Basta con la politica delle bombe. No all’intervento militare dell’Italia in Mali

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Il Ministro Giulio Terzi è un irresponsabile. Perché solo un irresponsabile può decidere di trascinare in questo momento l’Italia in una nuova guerra senza fine. Fermare la guerra in Mali è un dovere della comunità internazionale. Ma appoggiare militarmente l’intervento unilaterale dei francesi è semplicemente da irresponsabili.
Così non si ferma la guerra. La si alimenta creando un nuovo disastro come la Somalia, l’Afghanistan, l’Iraq e la Libia.
A nulla vale rifarsi alla risoluzione 2085 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Perché quella risoluzione prevede ben altri interventi.
Non c’entra la lotta al terrorismo, c’entra l’oro, il petrolio e soprattutto l’uranio. L’obiettivo non è solo il Mali ma anche il Niger. Le ragioni non sono umanitarie. In gioco c’è l’approvvigionamento energetico della Francia e il controllo delle risorse naturali di quella regione.

Invece di mettere l’elmetto, l’Italia deve agire per la pace nell’interesse primario della salvaguardia delle vite umane, nel solco della legalità e del diritto internazionale dei diritti umani.
Invece di mettersi l’elmetto, l’Italia deve innanzitutto organizzare l’immediato invio di aiuti umanitari alle centinaia di migliaia di profughi e rifugiati travolti dalla follia della guerra e dai grandi predoni internazionali.
L’unica soluzione è e resta quella politica. Per questo l’Italia deve unirsi a tutti coloro che stanno cercando una via politica per fermare i combattimenti.

Le elezioni del 24 e 25 febbraio sono l’occasione giusta per dare all’Italia un governo di pace. Questo è l’obiettivo e l’impegno di Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia.

È vergognoso che la nostra televisione pubblica non abbia dedicato un solo momento di approfondimento a questa ennesima guerra e che ad oggi non sia stato ancora inviato un giornalista della rai in Mali. Che cosa deve accadere ancora perché il nostro servizio pubblico apra finalmente gli occhi sul mondo?

* candidato di Rivoluzione Civile alle elezioni politiche 2013

One thought on “Basta con la politica delle bombe. No all’intervento militare dell’Italia in Mali

  1. E’ il nostro peccato originale (intendo della sinistra e del centro-sinistra): come si fa a negare l’evidenza di un certo tipo di islam che, una volta insidiatosi un un paese non accetterà alcun tipo di sollecitazione esterna per allentare la barbarie di cui è portatore? Le azioni preventive contro questa gente dovrebbero essere in realtà ancora più decise e incisive; atteggiamenti attendistici significano in questi casi rendersi complici di assassinii, violenze e oscurantismo più abbietto. Senza contare che questa gente non si fermerà dopo aver conquistato un territorio, ma continuerà ad espandersi e opporre un qualsiasi argine è ogni volta più difficile. L’unica cosa certa è i qaedisti di sicuro non si spaventano davanti a risoluzuoini di condanna dell’onu.

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