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Strage Lampedusa: 94 morti, 250 dispersi. Art.21: “tv, giornali e siti con nastrino nero!” Appello per apertura canale umanitario. “

 

Ancora una tragedia del mare, ancora un naufragio con migranti morti. Almeno 94 sono le vittime al largo dell’isola di Lampedusa, ma altri corpi sono stati avvistati in mare: all’appello mancano  circa 250 persone. I superstiti finora salvati sono 151. Tra i cadaveri recuperati finora, anche tre bambini e due donne incinte. Sul barcone è scoppiato un incendio e per il panico molti dei migranti si sono gettati in acqua. E’ quanto raccontano i sopravvissuti al naufragio accompagnati, ancora sotto choc, sulla terraferma a Lampedusa.
“I media pubblici e privati, giornali, radio, blog, siti web mettano sui loro organi di informazione un nastrino nero per le vittime di Lampedusa”. Lo propongono Stefano Corradino e Giuseppe Giulietti, direttore e portavoce di Articolo21. “Un segno simbolico per esprimere sconcerto, vergogna – per utilizzare le giuste parole di papa Francesco – per l’ennesima tragedia umanitaria ma anche per affermare l’impegno ad occuparsi del dramma dell’immigrazione in modo costante, con approfondimenti e inchieste e non solo sull’onda dell’emergenza”.

Pubblichiamo l’appello del “Progetto Melting Pot Europa” per per l’apertura di un canale umanitario

Ai Ministri della Repubblica, ai presidenti delle Camere, alle istituzioni europee, alle organizzazioni internazionali

A cadenza ormai quotidiana la cronaca racconta la tragedia che continua a consumarsi nel mezzo del confine blu: il Mar Mediterraneo.
Proprio in queste ore arriva la notizia di quasi un centinaio di cadaveri raccolti in mare, ragazzi, donne e bambini rovesciati in acqua dopo l’incendio scoppiato a bordo di un barcone diretto verso l’Europa.
Si tratta di richiedenti asilo, donne e uomini in fuga da guerra e persecuzioni, così come gli altri inghiottiti da mare nel corso di questi decenni: oltre 20.000.
Lo spettacolo della frontiera Sud ci ha abituato a guardare l’incessante susseguirsi di queste tragedie con gli occhi di chi, impotente, può solo sperare che ogni naufragio sia l’ultimo. Come se non vi fosse altro modo di guardare a chi fugge dalla guerra che con gli occhi di chi attende l’approdo di una barca, a volte per soccorrerla, altre per respingerla, altre ancora per recuperarne il relitto.
Per questo le lacrime e le parole dell’Europa che piange i morti del confine faticano a non suonare come retoriche.
Perché l’Europa capace di proiettare la sua sovranità fin all’interno del continente africano per esternalizzare le frontiere, finanziare centri di detenzione, pattugliare e respingere, ha invece il dovere, a fronte di questa continua richiesta di aiuto, di far si che chi fugge dalla morte per raggiungere l’Europa, non trovi la morte nel suo cammino
Si tratta invece oggi di “esternalizzare” i diritti. Di aprire, a livello europeo, un canale umanitario affinché chi fugge dalla guerra possa chiedere asilo alle istituzioni europee in Libia, in Egitto, in Siria o lì dove è necessario (presso i consolati o altri uffici) senza doversi imbarcare alimentando il traffico di essere umani e il bollettino dei naufragi.
Alle Istituzioni italiane, ai Presidenti delle Camere, ai Ministri della Repubblica, chiediamo di farsi immediatamente carico di questa richiesta.
Alle Istituzioni europee di mettersi immediatamente al lavoro per rendere operativo un canale umanitario verso l’Europa. Alle Associazioni tutte, alle organizzazioni umanitarie, ai collettivi ed ai comitati, rivolgiamo l’invito di mobilitarsi in queste prossime ore ed in futuro per affermare il diritto d’asilo europeo.

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