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La forza della persona mite

 

A Piero Grasso non piacciono le interviste fatte di fretta, quelle “battute” prese dal giornalista  spintonando il vicino di microfono, magari per strada. Perché ad un uomo abituato a capire prima di parlare, piace ragionare con chi fa le domande, anche se le risposte, un po’ per timidezza, un po’ per educazione palermitana, possono essere anche brevi quanto profonde. In uno di questi colloqui un paio di anni fa, seduti nel suo ufficio da procuratore nazionale antimafia a parlare del suo libro “Soldi Sporchi”, mi colpì molto  che  alle domande, Piero Grasso rispondesse spesso ricordando “lo spirito di servizio” che  deve avere chi fa il mestiere di magistrato e di investigatore, “perché da quell’angolatura è più facile essere obiettivi”.  Ecco, questa è sempre stata la sua particolarità, da servitore dello Stato: un po’ timido, un po’ defilato, ma comunque presente a sostenere la sua parte  sino in fondo quando era necessario prendere sulle spalle un impegno importante, per quella toga che ha lasciato  nel dicembre scorso, con la “mano tremante”.

Poteva restare in Magistratura sino al 2020, poteva prendere una aspettativa per candidarsi al Senato come aveva deciso di fare  nelle liste del PD: ha invece deciso di dimettersi, senza darsi quindi una possibilità di ritorno al lavoro da magistrato. Perché  le leggi si possono fare  o applicare: o una o l’altra cosa, i due mestieri (di legislatore e di magistrato) non sono sovrapponibili.
Aveva scelto di fare il magistrato per amore del diritto, non fermandosi a fare l’avvocato dopo la laurea, ma affrontando il concorso in magistratura con quello spirito da “giudice ragazzino” che ha connotato molti magistrati della sua generazione, una passione per la Giustizia che superasse il vecchio sistema della Legge al di sopra di tutto, ma calando le leggi nel mondo vissuto.

In Sicilia questo significava, già nel 1968-1969 qualcosa di preciso: era una scelta. Antimafia per forza, dalle parti di Palermo.
Piero Grasso entra in magistratura il 5 novembre 1969. Prima nomina: pretore a Barrafranca (Enna) fino al settembre 1972, quando viene trasferito alla Procura di Palermo. Per 12 anni è sostituto procuratore e  dirige  anche indagini scottanti come quella sull’omicidio di Piersanti Mattarella. Nel settembre 1985, la sua prima grande prova: è giudice ‘a latere’ nel maxiprocesso imbastito da Falcone e Borsellino, culminato con 19 ergastoli e 2.665 anni di reclusione. Il processo che,presidente Giordano, affronta indenne Appello e Cassazione, diventando la  pietra miliare della battaglia dello Stato contro Cosa Nostra. Grasso ne scrisse  le motivazioni: 7000 pagine in 37 volumi.  Nel febbraio 1989 è consulente della Commissione parlamentare Antimafia, con Chiaromonte prima e Violante poi. Nel 1991 viene chiamato da Falcone a lavorare a Roma nella Direzione Affari Penali del Ministero di Grazia e Giustizia.
Il 23 maggio del 1992, doveva prendere l’aereo  che riportava in Sicilia Falcone e sua moglie Francesca Morvillo.  Falcone aveva fretta di tornare, non lo aspettò: fu un caso ma quel ritardo gli salvò la vita.  Piero Grasso rivelò questo particolare solo anni dopo: è nel suo carattere, non voleva essere considerato un sopravvissuto, né dar adito a qualsiasi  speculazione di protagonismo, vista la grande tragedia che si era consumata a Capaci.  Accadrà anche anni dopo: la Mafia gli ha riempito di esplosivo un tombino davanti alla casa di suoi parenti a Licata. Scoprono il tritolo poco prima del suo arrivo: ma anche di questa morte sventata Piero Grasso ha parlato poco e tardi. Non si usano gli attentati, falliti, per crearsi autorevolezza.

