, ricorre al fisiatra, si esercita in palestra). Attorno a questa classe sociale si genera tutta un’ attività economica che genera lavoro, trasferimento di risorse. E’ quella che permette anche lo sviluppo tecnologico. Prendiamo un oggetto oggi banale, la televisione. Lo sviluppo, in questo, come in altri campi, pensiamo alla telefonia mobile, ai computer, all’ informatizzazione, richiede grandi investimenti e soprattutto grandi numeri di consumatori. Che rendano convenienti questi investimenti. Non bastano 100.000 ricchi per produrre un computer all’ avanguardia, occorre che i prodotti al top della gamma abbiano alle spalle milioni di esemplari venduti e questo non avviene in una società dove c’ è un abisso tra i ricchi-ricchi e i poveri-poveri.

L’ esistenza della middle class, sviluppa e accentua il dinamismo sociale. Non è una classe chiusa. Studiando, lavorando, essendo attivi si può sperare di entrare a farne parte, di toccare un benessere abbastanza vicino da poter essere raggiunto. Questo attiva energie, dà speranza ai giovani, mostra loro una possibilità di futuro, e questa speranza in un futuro possibile è essenziale perché una società progredisca.

Se questo è, non si capisce la politica ceca degli ultimi governi che, privi di un vero piano di sviluppo, di un progetto strategico, pensano solo a tagliare. A tagliare il deficit, a tagliare stipendi, a tagliare pensioni, a tagliare posti di lavoro, a tagliare il welfare, a tagliare i servizi. Nei fatti, a sospingere indietro quella che un tempo era la middle class che si trova oggi, in molte situazioni, a lambire la povertà, a rivolgersi al parroco per essere aiutati a pagare le bollette di casa, a rimediare nelle parrocchie scatolette di carne e qualche bottiglia d’ olio. Emergency, negli ospedali italiani, comincia a curate nostri connazionali che non possono permettersi o non hanno accesso alla sanità pubblica. Le statistiche sulla povertà in Italia sono impressionanti. Numeri che gettano nello sconforto e uccidono la speranza.

Tutto questo tagliare, punire, sottrarre, mi riferisco a parte del dibattito in corso, con una protervia, un’ assertività, un’ arroganza, pari solo all’ ignoranza dei temi trattati. Quando, ad esempio, si parla di pensioni, si parla di trenta, quarant’ anni di vita di una persona, del suo passaggio ad un periodo della sua vita in cui sarà più fragile, meno capace di recuperare risorse, meno forte nell’ affrontare le difficoltà. Quando si parla del metodo contributivo non ci si rende ben conto che le classi più colpite sono proprio quelle delle donne  un mio amico ha parlato di femminicidio previdenziale) e dei giovani. Le donne perché nei decenni passati sono state costrette a lavori sottopagati, spesso a lavorare in nero, perché poche occasioni di fare carriera erano loro concesse, perché, spesso la maternità interrompeva il loro lavoro (ci siamo dimenticati di quando al momento dell’ assunzione veniva fatta firmare la lettera in cui dichiaravano di licenziarsi, lettera  da tirare fuori nel caso restassero incinte). E’ chiaro che nella storia di trenta/quarant’ anni della vita contributiva di una donna ci sono meno contributi previdenziali. Ma possiamo trattare ora la loro pensione come avessimo a che fare con dei parassiti sociali, a dare loro una miseria di pensione perché quelli sono i contributi che nella loro vita hanno versato, come se nella pochezza dei suoi contributi non ci fossero le responsabilità. la storia, le colpe dello Stato italiano.

Il metodo contributivo danneggia anche la generazione dei giovani di oggi che sono andati all’ Università, hanno studiato, per lunghi anni non hanno trovato un lavoro decente, magari si sono trovati con una laurea in tasca e a prestare servizio in un call center sperando di restarci per più di qualche mese. Quando avranno settant’ anni che contributi avranno versato? Cosa facciamo? Gli daremo una pensione di povertà, li manderemo a dormire sotto un ponte?

Molta gente che oggi, su questi argomenti, ci importuna con la propria saccenza , con un finto, ipocrita buon senso, conciona forte di una scienza che non possiede (se uno solleva il velo si accorge che sono degli ignoranti che sanno solo ragionare con le tabelline delle quattro operazioni), farebbe meglio ad andare a vedere gli accordi che sulle pensioni, sull’ assistenza sociale hanno stretto in Germania i partiti che formano oggi il nuovo Governo. C’ è gente che crede di essere moderna perché guarda all’ estero e non sa che sta guardando agli errori che all’ estero hanno fatto nel passato e che oggi riconoscono come tali cambiando rotta in modo a volte radicale. Loro si sono accorti delle sciocchezze fatte, degli errori cui li hanno portati i luoghi comuni di economisti socialmente o irresponsabili o poco avveduti. E noi? Siamo lì fermi con la faccia rivolta all’ Europa del passato?

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