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Appello a presidente Letta per una personalità di prestigio al Mibac

 

Fra i Ministeri strategici ce ne sono due che hanno, per la materia che trattano, un’eco immediata nel mondo, che  costano poco ma possono proiettare all’istante un’immagine positiva o negativa dell’Italia: Beni e Attività Culturali e Ambiente. Il primo viene da tre ministri di fila uno peggio dell’altro: Sandro Bondi ha chinato il capo agli ordini di Tremonti tagliando, ossa incluse, il corpo del MiBAC, Gian Carlo Galan ha continuato nell’opera e candidato, fra l’altro, alla Biennale Internazionale di Venezia un esperto di pubblicità amico suo (poi respinto da una marea di firme di protesta, a favore dell’uscente Paolo Baratta), Francesco Ornaghi è riuscito nella difficile impresa di essere il peggiore dei tre: dall’affare della Biblioteca dei Gerolamini di Napoli alla proposta di privatizzare Brera, al vacuo compiacimento per il vorticoso giro del mondo di capolavori, magari su tavola, che dovrebbero essere con cura conservati a casa loro. Caravaggio a tutto Tir e 25 Raffaello in Giappone.

I dati reali parlano da sé: dal 2000 al 2013 gli stanziamenti del Ministero del Belpaese sono precipitati dallo 0,39 % (che già ci poneva in coda all’Europa) allo 0,20 % (- 48,7 %) del bilancio statale. Il personale tecnico-scientifico è stato ridotto ad appena 343 archeologi, 453 storici dell’arte, 487 architetti. I quali dovrebbero gestire direttamente o tutelare circa 4.000 musei, dei quali oltre 400 statali, 95.000 chiese delle quali 2.500 “nazionalizzate” (a Roma le più importanti), oltre 2.000 aree archeologiche, sbrigare pratiche urbanistiche, edilizie, condoni, ecc. per almeno 5-6 a testa ogni giorno lavorativo (addirittura 79 a Milano). Con archivi e archivisti, biblioteche e bibliotecari che stanno pure peggio. Coi piani paesaggistici Ministero-Regioni – prescritti dal Codice per il Paesaggio – in molti casi fermi al palo. Senza rimborsi per le spese di missione in località, specie per l’archeologia, lontane, dove dovrebbero andare in autobus o, chissà, a piedi. Patrimonio sterminato dal quale discende, malgrado l’epocale carestia, almeno un terzo del PIL turistico. E non affronto nemmeno lo stato miserevole dello spettacolo dal vivo col Maggio Musicale Fiorentino (un’altra emergenza mondiale) minacciato di chiusura, col cinema che boccheggia, col teatro che deve tagliare spettacoli e repliche nonostante attragga ancora tanti spettatori.

Onorevole Letta Enrico, inverta questa tendenza allo sfascio e alla degradazione nominando un ministro per i Beni e le Attività capace e competente, uno che conosce la macchina – come lei ha chiesto – pregi e difetti, potenzialità e sacche improduttive, meriti e corporativismi. Come fece Lamberto Dini con Antonio Paolucci ai Beni Culturali e Paolo Baratta all’Ambiente. Al suo governo va gran parte del merito dell’unica grande opera culturale riuscita e in ascesa, il Parco della Musica di Roma.

Anche all’Ambiente vi sono stati ministri che hanno “lasciato fare” cose indicibili proponendo (Matteoli e Prestigiacomo) di trasformare gli stessi Parchi Nazionali in grandi parchi ludici ripristinando in parte la caccia, cioè in luna-park. L’Italia, che nell’ultimo trentennio, era riuscita nell’impresa, con alcuni ministri quali Ruffolo, Spini, Ronchi, il già citato Baratta, a passare da 4 a 24 Parchi Nazionali coprendo, in modo insperato, di aree protette il 10 % del Belpaese, oggi – come denuncia Gian Luigi Ceruti, padre con Antonio Cederna, della legge sui Parchi, la n, 394 del 1991 – assiste all’asfissia degli organismi di tutela e di gestione, alla nomina di presidenti espressione di interessi locali (alle Foreste Casentinesi un ex sindaco cacciatore). Per non parlare delle foreste di pale eoliche nate morte, in zone paesaggistiche di gran pregio e pure senza vento, controllate dalle mafie (Sicilia e Calabria), o delle campagne a coltura coperte da pannelli solari grazie agli incentivi per le rinnovabili erogati in modo sconsiderato e senza piani di sorta. In entrambi i casi lei, on. Enrico Letta, può nominare ministri e sottosegretari di alta competenza e capacità. I nomi non mancano. Oltre tutto ci sono ottimi tecnici pensionati a soli 60 anni perché erano entrati a 20 anni…

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