Dopo la strage di Capaci, Grasso ha sostituito Falcone come componente della Commissione Centrale per i programmi di protezione di testimoni e collaboratori di giustizia. Dal 1993 è alla Procura Nazionale Antimafia, vice di Pier Luigi Vigna. Nel 1999  è andato a dirigere la Procura di Palermo, subito dopo Giancarlo Caselli. Dal 25 ottobre 2005 è stato  Procuratore nazionale antimafia. Nell’autunno del prossimo anno il suo incarico di Procuratore nazionale antimafia si sarebbe concluso : il salto alla politico è avvenuto con l’intento di cambiare il meccanismo della Giustizia in Italia, che funziona male e con grandi ritardi. Aveva confessato di voler fare il Ministro della Giustizia con questo obbiettivo, se le elezioni glielo avessero permesso.

A noi piace ricordare le sue presenze assidue agli appuntamenti  annuali del 21 marzo di Libera, sempre vicino ai parenti delle vittime della Mafia, a leggere sul palco della primavera della Memoria e dell’Impegno, i nomi delle vittime, alternandosi con studenti, scrittori, musicisti, giovani delle cooperative  nate sui terreni confiscati, magistrati, giornalisti, gente comune.  Ma è stato molto  bello vedere Piero Grasso, l’8 febbraio scorso, sedere con altri candidati alle vicine elezioni , nel salone della FNSI, nell’iniziativa di Articolo21 che proponeva  di riportare l’Italia in Europa anche nel settore della libertà di informazione. Quel giorno,dopo aver sentito molti interventi, Piero Grasso stava per andarsene in silenzio,lui ex procuratore nazionale antimafia, facendo un semplice saluto con la mano che diceva “grazie dell’invito, mi ha fatto molto piacere”. Abbiamo dovuto rincorrerlo e chiedergli di intervenire, di essere noi onorati delle sue parole che anche in quella occasione ci ricordarono l’importanza di un cambiamento necessario in questo paese per riportare i diritti all’informazione libera e pulita,  nel grande processo riformatore che  vedeva nella Verità e Giustizia e nei dettami della Costituzione il grande “contenitore” dei Diritti dei cittadini da dover affermare. Parole importanti che lui aveva pensato di non pronunciare, forse “per non disturbare”. E’ la forza delle persone miti, che però hanno molto da insegnare.

Quelle parole le abbiamo risentite nel suo discorso di insediamento al vertice del Senato: Verità e Giustizia, l’istituzione di una commissione d’inchiesta su tutte le stragi irrisolte in questo paese, l’impegno a cercare di affrontare  l’insostenibile situazione delle carceri nel nostro paese. Senza dimenticare che nel primo giorno da senatore, Piero Grasso aveva  subito depositato un disegno di legge per  riformare la legge Severino sulla corruzione , riportando il falso in bilancio nel codice penale e rivedendo la concussione “spacchettata” nella recente  ultima modifica di legge. Erano le modifiche che  la campagna “Ritorna il futuro” lanciata da Libera aveva proposto: Piero Grasso,insieme ad altre 162mila persone ci aveva messo la faccia e ne aveva preso il braccialetto simbolo: quel braccialetto che aveva al polso anche nel discorso di investitura da presidente del Senato (così come la neo presidente della Camera, Laura Boldrini).

Ad entrambi i presidenti, che ogni anno, il 21 marzo hanno marciato con noi  nella Giornata della Memoria e dell’Impegno antimafia indetta da Libera, chiediamo da subito di riprendere in mano il progetto di legge Giulietti/ Granata che istituisce il 21 marzo come Giornata Ufficiale dello Stato Italiano per ricordare le vittime delle mafie . Un impegno per tutti. Un invito che la sensibilità di Piero Grasso e di Laura Boldrini, sicuramente  riporterà nel Parlamento , luogo principe delle decisioni di questo nostro grande  Paese chiamato Italia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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