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“Chi l’ha visto?”: che fine ha fatto il Segretariato sociale RAI?

 

Abbiamo assistito un mesetto fa (per l’esattezza l’11 dicembre 2012), ad una conferenza stampa a viale Mazzini che riteniamo possa rappresentare un caso emblematico delle potenzialità della Rai, spesso non sviluppate adeguatamente.

L’iniziativa non ha registrato una rassegna stampa significativa (ma questo non è necessariamente un indicatore di qualità). Ansa ed Adnkronos hanno seguito la conferenza Rai e le hanno dedicato spazio. Si è trattato della presentazione di un video, intitolato “Prendersi per mano”, durata 30 minuti, ideato da un gruppo di giovani ospiti (Massimo, Jean Marc, Leonardo, Raffaele, Loris, Alexel, Leonardo) della Comunità di San Patrignano che, in modo molto semplice e chiaro (senza saccenteria ed autoreferenzialità), rappresentano la propria esperienza di rigenerazione dalla tossicodipendenza. Infatti, al di là delle attività più materiali (buona parte degli ospiti sono impiegati in agricoltura e laboratori artigianali) della comunità fondata nel 1978 da Vincenzo Muccioli (in una casa di sua proprietà sulle colline di Rimini), a San Patrignano sono attivi da anni anche un laboratorio teatrale e musicale (il 18 dicembre La Compagnia di San Patrignano ha messo in scena il pirandelliano “Così è, se vi pare” al Teatro Franco Parenti di Milano) ed anche un laboratorio cine-televisivo. SanPa Video è l’agenzia video della comunità, nella quale sono impegnati 12 ragazzi (tutti in percorso di recupero) e 3 professionisti. Dal 1978 ad oggi, i giovani ospiti della Comunità sono stati oltre 20mila.

La conferenza stampa è stata introdotta da un brevissimo saluto del Direttore Generale della Rai Luigi Gubitosi, che ha ritualmente ribadito la sensibilità della tv pubblica italiana per queste tematiche.

Letizia Moratti, ex Presidente della Rai (1994-1996) nonché già Ministro dell’Istruzione (2001-2006) e Sindaco di Milano (2006-2011), attuale Ambasciatrice della Comunità di San Patrignano, ha evidenziato due concetti molto interessanti: la propensione delle imprese ad intervenire a favore del terzo settore è direttamente proporzionale al livello di agevolazioni fiscali che le legislazioni nazionali assicurano (altissimo negli Usa – fino al 100 % di deduzioni – bassissimo in Italia – non oltre il 5 % – e se ne vedono le conseguenze); nonostante i vincoli di una legislazione italiana non proprio stimolante, la comunità di San Patrignano, nel suo piccolo, ospita oltre 1.500 giovani, gratuitamente, e consente quindi allo Stato di risparmiare oltre 18 milioni di euro l’anno.

Non è questa la sede per un’analisi della Comunità (che pure è stata oggetto di ovvie critiche soprattutto da parte di esponenti di cultura libertaria, così come di un figlio di Muccioli entrato in conflitto coi Moratti), ma ci piace qui riprodurre un estratto della filosofia che anima il progetto: “San Patrignano non è un’«isola felice», ma una palestra di vita, un microcosmo sociale dove ragazzi una volta emarginati si esercitano a vivere nella concretezza di tutti i giorni valori come l’onestà, il rispetto, la responsabilità. Nel percorso della comunità non ci sono farmaci, ma amore, comprensione e capacità di interpretare l’animo umano. E c’è, soprattutto, il dono di un sostegno offerto in modo totalmente gratuito, perché i sentimenti si possono solo regalare”.

Il video è stato acquistato dalla Rai, ed è stato annunciato che sarebbe forse rientrato nella “gadgettistica” per i regali di Natale della tv pubblica. Il dvd è in effetti accompagnato da un messaggio della Presidente Rai, Anna Maria Tarantola, che scrive che “i media devono informare i cittadini, tutti i cittadini, in modo corretto, autorevole, approfondito, spiegando i pericoli della tossicodipendenza, rappresentando modelli positivi di giovani normali, capaci di affrontare con soddisfazione e successo le sfide della vita”.

