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All’alba l’irruzione di Assad

 

Ho sempre benedetto la scelta della stragrande maggioranza degli esseri umani di dormire alle prime luci del giorno, soprattutto d’estate. Lo spettacolo più bello che la vita ci porta, offerto gratuitamente a chiunque voglia assistervi, è l’alba. La differenza con il tramonto è in questo senso di gioia, di inizio. Ma se il mondo fosse già sveglio l’alba non sarebbe un unguento meraviglioso che sa renderci felici perché anche gli incubi dormono ancora. All’alba si può vivere una vita sospesa dal male, dall’inquietudine, dalle ossessioni che ci inseguiranno più tardi. A chi più a chi meno, ovviamente. Ecco perché d’estate se posso mi corico presto: per svegliarmi ancora prima, e fruire dei colori dell’alba, di una vita senza angosce, ossessioni. Tanto che non mi capita raramente di uscire in punta di piedi, per paura di svegliare qualcuno e rompere l’incantesimo dell’alba, quando molti si ostinano a preferire sogni, che presto dimenticheranno, a una realtà da sogno, indimenticabile.

Questa mattina però, quando ho cominciato a intravedere Castel Sant’Angelo, mi è tornato alla mente, in modo improvviso, inatteso ma irremovibile, quel giorno stupendo, quando fui testimone oculare del sorgere del sole a Palmira, e dei suoi primi raggi sul castello arabo, lassù, sopra il parco archeologico. E ho pensato a quante albe sono trascorse per i siriani senza che questo potesse significare sollievo, speranza, rimozione degli incubi, delle ossessioni.
Le passeggiate all’alba hanno consentito anche a me di capire qualcosa. In altre albe, lontane, ad esempio, mi innamorai degli armeni. Andavo sovente a frugare tra i colori del primo mattino nel quartiere armeno di Gerusalemme, e ogni volta un tipo era già lì, e mi guardava sempre con sospetto. Diventammo amici, e gli chiesi di quel sospetto con cui mi guardava. “La psicanalisi è più importante della geopolitica per capire l’odierno Medio Oriente”, mi disse. E capii che nel suo sospetto c’era il genocidio rimosso, negato. Un paranoide è facilitato ad entrare in contatto con armeni, israeliani, palestinesi. E se non lo si è abbastanza serve qualcuno che ci aiuti a diventarlo un po’. Così questa mattina Assad e le sue milizie hanno fatto irruzione nella mia vita, nel mio ordinario passeggiare all’alba per le strade di Roma. E’ un genocidio rimosso quello dei siriani? Cosa sarà accaduto all’alba di oggi alla periferia di Aleppo, di Qusayr, di Daraa, di Homs, di Hama e così via? Chi avrà potuto guardare i colori dell’alba? E quanti invece avranno cercato volontariamente di trattenere il sonno, per non vedere, per non sapere che un altro giorno è cominciato? E quanti invece avranno maledetto l’alba, perché per completare la fuga occorreva il concorso del buio? Tra i colori di Lungotevere ho pensato che se avessi introiettato un po’ della psicologia traumatizzata del mio amico armeno (un professore di formazione marxista ma di tale cocciutaggine interiore da rifiutarsi ancora in quel tempo quasi recente di avere un conto corrente bancario per non cedere al “capitalismo borghese”) avrei potuto capire qualcosa di più di questa intollerabile, nauseante “comprensione” che mi circonda nei confronti del regime costruito contro i siriani dalla famiglia Assad. Come è possibile?

L’interrogativo, straziante e feroce, mi ha accompagnato fino a casa, fino a quando, un’oretta fa, ho comprato i giornali, rincasando. A differenza di molti miei compatrioti, io ho rispetto per la magistratura ma rifuggo dal desiderio di ergermi a giudice. Quasi lo temo, anzi, senza quasi. Mi basta, o mi basterebbe, che non siano gli altri a giudicare me, le mie inadeguatezze, le mie mancanze, le mie ossessioni. Ma questo fenomeno straziante e offensivo dell’umanità, la “diffusa comprensione per Assad” lo devo capire!
C’è innanzitutto la solidarietà di alcuni che si credono o si dicono filo-palestinesi, ma che a me appaiono non filo-palestinesi, ma anti israeliani. Come spiegarsi altrimenti che Assad bombardando come ALTRI MAI gli arabi bombardi anche i palestinesi, del campo profughi di Yarmouk, nel loro acquiescente silenzio? Forse perché pensando che la Siria di Assad sia “nemica giurata di Israele” loro devono giustificarla comunque, anche se massacra arabi e palestinesi.
A questo si unisce un logoro “antagonismo”. Alcuni in modo infantile, altri in modo che a me risulta odioso e colpevole, pensano che essere contro l’imperialismo a stelle e strisce vorrà dire essere con i suoi “nemici”. Non pensando alle atroci sofferenze che da decenni costoro infliggono a iraniani, siriani e libanesi, per parlare solo dei popoli a loro direttamente sottomessi. Ai crimini, alle angherie, alle torture, alle ruberie che perpetrano contro i loro “sudditi”. Ma basta la cecità (o quel che a me appare cecità) a spiegare questo, o sotto non potrebbe esserci un antisemitismo, consapevole o inconsapevole.

A capire Assad c’è anche la destra indentitaria che si crede “cristiana”. Qui l’antisemitismo è di casa da secoli. L’accusa di deicidio nei confronti degli ebrei è troppo nota e aberrante per non essere nota. Ma le tinte cangianti di questo antisemitismo sa adeguarsi ai tempi, sa che semiti non sono soltanto gli ebrei, ma anche gli arabi, e il loro profeta Maometto.
Ecco che per loro Assad è una benedizione. E’ la polizza d’assicurazione sul successo della teoria che hanno più cara: lo scontro di civiltà. Permanendo aguzzini di massa come Khameney e Assad e Nasrallah, quando potrà guarire l’Islam? Loro lo sanno che la famiglia Assad ha dato un contributo di cassa, di testa e di carne alla nascita di vecchie e nuove branche qaediste, proprio per urlare al lupo, traumatizzare l’Islam e invocare la nostra comprensione “contro il terrorismo”. Una manna dal cielo.

C’è infine la comprensione “elitaria” e “laica”. Nel retro-cervello di questo mondo “che comprende Assad e i suoi metodi spicci” mi sembra di leggere la consapevolezza che i semiti hanno dato al mondo un’idea: quella dell’esistenza di una legge esterna ed eterna, la legge di Dio. E nel loro laicismo hanno fastidio davanti a questa persistente “idea”. Per sconfiggerli vorrebbero monoteismi goffi e ottusi, non moderni e disponibili nei confronti dell’uomo. Non accettano che qualcuno, che con il monoteismo aveva a che fare, disse (riprendendo idee presenti nel suo campo d’origine) che il sabato è fatto per l’uomo, non viceversa, o che qualcun altro, che aveva anche lui le mani in pasta con il monoteismo, seppe introdurre l’adozione già in quei tempi e quegli ambienti, dicendo a una donna che aveva trovato un orfano che allattandolo sarebbe diventato suo figlio.
E’ chiaro che per costoro Assad, “il laico”, è una benedizione, se disumanizza l’Islam ancora di più.

Per fortuna si è fatto tardi, i colori mi hanno abbandonato, il sole è già alto e li uccide nel pallore dell’afa. Speriamo che mi liberi anche da Assad, anche se addosso mi resta un dolore costante.

da “Il Mondo di Annibale”

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