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Violenza sulle donne, tre episodi in un giorno. Ma non ci si interroga a dovere sulle cause

 

Nel giro di poco più di 24 ore in Italia si sono verificati tre casi di violenza sulle donne, tutte e tre le vittime avevano denunciato il compagno, o l’ex, per stalking. Due di loro sono state uccise, una si trova in ospedale: è stata sfigurata con l’acido e rischia di perdere un occhio. Pochi giorni fa è stato approvato dal consiglio dei ministri un discutibile decreto legge sul femminicidio, fra le critiche a questo decreto c’è l’inserimento di norme più stringenti contro la violenza negli stadi e l’ingresso nei cantieri, norma questa atta a contrastare le manifestazioni dei No Tav. Altro fattore importate è che questo decreto non prende in minima considerazione quelle che sono le cause della violenza sulle donne, niente è stato istituito per lavorare su una cultura del rispetto di ogni singolo individuo. La violenza ha radici profonde, radici che affondano nella società, nelle famiglie e che si nutrono d’immagini e di una visione distorta della realtà. Etichettare come mostri gli autori di azioni violente porta ad identificare questi come esseri lontani dalla nostro modo di vivere, ma se analizziamo gli autori dei crimini possiamo osservare che non esiste un identik tipo dell’uomo violento, la “mostruosità” appartiene a persone colte, abbienti come a quelle più povere e con una scarsa cultura.  Manca totalmente, in questo decreto, una riflessione sugli uomini, sui mezzi che si possono attuare o rinforzare per “curare” il malessere che li spinge a compiere atti orribili. La Casa delle Donne di Brescia ha stilato un elenco dei Centri per gli Uomini Maltrattanti in Italia, in questi centri si possono rivolgere gli uomini per ricevere informazioni e un supporto psicologico. Il carcere di Bollate ha da tempo istituito un’unità terapeutica, unica in Italia, che segue i sex offenders  (autori di reati sessuali). Queste iniziative, che sono ancora poche, fino a qualche anno fa non esistevano.     “Cosa passa nella testa di un uomo che sfigura o uccide la persona che un tempo diceva di amare? Perché difficilmente ci soffermiamo sulle profonde cause della violenza?” Queste domande hanno portato ad una riflessione collettiva che ha toccato anche i temi del razzismo e dell’omofobia. Condividere e allargare questo tipo di discussioni è un piccolissimo, ma doveroso, passo poiché solo lavorando insieme si può creare una società migliore.     Nicola: “Sabrina, tra omicidi e atti criminali di maschi su donne e l’emersione di fenomeni quali xenofobia e omofobia la questione si fa preoccupante, cosa sta accadendo all’uomo del terzo millennio? Si profila una regressione verso una società in stile pre seconda guerra mondiale? O forse non ne siamo ancora usciti? Credo sia utile parlare di queste cose e far riflettere.   Federica: “Non si lavora nemmeno sugli effetti, basta vedere quante denunce non hanno un seguito da parte delle autorità”   Lorenzo: “Sono i cicli della storia, si creano sempre nuove paure. Negli anni 60/70 la paura era rappresentata dai meridionali! e sin da piccoli ci istruivano a diffidare di loro ad isolarli. Ora noi siamo i padri di questi pensieri  e non siamo riusciti a cambiarli.   Marco: “Va fatto qualcosa per questi uomini che soffrono evidentemente di una patologia che molto spesso è da ricondurre al rapporto con i propri genitori più specificatamente nel rapporto con la figura materna”   Nicola: “Ho avuto la brutta esperienza di parlare con alcuni amici che non sapevo di destra. Sono rimasto sconcertato, io ho un figlio mulatto ed ho sentito affermare cose indicibili su i neri. Il problema è che da come parlavano davano l’idea di essere in un pensiero molto diffuso e condiviso. Ho avuto pure difficoltà a portare ragioni diverse e questo mi ha fatto paura, ho scoperto la rigidità ossessiva di certi pensieri. É una patologia sociale probabilmente radicata profondamente negli individui con l’educazione nell’infanzia o anche prima.   