È lodevole iniziativa, ma sconcertante è stata la risposta fornita alla collega Francesca Pierleoni (Ansa), allorquando ha chiesto quale fosse l’utilizzazione televisiva del video da parte della Rai. Il capo ufficio stampa Rai Fabrizio Casinelli ha risposto: “Vedremo cosa ci sarà richiesto dal Segretariato Sociale e verosimilmente lo trasmetteremo sulle reti tematiche”.

Non entriamo qui nel merito della sintonia di target tra un filmato di sensibilizzazione sociale che dovrebbe evidentemente essere destinato ad una teletrasmissione sui canali generalisti (immaginiamo l’entusiasmo del telespettatore appassionato di “crime” grondanti sangue su Rai 4 nel vedere questo filmato bucolico e rasserenante…), ma ricordiamo che la conferenza stampa è stata organizzata sotto gli auspici giustappunto del Segretariato Sociale Rai.

Noi stessi abbiamo dedicato attenzione, l’11 dicembre, all’iniziativa in un articolo sulla versione web del mensile del gruppo Il Sole 24 Ore “Millecanali”.

Nessun quotidiano italiano ha però segnalato che la direzione di questo Segretariato, piccola ma strategica funzione della Rai, è vacante da fine novembre, perché il suo storico direttore, Carlo Romeo, è stato promosso a Direttore Generale della semi-clandestina Tv di Stato di San Marino (al posto di Carmen Lasorella, che la dirigeva da quattro anni). Promoveatur ut amoveatur?!

La Direzione del Segretariato, che è allocato da un paio di anni nello staff del Direttore Generale, è stata affidata, ad interim, alla neo Direttrice delle Comunicazioni Rai, Costanza Esclapon, ma lo scenario appare incerto.

Il Segretariato Sociale è stato istituito nel 1994. Sulla carta, “ha la responsabilità aziendale della comunicazione e della programmazione sociale” della Rai. Compito delicato, importante, ambizioso.

Più esattamente, “il Segretariato Sociale della Rai ha la responsabilità aziendale della comunicazione e della programmazione sociale, al fine di definire le linee guida di comunicazione ed i principi di riferimento per la presentazione delle problematiche sociali da parte della Rai, nell’ambito del contratto di servizio fra Rai e Ministero delle Comunicazioni. Il Segretariato definisce, propone e/o realizza le iniziative sulle tematiche sociali sia all’esterno che all’interno della programmazione radiotelevisiva e multimediale, anche in collaborazione con le associazioni e le istituzioni preposte. Accoglie e valorizza le tematiche di carattere sociale rappresentate dalle associazioni e istituzioni che operano in tal senso, attraverso l’interfacciamento diretto con le medesime, con l’obiettivo di sviluppare la massima attenzione del pubblico sulle problematiche sociali”.

Alcuni dati consentono di comprendere l’output del Segretariato (al di là di altre sue attività relazionali, con numerose realtà del mondo associativo nazionale): nel corso del 2011, sono state messe in onda oltre 300 “campagne sociali”: 143 campagne ad alto valore sociale (così ripartite: 90 a cura della Presidenza del Consiglio dei Ministri; 33 rientranti nelle iniziative “Rai per il Sociale”; 15 “Pubblicità Progresso”; 3 di agenzie sovranazionali), per un totale di 6.457 spot; 100 campagne di sensibilizzazione; 67 campagne di “raccolta fondi”, a favore di una notevole gamma di iniziative di solidarietà sociale…

Quel che stupisce, nel caso in ispecie, è la totale assenza, durante la conferenza stampa a viale Mazzini, di riferimenti sulle meritorie attività, storiche ed attuali, del Segretariato.

