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Nè pubblico, né privato, ma bene comune

 

Articolo 21 ha aderito alla costituente dei beni comuni, nel corso dell’assemblea tenutasi sabato scorso al teatro Valle di Roma. Interessante davvero il dibattito, seguito alle relazioni e agli interventi iniziali che hanno fornito il quadro generale di riferimento del progetto: Stefano Rodota’, Ugo Mattei, Maria Rosaria Marella, Paolo Maddalena, Gaetano Azzariti. Con una sequenza, poi, di racconti  di esperienze rappresentative di movimenti e pratiche straordinari.  Siamo vicini ad un passaggio delle culture giuridiche di grande valore e dalle profonde implicazioni. I beni comuni sono un tertium genus, ne’ pubblico ne’ privato. Riguardano capitoli cruciali come l’acqua, il reddito minimo garantito, il fine vita, la riforma dei regolamenti parlamentari per dare valore alle proposte di iniziativa popolare e altre ancora che verranno. In un contesto cosi’ avanzato acquisiscono un peso particolare alcune delle tematiche su cui si sta impegnando Articolo 21: il rinnovo del contratto di servizio e della convenzione tra lo Stato e la Rai, la visione delle frequenze come beni comuni. Si deve riaprire una battaglia culturale strategica, rifondativa dei perni fondamentali della democrazia rappresentativa, nell’era della rete.

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