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Le chiese evangeliche e la pace in Siria e in Medio Oriente

 

“E’ il vangelo che ci vincola alla pace: ‘Beati quelli che si adoperano per la pace,  perché saranno chiamati figli di Dio’ (Mt 5, 9). Accogliamo con profonda consapevolezza cristiana l’invito di papa Francesco per una giornata di preghiera per la pace”. Così si è espresso il pastore medodista Massimo Aquilante, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei), in un’intervista rilasciata al quotidiano cattolico Avvenire a Donatella Coalova. La Federazione di chiese riunisce quasi tutte le denominazioni storiche del protestantesimo italiano (luterani, valdesi, metodisti, battisti, Esercito della Salvezza) e come osservatori le chiese Avventiste del Settimo Giorno e alcune comunità dell’area pentecostale.

“La pace è una questione che riguarda tutti i cristiani, indipendentemente dalla confessione a cui appartengono”, ha ribadito Aquilante pochi giorni fa all’Agenzia stampa NEV, riferendosi alle parole del pontefice che, durante l’Angelus di domenica scorsa, aveva invitato alla preghiera per la pace in Siria anche “i fratelli cristiani non cattolici, nel modo che riterranno più opportuno”. La  riflessione e azione sulla pace – dice Aquilante nella nota d’agenzia –  “è nel solco di quella tracciata dagli organismi ecumenici internazionali, quali il Consiglio ecumenico delle chiese (Cec), che da tempo premono per una soluzione negoziale del conflitto siriano”.

Entrando nel merito della questione, la pastora Maria Bonafede, responsabile delle relazioni ecumeniche della Fcei, ha richiamato un recentissimo atto del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi approvato lo scorso venerdì 30 agosto – due giorni prima dell’annuncio di Francesco –, che “condanna fermamente ogni intervento armato da parte di altre nazioni” come metodo per risolvere i conflitti in corso. “Un testo che – precisa Bonafede al NEV –, vuole esprimere solidarietà alle chiese cristiane e ai popoli mediorientali vittime di conflitti armati e che richiama i leader religiosi all’impegno per la pace, la fratellanza e la libertà religiosa”.

Il possibile intervento militare in Siria “rivela l’incapacità crescente dell’Uomo a individuare vie alternative alle armi per la soluzione di conflitti drammatici e rende ancora più urgente e inderogabile la testimonianza di pace delle donne e degli uomini cristiani”: ha affermato per parte sua Holger Milkau, Decano della Chiesa evangelica luterana in Italia (Celi). Dopo l’uso di armi chimiche e la minaccia di una ritorsione militare da parte degli Stati Uniti, il conflitto siriano è tornato prepotentemente al centro delle preoccupazioni degli organismi ecumenici internazionali e delle chiese in tutto il mondo.

È infatti di ieri una lettera aperta inviata dal pastore Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec), al Consiglio di sicurezza dell’ONU nella quale l’esponente religioso chiede che “venga fatto tutto il possibile per estinguere il fuoco della guerra piuttosto che ravvivarlo attraverso un intervento militare”. L’intervento di Tveit segue la sua partecipazione ad Amman (Giordania) di un incontro di leader religiosi promosso dal principe Ghazi bin Muhammad e centrato sulle sfide che stanno davanti ai cristiani mediorientali. “il crimine dell’uso di armi chimiche deve essere investigato a fondo e perseguito – ha scritto il segretario generale del CEC –. Tuttavia, un attacco esterno alla Siria aumenterà la sofferenza e il rischio di ulteriori violenze” per l’intera popolazione.

Il pastore Guy Liagre, segretario generale della Conferenza delle chiese europee (Kek) ha condannato l’uso delle armi chimiche in Siria. “Si tratta di una notizia allarmante per i cittadini di tutto il mondo e, in particolare, del Medio Oriente”, ha affermato Liagre in un comunicato stampa datato 28 agosto. Liagre ha quindi aggiunto che qualsiasi decisione venga presa per rispondere a questo terribile atto, deve considerare “prima di tutto il bene della popolazione siriana e non le esigenze dei politici”. È invece di tre giorni fa – ci ricorda ancora l’agenzia stampa NEV – una dichiarazione della Federazione luterana mondiale (Flm), firmata dal suo presidente, vescovo Munib Younan, e dal segretario generale, pastore Martin Junge.

I due esponenti luterani chiedono alla comunità internazionale di “rinunciare ad ogni azione militare per risolvere la complessa situazione siriana”. In particolare, Younan, vescovo della chiesa luterana in Giordania e Terra santa, ha ricordato che “gli unici a beneficiare di un intervento militare dell’Occidente sarebbero gli estremisti di entrambi i fronti. Come cristiano e come arabo, sono preoccupato degli effetti che questo tipo di violenza avrebbe su tutte le comunità siriane, sunnite, sciite, alawite, druse o cristiane che siano”. In Gran Bretagna la chiesa metodista, l’Unione battista e la chiesa riformata unita hanno salutato con favore la decisione del parlamento di Westminster di non impegnarsi in un’azione militare in Siria. “Siamo riconoscenti ai nostri parlamentari per aver esaminato accuratamente l’opzione militare e per averla respinta”, si legge in un comunicato congiunto. Nella speranza che le parti in conflitto possano sedersi a un tavolo negoziale, i rappresentanti delle tre chiese chiedono che venga data priorità alla protezione della popolazione siriana esposta alla violenza.

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