Quel che stupisce, più in generale, è la apparente insensibilità che la tv pubblica italiana mostra rispetto ad una funzione che dovrebbe invece essere caratterizzante la stessa missione di servizio pubblico.

Arriviamo a sostenere: una funzione centrale della missione di servizio pubblico. Centrale, non marginale.

Nel corso degli anni, il budget del Segretariato Sociale è stato via via ridotto (è attualmente nell’ordine di circa 1 milione di euro l’anno), rendendo la struttura quasi un’organizzazione… volontaristica, affidata sostanzialmente alla passione di Carlo Romeo.

La Presidente Rai Tarantola, in varie occasioni, ha rimarcato che Rai deve affrontare un riposizionamento, che ne riaffermi le ragioni di servizio pubblico.

Crediamo che la nomina di un professionista qualificato, meglio se un giornalista appassionato e sensibile alle tematiche del sociale, possa rappresentare un piccolo ma significativo cambio di rotta.

Basti pensare a programmi come “Crash-Contatto Impatto Convivenza” di Rai Educational, ideato e condotto da Valeria Coiante, oppure “Percorsi”, su Rai3, ideato e condotto da Anna Scalfati: trasmissioni che peraltro meriterebbero posizionamenti nel palinsesto meno sepolcrali.

Così come un autentico cambio di rotta Rai impone l’assegnazione di un budget dignitoso e minimamente funzionale alle complesse esigenze di una struttura come il Segretariato Sociale, le cui attività (attualmente sottodimensionate e sottoutilizzate) dovrebbero essere fortemente potenziate e ben “disseminate” all’interno di tutta l’offerta Rai.

Un Segretariato Sociale, cioè, non “al servizio” della comunicazione e dell’immagine Rai, bensì struttura Rai al servizio della società civile.

P. S. Si segnala che alcuni quotidiani (dal “Corriere della Sera” a “La Stampa”) hanno però citato – en passant – il Segretariato Sociale Rai, il 18 dicembre, commentando la circolare che il Dg Gubitosi ha inviato prima di Natale, a proposito dei regali per le festività: « Il contesto generale – ha scritto il Direttore – non consente si sostenere spese per omaggi, regali o benefici, quand’anche contemplati dalle usanze o compatibili con i codici etici di tutti i soggetti interessati. Eventuali situazioni eccezionali dovranno quindi essere puntualmente segnalate ed argomentate alla direzione generale della capogruppo che, qualora ne ravvisi l’opportunità, potrà rilasciare una specifica autorizzazione (…). Premesso, sul piano generale che è sempre vietato accertare – per sé o per altri – doni, inviti e e/o altre utilità tali (a prescindere dal valore) da generare potenziali aspettative di trattamenti preferenziali o compromettere l’immagine aziendale in termini di correttezza, imparzialità e sobrietà, si precisa che – in linea con le recenti prassi in materia – si intendono «non eccedenti le normali pratiche commerciali o di cortesia» i piccoli omaggi o l’oggettistica promozionale di valore non superiore ad euro 150 (da stimare in maniera prudenziale)» (…) «Chi riceva omaggi al di fuori delle condizioni sopra indicate dovrà comunicare la propria scelta – mediante idonea messaggio indirizzato alla casella segretariatosociale@rai.it – tra le seguenti opzioni: devoluzione del relativo controvalore, detratto l’importo di 150 euro, a favore del segretariato sociale; consegna dell’omaggio medesimo all’azienda. In entrambi i casi il ricavato verrà destinato a finalità benefiche o sociali; si precisa che le modalità per il disbrigo di tali adempimenti saranno comunicate quanto prima. Il personale interessato è inoltre tenuto a conservare apposita lista degli omaggi ricevuti e dei relativi mittenti». Non resta che augurarsi che questa segnalazione del Segretariato, e questa sua inedita marginale funzione, sia soltanto un primo segnale dell’opportuno rilancio della preziosa struttura Rai…

ha collaborato Elena D’Alessandri

(*) Presidente IsICult – Istituto italiano per l’Industria Culturale (www.isicult.it)

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