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“Il rifiuto del Sud” – di Massimiliano Iervolino

 

La chiamano oro invece è monnezza che emana un odore nauseabondo così forte da entrare nel corpo e nell’anima, tanto intenso da non riuscire più a liberarsene. Ci perseguita ovunque, aleggia intorno a noi come uno spauracchio, si cerca di trovare una via d’uscita ma non si trova. In ogni scappatoia appare il fantasma della morte e solo quando lo incontriamo davanti al nostro cospetto comprendiamo che l’unica possibilità per sbarazzarci di questo spettro sia affrontarlo. Proviamo a dargli un volto, cerchiamo la fisionomia del colpevole, ma sono tutti impuniti per la più grande catastrofe ambientale degli ultimi anni verificatasi in Italia.

Massimiliano Iervolino nel suo libro “Il rifiuto del Sud. Il Sud e la monnezza. Storie di criminalità politica e controllo del consenso”, Di Girolamo Editore, ci racconta dettagliatamente chi e cosa si muove dietro ad un business colossale che mentre fa arricchire i prepotenti continua a mietere vittime innocenti. Si tratta di un sistema corrotto che l’autore del testo definisce “mafiosità partitocratica” perché in questo lucroso affare a conviviare intorno allo stesso banchetto sono i politici insieme ai mafiosi. Gli uni accanto agli altri per gestire insieme un’emergenza che non è stata mai affrontata con i giusti criteri. Anni e anni di tempo e denaro sprecati senza che nulla sia stato mai risolto.

Con scrupolosa attenzione, Massimiliano Iervolino delinea nel suo libro un quadro molto chiaro circa la situazione che accomuna la Sicilia, la Calabria e la Campania e per la prima volta uno studioso traccia analiticamente la linea rossa che collega la gestione dello smaltimento dell’immondizia fra le tre regioni meridionali. Il lavoro di indagine condotto dallo scrittore dimostra come “la macchina dei rifiuti olia una serie di ingranaggi che muovono rapporti, appalti, posti di lavoro, consulenze e quindi consenso, l’ingrediente che sfama la politica”.

In seguito alla prefazione curata da Amalia De Simone, nota giornalista d’inchiesta, che esordisce con la citazione “la monnezza è oro” pronunciata nel 1992 dal boss Nunzio Perrella, camorrista napoletano, il libro è suddiviso in tre parti, ciascuna dedicata alle tre regioni. L’autore usa l’espressione “disordine doloso” affiancandola al nome Sicilia per descrivere un territorio che dal lontano 1999 vive in uno stato di emergenza in materia di rifiuti. Nell’isola infatti le discariche superano il numero dei comuni stessi, inoltre, ad aggravare la situazione vi è la carenza di strumenti investigativi adeguati. L’assenza di controlli ha permesso la realizzazione di sversatoi senza che studi preliminari valutassero i giusti requisiti ambientali previsti dalle norme tecniche evitando che vari siti diventassero ciò che sono diventati: vere e proprie fogne a cielo aperto.

Se in Sicilia le discariche non risultano attrezzate di un impianto di preselezione biologico o termico o hanno impianti di trito vagliatura che non sono riconosciuti dalla direttive europee, in Calabria la situazione non è migliore. La bella terra calabrese dominata dai politici senza scrupoli e dalla ‘ndrangheta risulta essere deturpata dalle discariche autorizzate e abusive dove i fusti radioattivi vengono nascosti ovunque rendendo questa splendida regione una “bomba ad orologeria pronta ad esplodere”.  La Calabria, inoltre, ci ricorda l’autore “non è tristemente famosa solo per l’aver ingoiato quantità inanerrabili di scarti pericolosi smaltiti illegalmente ma è anche terra di importazione e di transito di questi veleni”.

Bonifiche mancate, discariche non a norma, controlli inesistenti, gare truccate caratterizzano anche la Campania dove gli abitanti in particolare nel “Triangle of death” che comprende Acerra, Nola e Marigliano muoiono di tumore con un’incidenza più alta che nel resto d’Italia. In questo triangolo della morte dove vivono 5.500 persone si interrano rifiuti tossici che producono conseguenze devastanti, una vera e propria strage che dona alla regione un triste primato. Malgrado lo Stato nel corso degli anni abbia stanziato ingenti quantità di denaro affinchè una valida soluzione mettesse fine a questo scempio, non è stata effettuata neppure una bonifica. In questa storia meticolosamente sviscerata da Massimiliano Iervolino ci si rende conto di come la criminalità organizzata abbia trovato terreno fertile per lucrare grazie alla criminalità politica. “Montagne di denaro speso senza che nessuna delle menti utilizzate contribuisse a centrare gli obiettivi prefissati dai vari piani dei rifiuti se non quella di sfamare l’ingordigia dei potenti di turno” scrive l’autore aggiungendo “la nostra democrazia versa in uno stato di putrefazione”.

Nonostante la lettura del libro dimostri con dati, citazioni, documenti, tabelle in che modo il lavoro svolto dalle amministrazioni comunali sia stato nullo, le società si siano rivelate inadeguate, i governi regionali fortemente inefficienti e una criminalità organizzata sempre allerta per approfittare di ogni occasione, Massimiliano Iervolino ci esorta a non perdere la speranza.  È una sorta di imperativo categorico per tutti coloro che credono nel cambiamento altrimenti questa apocalisse non si arresterà, ma continuerà a mietere ancora altre vittime e non possiamo né dobbiamo lasciare che questo accada ancora.

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