Sabrina: “Giorni fa Vanessa (un’amica italo/venezuelana) mi ha riferito degli episodi di razzismo che ha subito quando era piccola e la sua famiglia si era trasferita in Italia. Questo mi ha fatto riflettere sul fatto che già da tempo la situazione culturale qua sia allarmante. Penso che oggi, con i social network, si abbia meno paura a rivelare le proprie “idee” dentro la rete e questo poi facilita la liberazione anche fuori.  Bisogna poi considerare il fenomeno della Lega, una politica razzista del PDL e di altri gruppi”   Gianluca: “Credo che l’uomo di oggi sia saturo di sofferenza. L’uomo inteso come uomo e donna, si capisce. Il maschio, oltre ad avere un limite di sopportazione più basso, tende per natura all’azione di forza. L’uomo di oggi è più egocentrico, ha un ego più ipertrofico, ha troppe aspettative, è più egoista, ha meno palle per capirlo. E’ inevitabile che al minimo ostacolo le sue aspettative tradite gli si ritorcano contro per schiacciarlo in una morsa di sensazioni fatte di inadeguatezza e rabbia. Credo questo, e non mi passa neanche lontanamente per l’anticamera del cervello che possa essere una giustificazione, beninteso. Lavorare su queste cause implica un cambiamento culturale non indifferente, un allenamento alla serena autoanalisi e alla serena autocritica fin da piccoli. Sono un po’ pessimista…si fa presto ad abituarsi a un sistema culturale, ma ci vogliono generazioni per smantellarlo. Vedi l’integrazione razziale, per esempio. E come al solito dovrebbe essere la scuola a educare a sviluppare un IO pulito … #calamandreicimanchi”   Sabrina: “Un tempo questi crimini erano considerati delitti passionali e godevano per questo di un’attenuante. Leggendo alcuni articoli sulle cronache di questo periodo vedo che  spesso i giornalisti sottolineano una certa passionalità. La lei viene identificata bella o brava, amata, lui un bravo uomo che “poverino” aveva perso il lavoro oppure che non era stato più lo stesso da quando si era separato. Quanta responsabilità hanno i media? Possibile che anche certe notizie descritte in modo distorto possano influenzare i violenti?”   Luigi: “Sono omicidi che nascono nella vita di relazione, nell’intimità. Se i media hanno una colpa è quella di non poter rendere conto delle parole dei fatti che hanno segnato quelle relazioni. Eviterei derive sociologiche o di allargare il discorso ai generi. Il problema è nelle relazioni e nel senso di impotenza.”   Sabrina: “Spiegami cosa intendi per senso d’impotenza.”   Luigi: “Constatare che l’espansione delle libertà individuali non corrisponde agli orizzonti valoriali maschili.”   Sabrina: “Le donne che “colpe” hanno in tutto ciò? Mi spiego, in diverse discussioni è venuto fuori un atteggiamento delle madri ambiguo e da parte delle donne una certa accettazione nel sentirsi ancora sesso debole, inferiori.”   Luigi: “Più si sentono sesso debole e più giocano il potere che porta alla follia omicida maschile. La debolezza, l’impotenza è quella di chi arriva a conseguenze estreme come giocarsi la propria vita e devastare quella altrui. Sia chiaro che non sto a giustificare nessuno.”   Nicola: “Il problema a parer mio è del piccolo “io” separato dagli altri e coinvolto in una sfrenata ricerca di perfezione all’inseguimento di miti e modelli che sono astratti, disfunzionali e spersonalizzanti. Fin da bambini siamo spinti a cavalcare questa forma di autorealizzazione. L’effetto è un’estrema debolezza dell’io che, se destabilizzato in situazioni relazionali complesse, si chiude e si contrappone violentemente. Si diventa serpenti velenosi o animali che in preda ad emozioni di paura, smarrimento, risentimento e collera attaccano con l’illusione di risolvere il problema interno. Non aiutano a risolvere questa debolezza dell’io ristretto le nostre peculiarità culturali e religiose che nel terzo millennio si affidano ancora a superstizione, fede cieca e a dettami medioevali.”   Vanessa: “Gli italiani in Venezuela sono razzisti pure con i venezuelani, nonostante siano stati accolti a braccia aperte nel dopoguerra, abbiano sposato “mulatti” e ammassato grosse fortune. Trattano come merda secca tutti quelli che non hanno un secondo passaporto. Io ho smesso da tempo di lavorare per il potere italiano in Venezuela, non reggevo tutta quella destra.”

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