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Nel silenzio generale mettono altre barriere alla conoscenza

 

Negli ultimi anni le nostre scuole hanno subito di tutto. I fondi sono stati ridotti all’essenziale, i laboratori chiusi, le attività extrascolastiche azzerate, le strutture cadenti e poco sicure non hanno subito alcun tipo di interventi di manutenzione e risanamento. Le riforme dell’ex Ministro Gelmini hanno messo il sistema d’istruzione in ginocchio, umiliandolo come non mai nella sua storia. È di poco tempo fa la notizia che molti istituti in tutta Italia hanno scelto di utilizzare dei test d’ingresso come metodo di selezione per l’iscrizione alla scuola superiore.

La notizia segna un punto di non ritorno. L’idea che si possa fare una selezione tra i “meritevoli” e i “non meritevoli” di frequentare un dato istituto superiore, che giusto per ricordarlo è scuola dell’obbligo, è la negazione dell’essenza stessa dell’istruzione pubblica, che dovrebbe essere catalizzatore dell’uguaglianza, che dovrebbe dare modo a tutti di formarsi e diventare cittadini consapevoli, senza porre alcun tipo di ostacolo al raggiungimento di tutto ciò.
Si tratta di iniziative di singoli istituti e si è detto che i test verranno utilizzati solamente in caso di un eccesso di iscrizioni, ma ciò non cambia la sostanza. Prima di tutto, se questo metodo diventerà una prassi modificherà per sempre il senso della scuola pubblica, creando due tipi di studenti: quelli di serie A, destinati alle scuole di “elite”, e quelli di serie B, “non meritevoli”, privati della libertà di scegliere in quale istituto proseguire la loro formazione. Come seconda cosa, con questo nuovo “stratagemma”, verrà posto in un angolo il problema reale, quello cioè che le scuole non hanno più soldi sufficienti per fornire a tutti i richiedenti una formazione degna di questo nome. Non si dovrebbero limitare gli iscritti, ma adeguare le strutture, il corpo docenti e l’offerta formativa. Non viceversa.

Il metodo dei test d’ingresso, sfortunatamente, non è nuovo in questo Paese. Il sistema del numero chiuso nelle università è già una grande barriera al successo formativo e alla crescita degli studenti, che spesso impedisce di riuscire a studiare quello che si è sempre sognato. Proporre di introdurre questo metodo, valutare e segnare l’esistenza di un ragazzo di 13 anni mediante delle domande, è scandaloso.
Si tratta di una notizia aberrante e la confusione che regna al momento in Italia ha fatto si che cadesse subito nel dimenticatoio. Come Rete degli Studenti Medi, sindacato studentesco, stiamo monitorando la situazione e faremo ricorso contro tutte le scuole che hanno utilizzato o utilizzeranno i test escludendo dei ragazzi dalle iscrizioni. Come recita la Costituzione: La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

*Portavoce nazionale Rete degli Studenti Medi

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